Giffoni 2016: per Nizza lo shock dei giurati francesi

Cinema Giffoni Film Festival

Dopo gli accadimenti di Nizza, al Giffoni Film Festival lo shock dei giurati francesi. “Sentiamo un sentimento di profonda fatica ma non dobbiamo scivolare nella paura del diverso. Dobbiamo restare uniti e non cadere nell’estremo opposto”. Sòlene ha 16 anni ed è arrivata ieri a Giffoni per partecipare alla giuria del Film festival inaugurato oggi: è una delle ragazze francesi che fa parte della giuria composta da quasi 4.200 giovani provenienti da tutto il mondo ed ha il volto segnato dalla paura mentre si confronta con i suoi coetanei. “E’ scioccante quello che è accaduto a Nizza -dice Sòlene che viene da Rouen, in Normandia- E’ importante per me essere qui a Giffoni  perché con il confronto con gli altri e dalla comprensione reciproca possono cadere le barriere culturali. E questo può aiutarci ad essere più uniti per affrontare questi problemi. Ormai in Francia è diventata un’abitudine , è il terzo attentato che subiamo. Charlie Hebdo è stato un attacco alla libertà di stampa, quello al Bataclan un attacco alla libertà individuale e ora è un attacco alla nostra storia, alle radici del nostro paese in un giorno simbolo: il 14 luglio. Questo è un attacco alla libertà del popolo francese nel giorno che ricorda la nascita della nostra Repubblica. Il problema non è solo della Francia ma di tutta l’Europa e del mondo intero”.

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Gli fa eco Tommaso, italiano che da un anno frequenta a Parigi il liceo scientifico. “Certo che abbiamo paura -dice- sono attentati che colpiscono anche tanti ragazzi come noi. Ma non smetteremo di sognare un mondo migliore, questo no”. Il dolore traspare dai volti di altri giurati francesi di Giffoni, Celie, Moyra, Camille, Chloé, Pénélope: stamattina sono stati loro ad aprire il Festival porrtando un bouquet di fiori con i colori francesi donato loro dal Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. “Sono addolorata per quello che è accaduto -dice Chloe- è difficile non pensarci”. A due passi, Alessandro, di Salerno, 13 anni, prova a capire: “Non sappiamo come difenderci ma sappiamo come stare insieme -dice- Starci vicino non farà tornare in vita le persone morte ma è un modo di ricordare e di avere meno paura”.

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