Onechanbara Z2: Chaos (PC) – Recensione

Qualche settimana fa parlavo su queste pagine di Senran Kagura Shinovi Versus e del suo approdo sul listino digitale di Steam dopo essere apparso sul lucente schermo della portatile Sony. In tale occasione sottolineai come il titolo fosse meritevole di (seppur modeste) lodi pur considerando la pessima fama ritagliatasi attorno al nome della serie0, da sempre reputata “al limite della decenza” per via di contenuti chiaramente sopra le righe e sexual innuendo a non finire. Oggi torniamo ancora su un titolo Tamsoft, per certi versi ancora più controverso di quello delle ninja scosciate, sto parlando ovviamente di Onechanbara Z2: Chaos, titolo che mesi fa fece parlare di sé su PlayStation 4 ma che ora ritroviamo anche su Steam. Contenti?

Titolo: Onechanbara Z2: Chaos
Sviluppatore: Tamsoft
Publisher: D3 Publisher
Lingua: Testi in inglese, doppiaggio in giapponese e inglese
Piattaforme: PS4, PC

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Ichiban wa meeee!

Dall’unione delle parole giapponesi “Onechan” (sorellina) e “Chanbara” (schermaglia fra spade) nasce quindi Onechanbara, serie che in Occidente è stata lanciata sulle console del passato con i più disparati nomi. In Z2 Chaos le protagoniste sono due coppie di sorelle in completini sexy (OVVIAMENTE personalizzabili) alle prese con orde di demoni e una malefica “cattivona” caratterizzata da una capigliatura poco credibile. Sebbene possa essere facile bollare il tutto come una trashata, magari facendosi paladini di femminismo additando la produzione di termini fuori luogo come “misoginia”, è giusto specificare che le produzioni Tamsoft sono da sempre caratterizzate da un altissimo tasso di fan service, la molla che in Giappone giustifica l’esborso dei canonici 7000 yen per l’acquisto di un nuovo titolo. Non solo completini sexy e mise a dir poco imbarazzanti comunque, ma anche tanto divertimento sopra le righe caratterizzato dagli scambi delle quattro protagoniste, coppie considerate nemiche dal destino ma unite dalla circostanza. Se l’Occidente non avesse mai pubblicato film come “Expendabelles” verrebbe quasi da preoccuparsi. Fortuna che certi prodotti destinati ad un pubblico maturo (e pronto a divertirsi spegnendo i neuroni di tanto in tanto) esistono anche nelle cinematografia occidentale!

Detto questo, il gioco si configura come uno slasher sulla falsariga di Devil May Cry e Bayonetta, ma con un’ambizione fortemente contenuta. Onechanbara Z2: Chaos non vuole in alcun modo scuotere le fondamenta del genere, ma si difende piuttosto bene una volta che l’azione prende il via sullo schermo, fra un buon numero di tecniche disponibili per le protagoniste (e acquistabili semplicemente impegnando i globi rintracciabili nei livelli) e un buon uso della regia in-game. Slow motion, quick time event, umorismo sanguinolento: la produzione non si fa mancare niente ed è soprattutto ben cosciente dei suoi limiti strutturali, per lo più dettati da una produzione palesemente low-budget (nulla da vedere, ad esempio, con l’ultimo episodio di Senran Kagura giunto su PlayStation 4, per rimanere in casa Tamsoft…). Al di là vel voyeurismo sovrano e delle situazioni sopra le righe, l’avventura delle “4 stripper per caso” finisce spesso in caciara, button mashing alla mano, in barba alle regole fondamentali degli hack’n’slash più tecnici. Nemmeno il tempo di aver fatto pratica con i moveset delle eroine, che possono essere sostituite dalle campagne sul campo di battaglia in qualsiasi momento, che ci si trova già alla fine dei livelli, per una longevità che difficilmente andrà oltre le tre ore di gioco totali.

Una katana rosso cremisi

Come per i già citati titoli nati dall’estro di Hideki Kamiya e dagli sforzi produttivi di Capcom e SEGA, tuttavia, l’importante non è tanto arrivare al traguardo, ma il come ci si arriva, fra counter combo da tenere assolutamente sotto controllo se si punta a ottenere le valutazioni più alte al termine di ogni combattimento. Già addentrandosi nelle modalità di gioco secondarie, come in “Mission” ci si rende conto che l’impalcatura ludica voluta da Tamsoft è potenzialmente più interessante di quanto si potrebbe inizialmente pensare, ma comunque anni luce lontana da quella che vantano i più famosi competitor. I livelli, oltre a essere molto brevi, mancano di qualsivoglia complessità, e non parlo di mera resa estetica: neanche l’ombra di un enigma ambientale, zero sviluppo verticale, in Onechanbara Z2: Chaos sembra che il mondo sia stato pensato ispirandosi ai corridoi dritti dell’edificio in cui Tamsoft ha sede, sia che ci si trovi in una sperduta radura, sia che si stia sfrecciando sul caldo asfalto statunitense alla ricerca di demoni da squartare. Vien da sé che di fronte a premesse simili lo spettro della ripetitività aleggi più che minaccioso sul giocatore più esigente, che avrebbe sicuramente apprezzato l’inclusione di qualche obiettivo extra, come collezionabili o sfide integrate all’interno del tessuto principale del gioco. L’unica ricompensa che può effettivamente spingere i giocatori a fare del loro meglio è rappresentata da accessori e completini con cui agghindare le protagoniste, nonché una modalità galleria in cui poter ammirare le trivialità incluse in tutto il loro splendore. Sorprendentemente buono, invece, il commento musicale, con punte di eccellenza J-POP qua e là a sottolineare i momenti più importanti del gioco, come il brano “Ichiban wa me”, grossomodo traducibili con “La numero uno sono io”. Sotto il profilo tecnico, invece, nulla di segnalare: al di là di un supporto alla tastiera e al mouse praticamente insufficiente (ma d’altronde chi mai si avvicinerebbe ad un titolo simile senza un joypad?), l’aspetto tecnico è grossomodo assimilabile a quanto visto su PlayStation 4. Le uniche opzioni grafiche selezionabili sono quelle relative alla risoluzione, esattamente come con Senran Kagura: Shinovi Versus.

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In Conclusione

Onechanbara Z2: Chaos arriva su Steam con un’edizione praticamente identica a quella vista su PlayStation 4. Non sarà il titolo che tutti attendevano, ma con la sua carica di personalità e l’alto contenuto sensuale farà sicuramente la felicità degli appassionati pronti a chiudere un occhio di fronte ai suoi limiti tecnici.


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