Monster Hunter Generations – Recensione

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Dopo il successo raccolto dal quarto capitolo, la serie di Monster Hunter torna a fare capolino su portatile Nintendo forte di un’incarnazione dal gusto differente, abbinando alla struttura canonica del brand intuizioni e logiche del tutto nuove per portare un po’ di aria fresca a una fanbase da sempre appassionatissima. Monster Hunter Generations propone ancora una volta quella rodatissima formula che vede i giocatori lanciarsi in missioni di caccia alla ricerca dell’armatura più potente e dell’arma dagli effetti più devastanti, fra una sessione di pesca e una di caccia allo scarafaggio, magari per spezzare la monotonia della raccolta erbe. Quello che il nuovo prodotto Capcom fa, tuttavia, è mischiare quanto vi è di conosciuto della serie con una serie di meccaniche innovative, dal sapore estremamente arcade e in grado di offrire tante ore di divertimento sia ai fan della serie che ai neofiti poco inclini a subire le lungaggini di un impianto narrativo di matrice giapponese, di norma composta da tanti box testuali e poco altro. Senza impedimenti, in una sorta di vero e proprio “Gran Turismo” fra i quattro villaggi che rappresentano gli hub del gioco, vediamo di fare la conoscenza del canto del cigno della serie su Nintendo 3DS.

Titolo: Monster Hunter Generations
Sviluppatore: Capcom
Publisher: Nintendo
Lingua: Testi in italiano
Piattaforme: 3DS
Prezzo: 43,76 (Amazon)
Data d’uscita: 15/07/2016

Crafting per veri cacciatori

Ed è così che fra mappe e paesaggi presi in prestito dai precedenti capitoli e un armamentario disponibile comprendente oltre quattordici tipologie di armi, ognuna con le proprie variazioni e abilità uniche (e, credetemi, ce n’è davvero per tutti i gusti) bisogna quindi fare la conoscenza degli stili di caccia. Questi non sono altro che quattro varianti dello stile di gioco che vanno a modificare i movimenti dei cacciatori e le loro specializzazioni, assimilabili agli stili di combattimento sfoggiati dal giovine Dante in Devil May Cry 3. La rivoluzione, insomma, è sotto il cofano di un motore ludico da sempre celebrato dal pubblico occidentale ed orientale, e fortunatamente il gioco lascia tutto il tempo per poter fare “amicizia” con le novità introdotte permettendo di cambiare stile di caccia semplicemente recandosi dall’NPC incaricato di introdurre alle nuove meccaniche. Apparentemente triviali, proprio l’introduzione di queste quattro varianti apporta alla produzione una profondità inedita, anche considerando come la serie faccia di stratificazione di meccaniche e conoscenze uno dei suoi cavalli di battaglia fan dagli albori su console Sony.

monster hunter generationsE calcando la mano alle possibilità di Generations come celebrazione del passato della serie con un occhio per il futuro, Capcom ha deciso bene di introdurre anche le arti, ovvero tecniche speciali con indicatori unici che vanno riempiti per poterle sfoggiare in tutta la loro potenza nell’arena di gioco. Se prima la differenza fra giocatori sfoggianti lo stesso equipaggiamento era definita solamente dall’esperienza, ora le potenziali variazioni fra stili, arti e quant’altro sono talmente tante da rendere ogni cacciatore assolutamente unico e irripetibile. Chiaramente la piena consapevolezza di un sistema di meccaniche simili si conquista a colpi di ore di gioco, spazzate, vertiginosi salti e tante tante quest, e come ben sappiamo noi cacciatori provenienti da Sony PSP, in Monster Hunter i titoli di coda non sono altro che un sipario rosso che lentamente si alza per mostrare l’inizio di un’avventura ancora più grande (ma che stranamente in Generations non include le missioni di grado G).

Caccia, ma con stile!

monster hunter generations

Con una libertà ludica simile e una progressione non lineare offerta da mappe e villaggi accessibili fin da principio, ma soprattutto un bestiario letteralmente scoppiettante di belve da domare e spellare per farsi invidiare dagli amici, Generations rappresenta senza alcun dubbio uno dei capitoli più pregni di contenuti del franchise, strizzando gli occhi ai veterani e porgendo una mano amica ai neofiti desiderosi di lanciarsi nella mischia, magari in compagnia di amici in multiplayer locale e online. E poi c’è la nuova possibilità di vestire i panni di un “gattosissimo” felyne nella modalità Cacciamiao che sembra essere stata ritagliata proprio attorno ad una curva di apprendimento meno rischiosa delle missioni principali; volendo è presente anche la possibilità di vivere le missioni principali sempre interpretando il proprio avatar a quattro zampe, magari per approfittare della sua agilità portentosa e del suo temibile boomerang elementale… ma niente paura, anche in questo frangente le varianti possibili sono più che soddisfacenti. Se poi si considera che, a differenza degli umani, possono muoversi senza la restrizione di barre della stamina… va da sé che le fetch quest avranno la loro facciotta felina stampata sopra nel più breve tempo possibile.

monster hunter generationsSe i contenuti del post-game potrebbero poi impensierire a causa della già sottolineata mancanza delle missioni di grado G, niente paura: Generations propone i Devianti, ovvero creature della serie modificate per l’occasione e in grado di offrire un buon grado di sfida e, ovviamente, ricompensare con materiali rari da impegnare per la creazione di equipaggiamento dalle statistiche altissime. Non tutte le novità, tuttavia, brillano di luce propria, c’è da dirlo. Monster Hunter Generations si sforza di offrire un comparto tecnico all’altezza della fama della serie, ma fatica a reggere la qualità degli effetti di luce e dei particellari inseriti per celebrare la potenza delle arti più potenti, con tanto di counter fps bloccato a 30 quando il quarto capitolo della serie vantava un frame rate ancorato ai 60. A parte questo scivolone (o, più semplicemente, compromesso tecnico), Generations rimane una gioia da vedere, specie se lo si gioca su un New Nintendo 3DS con effetto 3D stereoscopico attivo.

monster hunter generation

In Conclusione

Monster Hunter Generations è il titolo della serie Monster Hunter più adatto ad introdurre i neofiti a una delle serie più tecniche e profonde del panorama nipponico. Forte di un comparto ludico eccellente e di una modalità online assuefacente, il classico Capcom saluta infine la console portatile Nintendo con una delle più riuscite (se non la più riuscita) iterazioni che si siano mai viste su Nintendo 3DS. E ora scusate, ma devo tornare a macinare ore sulla mia console per vedere il contatore superare la soglia delle 100 ore di gioco!

C’è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d’epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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