Scoprire che in regalo con il programma plus di Playstation questo mese di luglio c’era Furi è stata una piacevole sorpresa. Avevamo seguito le sue fasi di sviluppo, ma sinceramente non sapevamo se ne sarebbe valso l’acquisto.

Il gioco si presentava con una grafica al limite della psichedelia e prometteva un concentrato di azione, mescolando la dinamica del picchiaduro con quella dello shooter. Sicuramente poteva essere potenzialmente sia un capolavoro che una emerita ciofeca.
Quindi dopo averlo giocato adesso possiamo dirimere questo atavico dubbio: Furi merita di essere acquistato? Leggete per scoprirlo.

Titolo: Furi
Sviluppatore: The Game Bakers
Publisher: Sony
Lingua: Inglese, sottotitolato in italiano
Piattaforme: Ps4 e PC
Data di Uscita: 5 Luglio 2016

Prigionieri di un sadico carceriere riusciamo a liberarci dalle morse che ci tengono incatenati, ma il nostro aguzzino non ha proprio intenzione di lasciarci andare. Così inizia Furi, con una introduzione che funge egregiamente anche da tutorial. Il gampelay è, come dicevamo, un mix tra combattimento e sparatutto. Ma come si combinano questi due mondi così distanti. L’espediente trovato dai creatori di Furi, ovvero The Game Bakers, è l’uovo di colombo. I combattimenti si sdoppiano in due fasi. In una dovremo indebolire il nostro avversario alla distanza, mentre in quella successiva potremo sfoggiare il nostro migliore inventario di mosse per annientarlo definitivamente. Ogni combattimento è come un quadro suddiviso in più livelli, dove i due momenti di azione si alternano senza soluzione di continuità fino alla sconfitta del nostro nemico, o la nostra.

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Furi è un gioco che trae la sua sadica ispirazione dai giochi “cattivi” rappresentati dell’ormai celeberrimo capostipite Dark Souls, nella sua trigemina manifestazione digitale. Oltre a dover padroneggiare alla perfezione le armi che abbiamo in dotazione, una katana ed un blaster, dovremo anche porre la massima concentrazione sia in attacco che in difesa, perché i combattimenti risulteranno essere una diabolica danza che ci porterà a confrontarci con diversi stili di combattimento. Già passare il primo boss è stata un’impresa, ma dopo innumerevoli tentativi e dopo aver appreso i pattern di base che ne contraddistinguevano i vari momenti del combattimento, siamo riusciti a proseguire nella nostra avventura. Ma ogni boss, egregiamente caratterizzato sotto ogni aspetto, ha necessità di essere approcciato in maniera diversa e non è subito facile intuire quale sia essa. Questo comporterà il dover ripetere più volte la stessa sezione, o almeno fintanto che avremo vite a disposizione. Altrimenti saremo costretti a ripartire dal principio della lotta, furiosamente vogliosi di proseguire nella trama. Inaspettatamente, per un gioco del genere, la curiosità di scoprire qualcosa del nostro misterioso e innominato protagonista, di conoscere la sua storia, l’origine della sua prigionia, diverrà un impellente motivo che ci spingerà laddove nessuno aveva mai osato prima. Il nostro Virgilio in questa terra fantastica di dannazione è The Voice, una eterea presenza che oltre a guidarci ci svelerà qualcosa di chi siamo, da dove veniamo e qual è lo scopo del nostro tortuoso ed impervio cammino di salvezza.

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A fare da cornice a tutto questo una grafica che non è certo il top per una console next-gen (ma anche la versione PC ha lo stesso aspetto), mancando di alta definizione, risultando stranamente sia non rifinita, ma anche allineata con lo spirito del gioco. Ci ha ricordato molto la folle realizzazione di un altro gioco dove i combattimenti ed una misteriosa trama la facevano da padrona, ovvero Maken X per Dreamcast. D’altro canto il comparto audio non ci ha minimamente impressionato, trovandoci di fronte ad un colonna sonora abbastanza anonima e una serie di effetti ch hanno il gusto del già sentito.

Però a Furi si può perdonare tutto questo, perché è un piccolo grande capolavoro che spicca lucente nella palude della pletora di giochi indie che sgomitano per farsi notare, senza alcun successo.

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In Conclusione

Con una grafica assolutamente non next-gen, una colonna sonora mediocre, ma con un astuto e interessante gameplay ed una trama inaspettatamente intrigante, Furi si colloca ad una spanna di distanza rispetto a molte altre produzioni indie. A farlo elevare ci pensa anche un sistema di combattimento follemente interessante, che coniuga alla perfezione sezioni di scontro con la spada e le dinamiche di uno shooter. Se poi ci mettiamo anche un livello di difficoltà che cerca di catturare l’interesse dei più masochistici hardcore gamers, allora possiamo dire che Furi è un gioco che non può mancare dalla vostra collezione. Solo se siete dei molluschi eviterete di confrontarvi con Furi!

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi.
An old player that is still capable of wonder.

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