Headlander – Recensione

Double Fine Production è diventato uno studio famoso per aver portato nuovamente sui nostri schermi delle classiche avventure del passato come Grim Fandango e Day Of The Tentacle in versione rimasterizzata, ma che ha anche nel suo palma res dei titoli originali come Costume Quest o Broken Age. Grazie al publisher Adult Swim, ci porta adesso nel folle mondo di Headlander. Ma sarà riuscito questo titolo a farci perdere la testa? Scopriamolo nella nostra recensione.

Titolo: Headlander
Sviluppatore: Double Fine Productions
Publisher: Adult Swim
Lingua: Audio Inglese/ Testi Italiano
Piattaforme: PlayStation 4, PC
Data di Uscita: 26 luglio 2016

Headlander di primo acchito può essere inquadrato come un “metroidvania”, vista la sua vocazione esplorativa basata su una struttura platform 2,5D.

Questo sta a significare, per coloro che non sono molto esperti dell genere, che dovremo guidare il nostro alter ego “decollato” attraverso una serie di livelli, esplorando e combattendo per completare il gioco. Ma questa caratteristica in Headlander viene rivisitata da Double Fine in maniera orginale, con un gameplay che si scosta dai classici del genere.

Una volta scelta quale testa vorremo essere, ci ritroveremo su di una astronave pesantemente danneggiata, privi del nostro corpo, con la solo aguida di una voce che ci spiega cosa dobbiamo fare. Siamo forse l’ultimo umano rimasto in vita, ma non abbiamo più il 90% del nostro corpo. La nostra testa è rinchiusa dentro un casco che ci permette di sopravvivere, mentre tutti gli altri esseri senzienti sono stati “caricati” in una gigantesca simulazione, interamente controllata da una misteriosa IA, Mathusalem, che garantisce pace e gioia in cambio di una schiavitù eterna.

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Il primo livello di gioco non è altro che un tutorial che ci introduce nelle meccaniche del gioco. Potremo prendere possesso dei corpi robotici che troveremo durante il nostro cammino ed usarli per poter avanzare. Infatti le porte non si apriranno se non avremo un corpo che funge anche da chiave. Per cui potremo sia prendere il comando di robot abbandonati oppure, staccare le teste sia degli avversari che dei pacifici NPG, e possederli temporaneamente. Scopriremo ben preso che i nemici ci infliggono danni molto pesanti ad ogni scontro, per cui dovremo essere pronti ad abbandonare il corpo danneggiato e possederne uno nuovo, magari doato di armi adeguate.

Il combattimento è basato sull’uso di armi laser, che potremo anche utilizzare sparando di rimbalzo, per evitare gli scontri diretti e subire meno danni possibili alla nostra delicata testolina. Svolazzando si può accedere anche ai condotti sia della nave che poi della stazione spaziale dove troveremo rifugio, dopo la rocambolesca fuga, alla ricerca di potenziamenti e stanze nascoste che saperanno ricompensarci con utilissimi bonus.

Dpuble Fine, come sua consuetudine, ha intriso il gioco di humor, sia nei dialoghi che nelle situazioni nelle quali ci imbatteremo. Ci sono un sacco di riferimenti agli anni 60, alla beat generation, con stanze che rimandano ai viaggi lisergici e alla psichedelia, che sono poi il leit motif che scorre attraverso tutta la nostra avventura.

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La grafica è veramente di ottimo livello, anche se a volte alcuni level design, con i suoi colori accesi, rende difficoltosi gli scontri, poiché non riusciremo subito ad inquadrare dove sono gli avversarsi e distruggerli prima che essi abbiano la meglio su di noi.

La difficoltà non è elevata e il gameplay è abbastanza semplice: dovremo attraversare la gigantesca stazione spaziale alla ricerca di indizi sul nostro passato e sulle intenzioni di Mathusalem, impossessandoci dei corpi giusti per aprire le porte, con qualche semplicissimo puzzle ambientale da risolvere come aggiunta.

In Conclusione

Headlander è la rivisitazione in salsa Double Fine del classico genere “metroidvania”, intriso di umorismo e di alcune trovate originali sul piano della giocabilità che lo faranno apprezzare a coloro i quali amano divertirsi senza essere frustati da un livello di difficoltà spaventoso. L’idea della testa svolazzante è molto interessante, così come l’ambientazione ispirata agli anni ’60 è divertente e ben realizzata. La storia, dall’umorismo tipico delle produzioni Double Fine, guida il giocatore attraverso un folle mondo futuro, alla scoperta del proprio passato, interagendo con un ambiente dinamico e vario.


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