Bioshock: The Collection – Recensione Parte III

Abbiamo imparato a conoscere Rapture, città dall’idea distopica di una mente individualista e legata su valori di pressapochismo misto all’egoismo razionale. Qualcosa di inusuale, che potrebbe essere la forma mentis che porta alla salvezza o quella completamente sbagliata che porta al fallimento. Rapture, così come altre città del tempo, è caduta vittima di una politica che non voleva essere tale. Ken Levine sapeva che dopo il primo capitolo ci voleva un “reale” seguito del gioco, così ha lavorato a Bioshock Infinite, rendendo abbastanza vana l’esistenza del secondo capitolo, nonostante possa essere considerato comunque un degno sequel.

Titolo: Bioshock: The Collection
Sviluppatore: 2K Games
Publisher: 2K Games
Lingua: Doppiaggo in italiano, sottotitoli in italiano.
Piattaforme: PC, PlayStation 4, Xbox One
Prezzo: singolo 19,99 / bundle 49,99
Data di uscita: 13 settembre 2016

Stupisce l’inizio, il personaggio e tanti altri riferimenti durante l’avventura, che quasi ci si chiede se Levine abbia creato un titolo fotocopia o c’è un reale motivo per cui Columbia sia, sotto molti aspetti, simile a Rapture. La follia alberga anche in questa città, così come il pensiero non più individualista, ma bensì religioso. Columbia era parte degli Stati Uniti, finché Comstock (autoproclamatosi “Il Profeta”) non decise di portare la città in cielo, tra le nuvole. La citta volante di Columbia, quindi, si era staccata completamente dagli Stati Uniti nascondendo la propria ubicazione.

La realtà vedeva una differenza sostanziale dall’idea di Rapture. Mentre la città sommersa si basava su una particolare somiglianza tra gli esseri, che parafrasando Andrew Ryan voleva eliminare i limiti della concezione religiosa, politica e morale dell’individuo, a Columbia si viveva l’esatto opposto. La città volante si è creata su valori opportunamente religiosi, in qualche modo condizionati dall’eccezionalismo americano che, per chi non lo sapesse, rappresenta la dottrina che ritiene gli Stati Uniti differenti qualitativamente da ogni altra nazione sviluppata. Grazie alle sue convinzioni nazionali, all’evoluzione storica, alle particolari istituzioni politiche e religiose, alle origini etniche e alla composizione popolare che sono tutti parte della città di Columbia. Basti vedere che tra i padri fondatori figurano Benjamin Franklin, George Washington e Thomas Jefferson che sono elevati come icone religiose. Vige l’ultranazionalismo nella città volante e lo stesso Comstock è considerato un messia per la popolazione.

Columbia...

Columbia…

Come a Rapture, così come in qualsiasi realtà politica o religiosa mai creata, ci sono dei dissensi che danno vita ad un nuovo ciclo politico, un nuovo sistema che va controcorrente. A Columbia vige il razzismo più narcisistico, con lo stesso fondatore Zachary Comstock che si ritiene un purosangue di razza “bianca”. Anche il magnate capitalista Jeremiah Fink ricopre un ruolo particolarmente importante all’interno della narrazione: egli detiene infatti il controllo sui lavoratori di Columbia, sfruttandoli per la forza lavoro di produzione; non a caso infatti si ergerà un movimento cittadino di ribellione contro il sistema capitalistico di Fink: il partito dei Vox Populi. Questi rappresentano gli “anarchici”, una fazione di resistenza anarco-comunista e multi-razziale della città volante che si oppone agli ideali nazionalisti e xenofobi dei Fondatori. Sono considerati come dei “parassiti della società”, nonostante il loro spirito più giusto e democratico. Essi condividono il pensiero del fondatore Abraham Lincoln, che prediligeva gli ideali di libertà per ogni etnia e religione.

Il conoscere dettagliatamente questi personaggi fa riflettere su quanto l’uomo possa spingersi per le proprie convinzioni religiose, arrivando addirittura a ignorare i principi morali dettati dalla religione stessa. Per questo la religione diventa sia un punto di forza che un motivo di terrore.

Tuttavia viene vista anche come un motivo di speranza per i poveri oppressi o come una radicale svolta nella vita dell’individuo che, battezzandosi, “lava i suoi peccati col sangue dell’Agnello”. Poiché molte volte nella storia, la religione è stata anche usata come barriera per difendersi o fuggire dalle proprie colpe, con molte persone che pur non riuscendo ad accettare i propri errori o i loro difetti, cadono in una profonda depressione, schiacciati dal senso di colpa. Molti altri invece, non riuscendo mai a vedere nulla di sbagliato in loro stessi, si elevano al di sopra di altri, e seppur fossero consapevoli di aver commesso qualcosa di sbagliato, incolperebbero sempre gli altri, credendo nella loro falsa perfezione, schiacciati dal proprio ego e dall’autoconvinzione. Invece i principi morali della fede dovrebbero spingere una persona a riconoscere le proprie responsabilità, a non paragonarsi né inferiore né superiore a nessuno, ma piuttosto a smettere di farsi influenzare dal giudizio degli altri e finalmente a fare ciò che è giusto per se stessi.

Elizabeth è bellissima...

Elizabeth è bellissima…

La trama di Bioshock Infinite è articolata, come sicuramente avrete capito. Booker DeWitt arriva sulla città volante di Columbia per salvare Elizabeth e portarla di nuovo a New York, dopodiché il suo debito al gioco sarà cancellato. Ma la dolce fanciulla è protetta dal Songbird, una specie di Big Daddy però a forma di uccello. Come ho specificato poc’anzi, le molte similitudini tra Columbia e Rapture hanno un motivo intrinseco, nonostante a primo acchito si può rimanere un po’ delusi dalle similitudini. Lo stesso collegamento che porterà poi alle sorprese presenti nei DLC Funerale in Mare che “chiudono il cerchio” nel migliore dei modi. Ken Levine è stato quindi capace di creare qualcosa che va fuori dagli schermi principali. Possiamo definirlo un capolavoro proprio come il primo capitolo, o ancora meglio, un unico insieme.

Dopo una intensa e dettagliata presentazione di Bioshock Infinite, passiamo all’analisi della questione tecnica. Stiamo sempre parlando di una rimasterizzazione, quindi è lecito prendere uno spazio e dedicarlo a questo frangente. Bioshock Infinite è il titolo meno perfezionato di tutta la collection, anche perché di per sé è il titolo più recente, uscito soltanto tre anni fa su console old-gen. I ritocchi grafici non mancano di certo, con un miglioramento generale all’illuminazione e ad alcune texture, ma purtroppo difficilmente si potrà notare qualche altro upgrade, se non in via del tutto eccezionale. Ricordiamo che Bioshock Infinite è l’unico della collection ad essere ripreso direttamente dalla versione PC, già ai tempi più performante delle controparti console. Gli sviluppatori si sono quindi limitati ad un semplice porting, aumentando la risoluzione portandola a 1080p e al miglioramento del frame-rate, passato a 60fps. Sono sicuramente un passo avanti, nonostante c’è da dire che la fluidità è spesso messa a dura prova da alcune zone con più nemici a schermo, esplosioni e via di questa natura.

I Padri Fondatori visti come icone religione.

I Padri Fondatori visti come icone religione.

In conclusione…

Bioshock Infinite si presenta molto bene, nonostante tutto. L’importanza narrativa del titolo al fine di scoprire ogni dettaglio e capirne la genialità è davvero qualcosa che può segnarvi dentro. Rapture e Columbia non sono la stessa cosa, ma il viaggio che farete in entrambe le città è ricco di emozioni, momenti e colpi di scena. Peccato che Infinite non abbia subito qualche particolare ritocco che potesse migliorare ulteriormente il gioco come per i precedenti due titoli. L’offerta dettata da Bioshock Collection è di elevato spessore e potrebbe essere un acquisto molto consigliato pure per chi ha già giocato i titoli in passato. Riscoprire e fare un viaggio all’interno della distopia creata da Ken Levine potrebbe essere una meta molto valida, mentre è obbligata per chi non ha mai messo piede a Rapture e Columbia.


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