Star Ocean: Integrity and Faithlessness – Recensione

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Di Star Ocean: Integrity and Faithlessness si è parlato per diverso tempo come dell’episodio che avrebbe riportato in auge una serie sempre più dimenticata dopo la sconfortante fama che accompagnò il quarto capitolo, reo di essersi troppo occidentalizzato e aver perso lo spirito con cui tri-ACE lanciò il franchise su Super Nintendo. Integrity and Faithlessness, infatti, propone – almeno sulla carta – situazioni e caratteristiche che riprendono quando visto nella prima e nella terza iterazione della saga, ridimensionando la portata della narrazione ad eventi ambientati su un unico pianeta. La storia segue Fidel e Miki, uno spadaccino e la sua fida amica d’infanzia votata alle magie curative, in quelli che inizialmente sembrerebbero essere gli albori di un’invasione del regno nemico, ma che in realtà – come vuole la tradizione – saranno solamente episodi che daranno il via a risvolti fantascientifici ed eventi di Star Trekkiana memoria.

Titolo: Star Ocean: Integrity and Faithlessness
Sviluppatore: tri-ACE
Publisher: Square Enix
Lingua: Testi in inglese, doppiaggio in inglese e giapponese
Piattaforme: PS4

Tutto per lei.

La trama, raccontata in sommarie scene di dialogo senza alcun tipo di regia, è esattamente ciò che si aspetterebbe di vedere in un episodio della serie Star Ocean, né più né meno. Il gruppo di eroi protagonisti, uniti dalla piccola e innocente Relia, una misteriosa bambina dietro la cui origine è nascosto un terribile segreto, vengono sacrificati sull’altare di un mondo appena abbozzato e senza il benché minimo fascino, affossato da una sceneggiatura di basso livello e da un uso intensivo di cliché e tropi talmente inflazionati da rendere ogni singolo personaggio poco più di una macchietta. Non che la serie in passato ci abbia abituato a narrazioni dalla qualità incredibile o particolarmente originale, voglio essere chiaro, ma questo quinto episodio della serie sembra indugiare su archetipi ormai desueti solo per il gusto di farlo. Non serve proporre eroi insipidi e situazioni telefonatissime per richiamare il fascino di produzioni degli anni ’90, semplicemente perché all’epoca, pur pescando direttamente dalla narrativa anime e manga, la freschezza di un J-RPG era determinata da tanti altri aspetti. Star Ocean è una serie che, ad ogni riproposizione, ha sempre cercato di innovare, portare qualcosa di nuovo a un franchise che pur nascendo dal gemello “Tales of” e condividendone in parte le caratteristiche, faceva delle sue atmosfere sci-fi un vessillo di cui fregiarsi. Star Ocean: Integrity and Faithlessness sembra invece troppo impaurito per abbozzare elementi innovativi, quasi a dire “Ecco, questo è quello che ha fatto il successo della serie, riproponiamolo!” ed è proprio per questo che anche al cospetto del quarto, controverso capitolo, questa sorta di sequel apocrifo dovrebbe solo far rivedere agli sviluppatori le priorità in fase di sviluppo. Anche la presenza delle caratteristiche PA, ovvero le Private Actions con cui è possibile scoprire retroscena e coltivare il rapporto che lega il protagonista ai compagni di viaggio, non riesce ad aggiungere nulla ad un cast che, al di là di qualche cauta trivialità, fatica a rendersi memorabile e anzi impallidisce di fronte a personalità come quelle conosciute nel secondo – immenso – capitolo.

I tri-ACE che hanno firmato questa produzione devono essere conservatori a tutto tondo, poiché anche il comparto tecnico soffre di problematiche piuttosto evidenti, al netto di una vastità degli ambienti piuttosto pronunciata e qualche raro e apprezzabile scorcio naturalistico sottolineato da un sistema di illuminazione ambientale che strappa più di un complimento. L’azione fatica a rimanere inchiodata ai più che necessari 60 fps (contando che si sta trattando di un Action RPG) e la qualità dei singoli elementi poligonali sullo schermo riporta sicuramente alla mente quanto visto in Star Ocean 3: Till the end of Time su PS2… ma si tratta di roba che abbiamo pagato sonanti monete ormai più di dieci anni fa.

star ocean integrity and faithlessness #1

Bonus e statistiche, ma anche azione e… caos

A salvare un comparto narrativo inefficace e un profilo tecnico non proprio all’altezza di PlayStation 4 (ma d’altronde, in Giappone, il titolo è commercializzato anche su PS3), interviene un comparto ludico d’ampio respiro. Come sempre, il sistema di combattimento rappresenta il fiore all’occhiello della saga, e anche in Integrity and Faithlessness i ragazzi di tri-ACE sono riusciti a proporre delle meccaniche sufficientemente funzionali a rendere gli scontri divertenti e addicting… chiaramente senza proporre nulla di realmente nuovo. Torna quindi la “solita” barra dei bonus accumulabili di scontro in scontro per velocizzare la crescita degli eroi al costo di non utilizzare mai le mosse speciali e di rispettare il sistema sasso, carta, forbice che permette di annullare i colpi avversari, ma anche la possibilità di utilizzare tecniche avanzate sul campo di battaglia muovendosi in tempo reale e combinando attacchi deboli e forti, a seconda della forza con cui si premono i tasti X e O. Torna anche l’opzione che permette di prendere il controllo di ognuno dei sette personaggi controllabili e sfruttarne le tecniche, anche se l’utilizzo più opportuno si rivela essere quello di prevenire che la IA che li muove li condanni alla morte certa negli scontri più avanzati. Purtroppo, infatti, anche sotto questo aspetto, Star Ocean 5 è afflitto da diverse problematiche, prima su tutte l’incapacità di leggere con la dovuta chiarezza ciò che succede a schermo a causa del caos provocato dal sommarsi degli effetti che accompagnano gli attacchi dei personaggi sul finire dell’avventura. Ricordo che una delle (poche) novità di Integrity and Faithlessness è proprio quella di schierare tutti i personaggi del gruppo nelle arene di combattimento, finendo per muovere contemporaneamente anche decine di personaggi fra compagni d’avventura e avversari dalle dimensioni più disparate. Un altro problema piuttosto importante, ma che riguarda solo la breve campagna principale, è la presenza di scontri non evitabili che portano immediatamente alla schermata di Game Over quando un personaggio in particolare perde la vita sotto i fendenti avversari. Situazioni di estremo svantaggio dove il livello di difficoltà, decisamente più accomodante rispetto ai prequel, subisce un’impennata improvvisa e vertiginosa, che cozza letteralmente con la filosofia con la quale tri-ACE da sempre confeziona i suoi prodotti, in prima linea quando si tratta di dare sfogo ai virtuosismi dei giocatori più appassionati e accorti.

Niente da dire, invece, sull’intricato sistema di crescita dei personaggi ideato – questo sì – da tri-ACE per donare massima libertà di personalizzazione ai giocatori, che fra “ruoli” con cui modificare le statistiche e il comportamento dell’IA dei companion e abilità passive e crafting da sbloccare grazie all’aiuto della biondissima Welch (dopo il rosa pallido sfoggiata dalla sua chioma in Star Ocean 4), beh, c’è veramente di che sbizzarrirsi. Il bello di Star Ocean: Integrity and Faithlessness, insomma, è da ricercarsi in ciò che non è effettivamente essenziale all’avventura, tant’è che subito dopo il culminare della trama principale e lo sblocco di tutte le attività secondarie c’è tanto in cui perdersi, come ad esempio l’appuntamento imprescindibile con l’Ethereal Queen. E fetch quest. Taaaante fetch quest.

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In Conclusione

Star Ocean: Integrity and Faithlessness non mancherà di riportare il sorriso sulle labbra dei fan accaniti che da anni attendono un nuovo capitolo della serie Enix dopo il tramonto rappresentato dal quarto capitolo, ma difficilmente lo si potrebbe consigliare a qualsiasi altro giocatore in cerca di un solido j-rpg, specie se ci si considera neofiti. Dietro a un motore ludico competente – ma non esente da difetti – si cela infatti una produzione portata avanti approssimativamente, un J-RPG senza carattere facilmente eclissabile da titoli a basso budget e con meno pretese.

 

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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