Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas – Recensione

Il parco giochi mobile, esponenzialmente vasto più per mitosi che per evoluzione, non è decisamente famoso per l’innovatività dei suoi titoli, ed è risaputo che punti a un target di massa senza grandi pretese. Ogni tanto sui vari store appaiono però progetti sinceramente interessanti, come République, che non si accontentano di scopiazzare formule di altri titoli per riproporli semplificati sui vari device con touchscreen, ma propongono un’esperienza videoludica con dignità propria. Non è questo il caso di Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas, un gioco che (a dispetto del titolo) varca decisamente mari già esplorati, in particolare dalla serie di The Legend of Zelda. Definire questo titolo un tributo alla serie Nintendo sarebbe un eufemismo. Diciamo pure per onestà intellettuale che potremmo definirlo come il titolo che più ha ricalcato The Legend of Zelda riuscendo a non incorrere nella mannaia degli avvocati Nintendo.

Onestà intellettuale a parte, la vastità di elementi ricalcati non squalifica di per sé il valore del gioco. Arrivato su iPad nel 2013, nonostante le accuse (non immotivate, come vedremo) di essere una spavalda copia di Wind Waker, il titolo ebbe un discreto successo; non è da tutti i giochi mobile infatti riuscire ad approdare prima su Steam e poi su console casalinghe.
Vediamo dunque in cosa consiste.

Titolo: Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas
Sviluppatore: Cornfox & Bros.
Publisher: FDG Entertainment
Lingua: Doppiaggio inglese, testi in italiano
Piattaforme: PS4, Xbox One, PC, iOS
Data di Uscita: 7 Settembre 2016

Il richiamo del sangue

Il gioco ci mette nei panni di un giovane anonimo (in tutti i sensi), lasciato solo dal padre, coraggioso avventuriero che ha deciso di imbarcarsi nell’impresa di eliminare un antico mostro chiamato appunto Oceanhorn, che starebbe mettendo in pericolo l’intero mondo. Noi ovviamente non ce ne rimarremo con le mani in mano, e inizieremo a nostra volta la nostra avventura per scoprire cosa sia successo.

Come è facile capire, il comparto narrativo del gioco non spicca per originalità. Se è vero che i vari The Legend of Zelda non hanno mai particolarmente brillato per trame articolate o introspezioni particolari, è quasi superfluo precisare che il fascino dei vari capitoli è sempre stato ampliamente supportato da una forte atmosfera di avventura pura, oltre che dalla forte personalità di protagonisti e luoghi capace di infondere di carisma e classica epicità ogni capitolo della serie. Caratteristiche che purtroppo mancano decisamente in Oceanhorn, che ha come pregio principale quello di assomigliare molto a The Legend of Zelda, senza esserlo. Questa somiglianza poi è talmente messa in bella vista da far sorridere per la spavalderia degli sviluppatori, soprattutto in occasioni déjàvu come quando troveremo spada e scudo, o quando verremo a sapere che per salvare il mondo dovremo trovare tre antichi sigilli capaci di eliminare il male, o alla presenza del classico cattivone alla testa di un esercito di mostri.
Anche i personaggi secondari che si incontrano nelle varie isole che visiteremo hanno una caratterizzazione che non supera il più basso cliché, e appaiono sul nostro cammino senza tanti convenevoli, quasi per caso.
L’unico aspetto che si può davvero apprezzare è un timido sforzo di creare un certo substrato di lore del mondo, interessante anche se non particolarmente approfondito.

Oceanhorn recensione storia

Mari esplorati

In quanto emulo di The Legend of Zelda, Oceanhorn propone al giocatore fondamentalmente la stessa formula che combina esplorazione di ambienti e dungeon, alternata da combattimenti e risoluzione di enigmi. Ovviamente, anche in virtù della sua origine mobile, tali dinamiche sono abbastanza semplificate e non posseggono la profondità che i titoli Nintendo possono vantare. C’è da dire però che Cornfox & Bros. ha eseguito un’opera di riproduzione e adattamento tutto sommato niente male, pur nei suoi limiti.
Il mondo di gioco (come in Wind Waker) è diviso in diverse isole raggiungibili tramite barca a vela. Ognuna ha qualche segreto pronto per essere scoperto per i giocatori che avranno la pazienza di setacciarne ogni angolo; nel caso sia abitata poi, parlando con gli NPC è possibile ottenere informazioni utili a sbloccare nuove isole sulla mappa. Insomma l’esplorazione è sicuramente incentivata a dovere.

Oceanhorn recensione città

I dungeon non propongono un livello di sfida degno di nota, e coinvolgono espedienti classici con interruttori, chiavi e porte, ma sono comunque scorrevoli e piacevoli da affrontare. Abbattendo i nemici si otterranno delle gemme che permetteranno di accrescere il nostro livello di esploratore; non si tratta di un sistema di esperienza da RPG, ma far salire tale livello porterà dei benefici quali aumento della capienza dell’inventario o maggiore velocità per gli spostamenti in barca. Come da copione, inoltre, distruggere elementi ambientali quali fasci di erba, vasi o funghi ci premierà con monete, salute o munizioni per le nostre armi.

Il tutto non prova neanche lontanamente a nascondere la propria “ispirazione”: la salute è indicata da una serie di cuori il cui numero massimo possiamo aumentare collezionando pezzi aggiuntivi, e le prime armi di cui disporremo saranno spada, scudo, arco e bombe.
Anche la profondità del sistema di combattimento riflette le necessità dell’interfaccia mobile, con nemici non esattamente ardui da abbattere. Qualche discreta trovata di gameplay invece può essere apprezzata in occasione dei boss.

Oceanhorn recensione dungeon

Se questi elementi nel complesso riescono a funzionare, nonostante tutto, un aspetto in particolare può dare molto fastidio: il backtracking. Come in qualsiasi adventure, capiterà di imbattersi in una situazione apparentemente senza uscita, in cui sarà necessario solitamente avere un’arma o oggetto adatti per proseguire. Trovare la soluzione a questi ostacoli normalmente fa parte dell’avventura stessa. Il problema si pone quando il gioco non dà alcun indizio di cosa sia necessario per andare avanti, o di dove trovarlo, spingendoci non solo ad esplorare un po’ troppo alla cieca le varie isole, ma obbligandoci a continue sessioni di navigazione tra un’isola all’altra che dopo un po’ risultano insopportabili. La nostra imbarcazione infatti si dirigerà automaticamente verso la destinazione scelta come se fosse sul binario di un treno, e ogni volta dovremo osservare lo spostamento passivamente, con solo uno stucchevole mini-gioco a ingannare il tempo in cui dovremo abbattere oggetti in acqua come nemici, casse e bombe.

Oceanhorn recensione barca

Meglio sentito che visto

Come è facile immaginarsi, il comparto grafico non è esattamente il piatto forte che questo titolo ha da offrire, considerando la provenienza da dispositivi mobile. Anche nell’aspetto grafico generale, Oceanhorn si ispira molto allo stile cartoonesco dai colori vivaci di Wind Waker, con la differenza che qui viene adottata una visuale isometrica fissa.
Già nel passaggio su PC gli sviluppatori hanno abbellito il gioco con qualche filtro e dettaglio più curato, oltre che a un ragionevole aumento di risoluzione. Diciamo che fintanto che la visuale rimane lontana l’aspetto visivo è senza pretese ma ancora piacevole da osservare; nelle occasioni in cui la visuale si avvicina, durante le cutscene ad esempio, si notano invece tutti i limiti di un gioco fondamentalmente creato per dispositivi ben più limitati, soprattutto per quanto riguarda i dettagli anatomici o le animazioni.

Ma l’aspetto sicuramente più pregevole di Oceanhorn risiede nell’accompagnamento sonoro. Non è un caso che il team esponga nei titoli di testa all’inizio del gioco per primi i nomi dei compositori: Nobuo Uematsu (storico compositore della serie Final Fantasy) e Kenji Ito (serie Mana e Romancing SaGa) sono le vere guest star del gioco, autori di una colonna sonora davvero notevole. I brani, spesso focalizzati sul suono del pianoforte, contribuiscono moltissimo alla giusta atmosfera di misteriosa calma che aleggia nei vari ambienti del mondo di Oceanhorn.
Non altrettanto valido è il doppiaggio, che comunque risulta sempre strano per via del contrasto con lo stile e la qualità grafica.

Oceanhorn recensione cutscene

In Conclusione

Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas sembra un titolo creato da un’idea semplice: creare un The Legend of Zelda per tutti coloro che non hanno una console Nintendo. Cornfox & Bros. quantomeno non avanza l’ipocrisia di nascondere la propria fonte di ispirazione, lasciando riferimenti senza filtri a Wind Waker. A voi decidere se ciò sia un bene o un male.
È da precisare che, essendo una sorta di surrogato di un capolavoro, il titolo brilla comunque della sua luce riflessa. Può essere un buon passatempo se siete in astinenza dei panni di Link, o se siete giocatori poco esperti di adventure, ma a patto di avere una buona dose di pazienza per superare dei saltuari arenamenti.
Se l’emulazione fosse stata una base per reinterpretare la formula di The Legend of Zelda e proporre qualcosa di diverso, Oceanhorn avrebbe potuto essere qualcosa di interessante. Così com’è rimane solo una sua ombra.


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