Odin Sphere: Leifthrasir – Recensione

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Purtroppo anche questa volta parliamo di un titolo che non ha riscosso un gran successo, nonostante la buona qualità, complice anche la poca notorietà, a differenza di altri titoli dello stesso genere e più blasonati. Nonostante tutto, il titolo si è dato una rinfrescata, e, a distanza di sei anni è ritornato sulla nuova ammiraglia di casa Sony, pronto ad un gran salto generazionale, e con l’aspettativa di portare più gente in questo genere di giochi. Per chi ha giocato Dragon’s Crown avrà una certa familiarità con il genere, ma ci teniamo a dire che Odin Sphere è qualcosa di più ampio, forse più esteso, che va ben oltre quel che abbiamo visto nel primo titolo. Carichi di una nostalgia – infame – ci siamo immersi nel pastelloso mondo di Odin Sphere: Leifthrasir.

Titolo: Odin Sphere: Leifthrasir
Sviluppatore: Vanillaware
Publisher: Koch Media – NIS America
Lingua: Testi in italiano, doppiaggio in inglese e giapponese
Piattaforme: PS4, PS3 e PSVITA.
Prezzo: 69,90 € (Amazon)
Data d’uscita: 24/06/2016

Una guerra frammentata

Il gioco è basato tutto su dei racconti, dei libri che leggiamo attraverso una sorta di hub centrale, dove i nostri protagonisti sono come degli attori che interpretano una storia ben scritta, quasi come se quello che giocassimo fosse una antica leggenda. La prima storia è quella di un conflitto, nel quale Gwendolyn assiste alla morte della sorella, quest’ultima a capo dell’esercito del Re Odino. La nostra protagonista affranta dal campo di battaglia, si dirige a far rapporto al padre, il quale non piange per nulla la morte della figlia, poiché crede che i sentimenti siano inutili in situazioni complesse come la guerra. Ma stando alle parole degli NPC, il caro Odino non è mai stata una persona così affettiva, appunto per questo la nostra Gwendolyn cerca di attirare l’attenzione di quest’ultimo, e pensa quasi che il miglior modo sia nella morte.

La storia non vede protagonista solo questo personaggio, ma bensì ve ne sono altri come Velvet, Oswald, Mercedes e altri ancora. La narrazione ruota tutta attorno alle vicissitudini di questi personaggi, che per un motivo e per un altro si troveranno ad affrontare un determinato viaggio che li porterà a diversi conflitti più o meno impegnativi. La struttura è quasi la medesima per ogni personaggio, il tutto consiste nel compimento dell’area di turno, che se sgominata nel minor tempo possibile concederà un bonus extra di punti. Inizialmente può ingannare la storia del gioco, può essere troppo aperta e priva di dettagli, ma possiamo assicurarvi che le forti emozioni arriveranno a tempo debito, basta avere un po’ di pazienza e resistere alle sequenze più noiose fino a giungere in quelle più cariche di adrenalina o comunque, dei cosiddetti feels potenti.

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Oltre la sfera della qualità

Uno dei punti forti del titolo è il gameplay, il quale si presenta in maniera impeccabile, con una fluidità al di fuori del normale, rendendo giustizia finalmente a questo gioco, visto che nella versione originale capitava spesso di incappare in cali fastidiosi e rallentamenti inspiegabili in più sessioni. Le sessioni di combattimento sono molto reattive, possiamo paragonarlo a un Ninja Gaiden moderno ma in salsa bidimensionale, inoltre, i riflessi giocano un ruolo molto importante in questo tipo di sistema di combattimento.

La cosa che più colpisce di questo titolo è sicuramente il fatto che ogni personaggio ha un set di combo devastante e pieno di sorprese, che se si riesce a maturare bene può dare le giuste soddisfazioni. Paragonavamo l’opera di Vanillaware a quella del Team Ninja perché Odin Sphere può essere considerato un Action RPG bidimensionale, simile anche durante le schivate e attacchi caricati, pieni di adrenalina e di fluidità disumana. Inoltre è possibile coltivare delle piante, che permettono di ottenere degli oggetti unici, e che possono servive per curarsi o per altri scopi utili alla missione.

Il Team ha pensato anche a tutti gli utenti nostalgici che vogliono rivivere quell’esperienza del 2007: appunto per questo è possibile scegliere di giocare il titolo in versione originale, senza tutti i miglioramenti che ha subito questa riedizione, aggiungendo così una difficoltà in più, visto che ritorna la limitazione degli attacchi in sequenza, costringendo a chi gioca di calibrare meglio le mosse da fare, per non finire a tappeto o alla meglio scoperto. Per chi fosse un amante dei collezionabili, il gioco fortunatamente non è lineare, ma bensì ogni livello avrà tantissime aree e percorsi secondari, nel quale sarà possibile trovare oggetti utili e tesori segreti, consigliata quindi l’esplorazione.

La cosa più gradita è sicuramente il Dual Audio, la possibilità di giocare il gioco sia con il doppiaggio inglese che con quello Giapponese, quest’ultimo di una qualità superiore rispetto al primo. All’armoniosa soundtrack del titolo non è possibile attribuire alcun difetto, è magnifica e rilassante, quasi come se fosse una tenera compagna di viaggio che contribuisce a rendere il tutto molto più bello.

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In Conclusione

Sentiamo spesso parlare di Remake, ma non tutti riescono come ha fatto Odin Sphere: Leifthrasir, qualitivamente superbo e con un sapore ancor tutt’oggi ottimo. Seppure sia un videogioco che difficilmente riuscirà a mettere d’accordo tutte le categorie di videogiocatori, possiamo dire che con le nuove Feature del Battle System implementate, sono riusciti sicuramente a coinvolgere più persone, già il fatto di aver migliorato quest’ultimo va assolutamente lodato.

La narrazione è qualcosa che riesce a incantare, con i suoi colori fiabeschi e con le particolari storie che ruotano attorno a questi personaggi, difficilmente si riuscirà a fermarsi anche solo per una pausa. A questo Remake l’unico difetto di nota che gli si può imputare è solo quello della lentezza e poco reattività di certe funzioni, ma per il resto rimane un “dipinto” bellissimo, privo di qualsivoglia problema tecnico. E’ inutile dirlo, Odin Sphere Leifthrasir è un titolo che va assolutamente giocato da chiunque possegga una console di casa Sony, e non ci sono scusanti, visto che è presente sia nella nuova che nella vecchia generazione con l’extra portatile.

Federico Molino nasce nel 1996 a Catania, dove iniziò la sua carriera videoludica con la sua prima console, ovvero, il NES. In seguito con l’avvento di PlayStation passò a quella, continuando a crescere con le console del colosso giapponese. Una delle sue tanti passioni è leggere sia romanzi fantasy che manga, ma anche vedere Anime o Film d’animazione strettamente giapponese.

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