Tom Hanks a Roma – “Mi diverto più con i miei nipoti che a guardare Fellini. Trump? Come Berlusconi”

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Apre con un ospite d’eccezione l’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. In questa gelida mattinata romana infatti Tom Hanks, a pochi giorni dalla première mondiale di Inferno, ha nuovamente incontrato la stampa italiana in occasione del Premio alla Carriera con cui verrò oggi premiato nella giornata d’apertura della rassegna. Spazio a svariati argomenti, dalla filmografia dell’attore californiano, ripercorsa in ogni piccolo aspetto fino a digressioni più o meno divertenti sul cinema nostrano, sulla politica e sui ruoli interpretati durante la sua lunga carriera.

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DA TRUMP A BERLUSCONI. IL TOM HANKS POLITICANTE

Serve poco tempo per far sì che Hanks venga interrogato su uno dei temi più scottanti del momento. Di tutta risposta l’attore duplice Premio Oscar non esita a definire la corsa alla Casa Bianca come un vero e proprio festival della m…, non lasciando spazio ad interpretazione e a traduzioni migliori di Crapfest 2016. Parla di un futuro misterioso, quasi imperscrutabile all’interno di un circus ridicolo che si ripete ogni quattro anni e che non è nuovo, a suo dire, a personaggi imbarazzanti ed impresentabili come Donald Trump. D’altronde quando prevale l’ignoranza succedono brutte cose – conclude. Nuovamente stimolato sulla vicenda, si lascia andare ad un paragone che farà discutere. Perché abbiamo Donald Trump? Beh, per lo stesso motivo per cui avete Berlusconi.

SAPER DIRE DI NO, SENTIRSI DIRE DI NO

Come scelgo i miei ruoli? Semplicemente so dire di no quando sento che è questo che devo dire. E’ semplice e immediato il metro di giudizio nella scelta dei personaggi, selezione rigida basata sull’attenta analisi di sceneggiature e di progetti filmici. E’ facile dire di sì, molto più difficile dire di no, continua Hanks descrivendosi come un attore scrupoloso, attento nella scelta di ruoli che possa sentire davvero suoi e confessando come non si sia mai pentito di qualche scelta nè tantomeno si sia sentito stupido per aver detto di no a determinate produzioni. Produzioni, appunto. Quel mondo che l’attore californiano ha cominciato recentemente a scoprire e in cui ammette di aver trovato non poche difficoltà, descrivendo come sia estremamente più facile fare l’attore e scegliersi i propri ruoli piuttosto che perdere intere giornate a pregare e implorare le persone di accettare di produrre un certo film. Un attore, a suo dire, non ha di questi problemi. Quando sei attore non devi spiegare niente nè chiamare o convincere qualcuno. E’ più facile.

 

PIU’ NONNO CHE FELLINIANO, MA VIVA IL CINEMA ITALIANO

E’ un Tom Hanks a cui piace fare il nonno, benché, ammette, i suoi nipoti non abbiano ancora ben capito quale sia il suo ruolo nella società. Riconoscono la mia voce nei film di Toy Story, ma non hanno ancora capito cosa faccio. Scherza, dicendo che preferirebbe stare con loro piuttosto che perdere tempo con Monda (ndr, il direttore della Festa del Cinema di Roma, seduto accanto a lui), cercando di convincerli di essere un pezzo grosso (ma tanto loro non mi credono). Sono più divertenti e coinvolgenti di un film di Fellini, preferisco stare con loro piuttosto che guardarmi un suo film. Se lavorerei con italiani? Certo, sono aperto a tutto – dichiara onestamente, pur non scendendo nello specifico evitando di fare nomi.

 

PASSATO, FUTURO, CLINT EASTWOOD

Hanks non disdegna poi una retrospettiva sui suoi ruoli diretti da Spielberg, ripercorrendo come ogni singolo ruolo di quei film sia stato attentamente valutato grazie ad una preparazione certosina dettata dal fatto di sentirsi a proprio agio nei panni di un determinato personaggio, da Catch me if you can fino a The Terminal. In futuro mi piacerebbe fare un “cattivo” – confessa rispondendo ad una visione “morale” dei ruoli scelti durante la carriera – ma deve essere un cattivo vero, che abbia senso, un villain che si davvero contrario all’eroe. C’è spazio, infine, per parlare del suo rapporto con Clint Eastwood (insieme in Invictus), il che da la possibilità a Hanks di sbizzarrirsi in un racconto esilarante delle vicende sul set e di come Clint gestisca le riprese. E’ uno che non ti dice azione, girare o taglia, fa semplicemente questo gesto – afferma roteando l’indice in aria – sta a te capirlo. Non strilla e non urla, ti viene vicino e ti comincia a fare “dai, vai, comincia” oppure “ok, va bene così, può bastare”. E’ fantastico.

Critico cinematografico, giurista e speaker.
Classe ’94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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