The Bunker – Recensione

Sono abbastanza vecchio da ricordarmi quando negli anni 90 si cercava di creare il connubio perfetto tra cinema e videogioco, ovvero i primordi del “live action”. Quando ho saputo dell’uscita di The Bunker, prodotto da Wales Interactive, sono stato pervaso da un sentimento duale: da una parte l’interesse per questo esperimento alla luce delle nuove tecnologie, dall’altra il timore di trovarmi nuovamente tra le mani un gioco che alla fine non è un gioco, ma solo un’esperienza interattiva. Quale sarà quindi il mio giudizio? Scopritelo leggendo qua sotto!

Titolo: The Bunker
Sviluppatore: Green Man Gaming
Publisher: Wales Interactive
Lingua: Doppiaggio inglese
Piattaforme: PS4, Xbox One, PC, iOS
Data di Uscita: 20 Settembre 2016

Il nano Ori de Lo Hobbit, il trentaseienne Adam Brown, interpreta il personaggio principale, John.

Egli è nato e cresciuto in un bunker antiatomico, per altro realmente esistente nell’Essex, del quale condividiamo inizialmente la giornaliera routine. E’ solo, grigio come le giornate che trascorre ingurgitando fredde scatolette di cibo e vitamine, compiendo i meccanici movimenti, il rituale della sua eremitica esistenza.

Ma quando un imprevisto allarme scatta, tutto si incrina, il freddo e monotono stile di vita del nostro quasi emulo di Norman Bates (non vi dico il perché, ma lo scoprirete presto nella narrazione, o magari ve lo immaginate già…) subisce un brusco cambiamento. Per scoprire cosa sia successo, cosa abbia attivato quell’inquietante segnale, dovremo intraprendere un viaggio all’interno del ventre della struttura.

Ma non sarà solo una semplice esplorazione fisica, saremo trasportati anche nella vita apparentemente miserabile di John, illuminandola dai ricordi, e non solo quelli, di coloro che hanno popolato la prigione di cemento armato nella quale è sepolto l’oscuro segreto.

Ci muoveremo cauti, interagendo con l’ambiente, ma con molte limitazioni imposte dall’architettura filmica del gioco. Raccoglieremo collezionabili e schegge di memoria, spronati a proseguire sempre più, cercando in ogni anfratto e in ogni piega di un inquietante passato.

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Devo ammettere che rispetto ai vecchi giochi, la trama, la recitazione, i canoni cinematografici sono stati curati in maniera eccelsa, ma ancora siamo lontani dalla mia idea di “film partecipato”. Il nostro ruolo sarà sempre e comunque quella di spettatore che può compiere scelte limitate, un po’ come quello che succedeva nei film interattivi per Philips CD-I oppure, per esagerare, nel mitico Dragon’s Lair e nei suoi seguiti.

Purtroppo tutto è scritto, prestabilito, ancorato saldamente su ferrei binari che non lasciano alcuna possibilità di derogare da uno script, che seppur interessante, ancora non riesce a rendere fruibile ad un giocatore, l’esperienza che viene promessa, sin da troppi anni.

In un paio d’ore The Bunker si completa senza grossi problemi, lasciando però un retrogusto piacevole, contaminato da quell’inquietudine che l’atmosfera opprimente, tetra, ma non esplicitamente horror, ci infonde ad ogni passo che muoviamo all’interno dell’inferno di cemento. Questo soprattutto è legato anche alla eccellente performance recitativa dei protagonisti e dall’impeccabile realizzazione tecnica che Wales Interactive ha realizzato.

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In Conclusione

The Bunker, come mi aspettavo, non è un “videogioco” nel termine comune del termine. E’ una esperienza che ci vede come spettatori partecipativi, ma non essenziali alla trama. Questo è da anni il limite dei live action, ma in questo titolo ho trovato dei punti di forza veramente notevoli. L’interpretazione magistrale degli attori, una trama coinvolgente, una ambientazione che riporta alla luce, dalle tenebre, quell’inquietudine psicologica che tutti noi abbiamo dentro di noi. Non è un vero horror, ma riesce a far rizzare i peli sul collo e tenerci con il fiato sospeso in più occasioni.

Un titolo che vale la pena giocare, per quanto in questo caso sia più opportuno dire, “partecipare”.

 


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