Era il lontano 2010 quando su Xbox 360 fece la sua prima apparizione LIMBO, prima opera di una neonata casa di sviluppo indipendente denominata Playdead che aveva inizialmente puntato esclusivamente alla console ammiraglia Microsoft come piattaforma di sviluppo.
Per chi non lo sapesse LIMBO era un titolo “muto”, uno di quelli che non raccontava una storia, non faceva dialogare i personaggi ma faceva narrare la storia attraverso le immagini a schermo e attraverso un gameplay semplificato ma non per questo semplice. Infatti, sebbene i pulsanti utilizzabili fossero veramente pochi, i numerosi puzzle e enigmi hanno messo per mesi in difficoltà anche i giocatori più navigati. Dopo il successo su Xbox 360, LIMBO fu proposto anche su PlayStation 3, PC, PlayStation Vita, iOS, Xbox One e PlayStation 4 consacrando quindi il successo di Playdead. Oggi, 29 giugno 2016, a distanza di quasi sei anni, Playdead è tornata su Xbox One offrendo al pubblico quello che si preannunciava fin dal 2014, data della sua prima apparizione, un successo senza precedenti. Benvenuti in INSIDE.

Titolo: INSIDE
Sviluppatore: Playdead
Editore: Playdead
Genere: Platform / Puzzle
Giocatori: 1
Piattaforma: Xbox One
Prezzo: 19,99
Localizzazione: Testo  in italiano.

Una storia che si ascolta con gli occhi

Senza video introduttivi, senza fumetti o scritte che ci permettano di capire in quale epoca fittizia o reale siamo, INSIDE inizia con il protagonista che sbuca dai cespugli e inizia una corsa a perdifiato mentre un forte temporale si abbatte sull’intero scenario. Dopo pochi minuti il protagonista, che altri non è che un ragazzino vestito di una maglietta rossa, vede palesarsi all’orizzonte il nemico, guardie con cani al guinzaglio affamati e pronti ad aggredire il nostro eroe. Senza conoscere il perché, bastano pochi minuti affinché il giocatore prenda a cuore la vicenda del protagonista e si senta letteralmente responsabile del successo della sua fuga. E’ innegabile, come accaduto in LIMBO, il talento di Playdead nella costruzione e nella narrazione di una storia fantastica sfruttando solamente le immagini, senza lanciarsi in trame intricate che in buona parte dei casi presentano incolmabili buchi narrativi: dimenticatevi quindi cutscene o sottititoli di sorta, quella di INSIDE è una corsa ponderata all’obbiettivo. Siamo quindi di fronte a un titolo per palati “fini” e non un prodotto per le masse, un prodotto realizzato secondo canoni comuni nell’industria videoludica. INSIDE o lo ami o lo odi.

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(Ancora) Due tasti per far tutto

Palesata l’assenza di arzigogoli narrativi, è giunto il momento di analizzare quello che noi più amiamo nei videogiochi: il gameplay. Anche nella realizzazione del gameplay di INSIDE, Playdead prende letteralmente a schiaffoni l’industria videoludica affidando ancora a due soli pulsanti (più la levetta analogica) la gestione dei movimenti del personaggio. Dopotutto, chi ha detto che sia indispensabile sfruttare tutti gli otto pulsanti del pad per offrire divertimento? Playdead ha insomma capito che forse è attraverso le cose semplici che si riesce a regalare puro divertimento al videogiocatore.
Nonostante siano passati  sei anni dall’uscita di LIMBO è praticamente impossibile non fare un confronto tra i due giochi. INSIDE è infatti l’erede spirituale dell’altro titolo di Playdead, con delle meccaniche che, sebbene ispirate, presentano una maggiore profondità e richiedono una maggiore applicazione da parte del giocatore. Tutto l’intero percorso ludico di INSIDE non è altro che un alternarsi di fasi platform ad altre di enigmi che consentono di sbloccare lo scenario successivo o accedervi senza essere intercettati dal nemico. Vi segnaliamo comunque che in più e più casi vi capiterà di dover far morire il protagonista per capire come risolvere l’enigma poiché, sopratutto negli scenari più avanzati, non è messo in chiaro dove sia l’accesso allo scenario successivo.

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Bianco & Nero e il silenzio

Nonostante il successo ottenuto dal titolo precedente, bisogna ammettere che i ragazzi di Playdead non si sono adagiati sugli allori perdendo, come spesso capita, tutta la verve che li ha resi celebri. Per la veste grafica di INSIDE gli sviluppatori hanno deciso di affidarsi al motore Unity che riesce ad eseguire egregiamente il suo lavoro, garantendo un’esperienza di gioco fluida e rendendo praticamente nulli tutti i tempi di caricamento. Come sempre la scelta cromatica per i personaggi e per lo sfondo spazia da tonalità bianche e nere passando per il grigio; non mancano inoltre sporadici tocchi di colore, sopratutto sugli oggetti o sui personaggi che in qualche modo ricoprono un ruolo chiave nello scenario. Ad accompagnare l’azione di gioco ci pensa un vasto campionario di effetti sonori che non solo si integrano alla perfezione nell’equilibrio creato dai ragazzi di Playdread, ma che in certi casi consentono al giocatore di capire il momento giusto per spostare il personaggio e non farlo individuare dal nemico.

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In conclusione

INSIDE è poesia, punto. E una poesia la puoi leggere in silenzio o ad alta voce, ma non se ne può trasmettere l’emotività, non la si può far piacere “a forza”. Non abbiamo altro modo per definire il titolo sviluppato dai ragazzi di Playdread che hanno indubbiamente superato a pieni voti la prova della maturità. Sicuramente non siamo di fronte a un titolo rigiocabile o di durata infinita (siamo di fronte alle quattro o cinque ore), ma se avete un minimo di sensibilità e vi piacciono le sfide, gli enigmi e non avete paura di dover ripetere più e più volte uno scenario per “vincere”, non possiamo non consigliarvi l’acquisto di INSIDE. (Peccato per chi non ha una Xbox One n.d.a.)

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