Bioshock: The Collection – Recensione Parte I

Sono passati quasi dieci anni dalla prima uscita sul mercato di Bioshock e ancora oggi possiamo definirlo tra i migliori dieci giochi di questo decennio. Nasce nel 2007 negli studi del New England di Irrational Games, software house che si era sempre distinta per prodotti di elevata qualità come i due System Shock. Ken Levine prese in considerazione l’idea di pubblicare qualcosa che potesse dare sfogo alla fantasia del team e ambientare il gioco in una città fittizia. Nasce Rapture, un’immensa città sottomarina costruita segretamente poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. Andrew Ryan vedeva la città come la visione dell’uomo moderno, la salvezza dell’umanità secondo i suoi valori, parafrasando proprio una sua frase.

Titolo: Bioshock: The Collection
Sviluppatore: 2K Games
Publisher: 2K Games
Lingua: Doppiaggo in italiano, sottotitoli in italiano.
Piattaforme: PC, PlayStation 4, Xbox One
Prezzo: singolo 19,99 / bundle 49,99
Data di uscita: 13 settembre 2016

Ed è proprio su questo che si costruisce l’ideologia della città, ovvero la libera espressione dell’individuo non più condizionato dai confini etici, politici e religiosi che la società impone. L’inizio è infatti dirompente, con una frase che potrebbe far cedere chiunque si possa sentire anche solo un minimo imprigionato nel mondo che non ha sbarre, non ha odore, non ha forme. “Un uomo non ha diritti sul sudore della propria fronte? No, dice l’uomo di Washington. Appartiene ai poveri. No, dice l’uomo in Vaticano. Appartiene a Dio. No, dice l’uomo di Mosca. Appartiene a tutti”. Rapture è la città in cui un’artista non debba tenere la censura e dove uno scienziato non sia limitato da ridicoli moralismi.

La versioni utopistica di una città del genere porta però dei dissensi, soprattutto tra quelli che non sono riusciti a spiccare su altri e quindi caduti in disperazione e miseria. Inizia quindi a formarsi un gruppo anti-sociale che riversa rancore verso Ryan, visto l’impianto ferocemente capitalista dell’economia di Rapture. Frank Fontaine divenne il nuovo sostenitore di questo nuovo movimento politico e inizialmente era anche ben visto dallo stesso Ryan, visto i valori di ciò che rappresenta Rapture: tutti possono diventare qualcuno senza ostacoli se non quelli dei propri limiti. Fontaine però iniziò a sfruttare il parassita capace di modificare l’ordine genetico degli esseri umani, dando loro particolari abilità. I plasmidi possono essere definiti come droghe con particolari dipendenze e le persone hanno iniziato a ricombinarsi perdendo qualsiasi loro facoltà motoria e mentale, divenendo degli esseri consumati dall’ADAM, il nome datogli al parassita.

Né Dei né Re, soltanto l'uomo...

Né Dei né Re, soltanto l’uomo…

Il protagonista si ritrova quindi a vivere una situazione paradossale, inizialmente senza molto senso, ma che col tempo scoprirà nascondere molti segreti. Rapture è una città misteriosa, affascinante e che può distruggere le facoltà psicologiche degli individui e del giocatore stesso, che potrà cadere in questo tranello di gioco di poteri. Irrational Games è infatti riuscita a ricreare un vero e proprio sistema basato sull’individualismo e sul capitalismo, dove lo scopo morale della propria vita sia la ricerca della felicità o l’interesse razionale di sé stessi; sostenuto in parte come il cosiddetto egoismo razionale, una forma di individualismo che non danneggi gli altri ma che migliora la propria esistenza. Alcune delle teorie filosofiche contenute nella corrente dell’oggettivismo di Ayn Rand.

Ma tornando ai tempi moderni, dove successivamente sono usciti anche altri due capitoli della serie (che analizzeremo in separata sede), 2K ha deciso quindi di riproporre la collezione dei giochi completa di contenuti aggiuntivi usciti nel corso del tempo. Come avrete sicuramente intuito, in questa prima parte parleremo del primo capitolo di Bioshock, che dopo la presentazione di cui sopra al dettaglio, analizzeremo sulla questione tecnica. Il gioco è stato annunciato su Xbox One e PlayStation 4 e gli sviluppatori hanno promesso molti miglioramenti grafici oltre che di risoluzione e frame-rate. E infatti possiamo confermare che di miglioramenti generali ci sono stati, ma varrà la pena spendere circa €49,99 per dei giochi che sono facilmente reperibili ad un prezzo stracciato?

L'incantevole Rapture...

L’incantevole Rapture…

Bioshock presenta una risoluzione di 1080p e 60fps ottimamente stabili su piattaforma Xbox One. Quello che si nota principalmente da questo tipo di remaster è la realizzazione generale. Se da un lato non possiamo di certo considerarlo a paragone di molti titoli moderni, la realizzazione tecnica è comunque molto valida. Sono state migliorate la maggior parte delle texture presenti nel gioco, con un tocco decisamente più all’avanguardia. Quello che infatti sorprende, nonostante le ovvie migliorie di restyling, è che il gioco in fin dei conti si difende ancora benissimo. Le meccaniche di gameplay ai tempi erano incredibilmente valide e ora più che mai dimostrano una naturale fluidità dell’azione di gioco, soprattutto grazie ai 60fps pressoché stabili. Qualche sezione più concitata mostrerà qualche piccolo intoppo, ma parliamo di un calo che dura circa una frazione di secondo e, quasi sicuramente, i giocatori meno tecnici nemmeno lo noteranno. Gli effetti di luce volumetrica sono ora più belli da vedere, visto le atmosfere atipiche della città di Rapture. L’acqua, il fumo e altri particellari sono migliorati, ma portano comunque il peso degli anni sul groppone, non dimentichiamo che l’opera di rimasterizzazione prevede la svecchiata di alcune tecniche datate e rese moderne. Non c’è dubbio che almeno su questo primo capitolo le migliorie sono realmente valide.

Nota particolare per gli effetti come il fuoco, l’elettricità e simili. Non sembrano scostarsi molto da quelli originali, ma riescono ugualmente a sorprendere per la loro piacevolezza. Questo grazie anche ad un miglior uso dei colori del gioco, risultando decisamente meno sfocato dell’edizione originale. Ottimo il comparto audio, meno ovattato della versione uscita in precedenza su Xbox 360 e PS3. Tutto quello che trovammo nella versione originale è stato migliorato con quelli che sono più o meno gli standard moderni delle rimasterizzazioni, anche se ovviamente la sensazione di aver un gioco tra le mani vecchio di dieci anni è pressoché evidente.

Il Big Daddy.

Il Big Daddy.

In conclusione

Quella di oggi quindi è la prima parte della recensione di Bioshock: The Collection che ha visto l’analisi tecnica della remaster del primo capitolo. Successivamente avremo modo di vedere anche la seconda e la terza parte che comprenderanno rispettivamente Bioshock 2 e Bioshock Infinite. Al momento consigliare il gioco su Xbox One e PlayStation 4 è indicato esclusivamente a chi vuole ripercorrere l’avventura tutta d’un fiato della serie Bioshock o chi – eretico – non ha mai giocato a questi titoli. Per chi invece non sente il bisogno o lo stimolo di rigiocare il titolo o che, accompagnato da questa sensazione lo possedesse già su PC o altre piattaforme, il nostro consiglio è quindi di evitare di spendere dei soldi e investirli su qualcos’altro. Bioshock: The Collection è una buona remaster e su questo non ci sono dubbi, ma oltre allo svecchiamento del lato tecnico, il gioco non offre nulla di nuovo.


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