Marco D’Amore racconta il suo Ciro: “Uno stratega e uno psicologo, come Jago”

Cinema Giffoni Film Festival Interviste

Camicia bianca con colletto alla coreana, completo scuro e la solita aria simpatica ma engagé, Marco D’Amore , ovvero Ciro Di Marzio di Gomorra  – La serie, si è presentato ai ragazzi del Giffoni con grande disponibilità. Di  Gomorra 3 non vuole parlare. Non per reticenza, assicura, “ma perché noi attori non ne sappiamo ancora nulla”. Qui al festival è venuto soprattutto per presentare il suo film “Un posto sicuro”, insieme al regista Francesco Ghiaccio. Anche questa una storia crudamente vera, che racconta i tragici eventi per cui l’Eternit porta ancora sulla coscienza  centinaia di morti per amianto a Casale Monferrato. Un film toccante e coinvolgente, in cui Marco ricopre il ruolo del protagonista.  L’attore, però, domenica non ha postuto esimersi dal rispondere ad alcune domande su Gomorra – La serie.

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Non si possono quindi avere anticipazioni su quello che accadrà? Sappiamo che le riprese, sceneggiatura permettendo, dovrebbero iniziare a settembre.

Non so dirlo, davvero. Noi attori rispettiamo la riservatezza dello scritto. Siamo coinvolti solo nel momento in cui andiamo sul set. Per quanto riguarda il mio personaggio, Ciro, credo sia arrivato a una morte interiore, nonostante l’immortalità di cui si racconta. Si tratta di un punto di svolta estremamente interessante. Si ripartirà da lì, dal suo dolore e dai suoi fantasmi, ma non posso sapere quali saranno le derive…

Molte scelte narrative, compresa l’eliminazione di alcuni personaggi, hanno lasciato il pubblico amareggiato.

L’ho già detto, per me Gomorra rappresenta un campo minato, il progetto sta più in alto di qualsiasi nostra performance. Come ha detto Fortunato Cerlino, tutto questo è sacro santo, è giusto che la serie perda i suoi protagonisti. Abbiamo perso Marco (Marco Palvetti, Savatore Conte), abbiamo perso Maria Pia (Maria Pia Calzone, Donna Imma), abbiamo perso tanti attori meravigliosi, e tutto questo è normale perché interpretiamo personaggi senza via di scampo. Ed è giusto che sia così.

Gomorra sembra essere una tragedia classica ambientata nei quartieri nord di Napoli…

Io avevo parlato di Shakespeare in tempi non sospetti, quando mi era stato chiesto della vertigine che avevo provato. Ho approcciato il personaggio di Ciro, così come facciamo tutti noi,  in base alla mia formazione, che è teatrale. Ho subito pensato a Jago. Parliamo di una letteratura molto distante dal mondo che noi descriviamo. Eppure per me Ciro è un epigone di Jago. E’ l’uomo di fuoco, ma anche un grandissimo stratega, uno psicologo finissimo. Tesse una tela così spessa da catturarvi diversi personaggi, ma questa alla fine intrappolerà anche lui.

Quindi confermi le intenzioni tragiche della scrittura?

E’ evidente che questa serie ha la struttura di un racconto epico. Secondo me Napoli e i suoi quartieri sono un perfetto contenitore, così come poteva esserlo la Grecia per un certo tipo di racconti o l’Inghilterra elisabettiana. Comunque è evidente che la storia va oltre Napoli, e secondo me qualsiasi cittadino onesto dovrebbe riconoscere il proprio presente. Se non lo fa, so’ affari suoje.

1 Commento

  1. Mio cugino!!!?

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