The Technomancer – Recensione

The Technomancer ha sin da subito attirato la nostra attenzione, un titolo Sci-Fi e gioco di ruolo, e sicuramente ripensando a questi fattori qualche paragone con perle d’altissimo livello sfiora la nostra memoria. Con questo pensiero ci siamo addentrati su Marte secondo Spiders Games, per vedere se questo titolo ha il potenziale per essere paragonato agli altri mostri sacri del genere.

Titolo: The Technomancer
Sviluppatore: Spiders
Editore: Focus Home Interactive
Genere: Gioco di Ruolo
Giocatori: 1
Piattaforma: PC/MAC, Xbox One, PS4
Prezzo: 57,80€ (Amazon)
Localizzazione: Testo e dialoghi in italiano.

Su Marte

Come detto nell’incipit siamo sul pianeta Marte, per la precisione nello stesso universo narrativo di Mars: War Logos, precedente titolo degli sviluppatori, dove dopo 200 anni dalla colonizzazione da parte dell’uomo una grande guerra prende forma, quella per l’acqua, la sostanza più preziosa ed importante per la sopravvivenza. In questa avventura impersoneremo Zachariah, sfortutamente il nostro personaggio potrà essere solo di sesso maschile, un giovane Tecnomante, gruppo di persone dotate di poteri sovrannaturali manifestati sotto forma di elettricità, alle prese con l’iniziazione per diventare finalmente ufficiale.

L’intera storia viaggia attorno alla figura degli NPC, coloro i quali ci daranno quest per aumentare il nostro livello e fondi per acquisire nuovi oggetti, oltre alla semplice comunicazione per provare a recepire più messaggi possibili da questo mondo, anche se per quanto riguarda questo le informazioni a nostra disposizioni saranno sempre misere. Possiamo dire di non venire sufficientemente trasportati da quello che accade attorno a noi, nonostante la desolazione e la guerra, che lentamente logorano pianeta ed abitanti, può incuriosire in termini di ambientazione, peccato perché sotto questo punto di vista poteva essere fatto un lavoro migliore.

Manca poi il carisma di questi NPC, non troveremo praticamente nessuno in grado di regalarci vere emozioni, anche dovuto al pessimo doppiaggio che certamente non aiuta minimamente, lasciandoci nel bel mezzo di un mare di anonimato e con l’amaro in bocca, perché in titoli come questo ci si aspetta molto di più per cose del genere.

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Prova sul campo

Ora passiamo ad un argomento abbastanza spinoso, da un lato si può intravedere la buona volontà degli sviluppatori nel regalare un qualcosa di diverso, se così lo si può definire, con un combattimento tendente all’action dove la fanno da padrone i tre stili di lotta presenti, più uno a dire il vero, ognuno dei quali diametralmente opposto all’altro, abbiamo infatti: il guerriero, dotato di un bastone a due mani capace di colpire anche ad area e di stordire i nemici; il furfante, adatto ad attacchi furtivi e per combattere rapidamente grazie al pugnale e pistola, ed infine il guardiano, con una modalità di combattimento più tendente al difensivo, visto la mazza ad una mano ed uno scudo. Tutto questo è condito dalla tecnomanzia, ossia la capacità di manipolare l’elettricità presente nei nostri corpi e scatenarla sui poveri nemici. Questa può influenzare le nostre armi donandogli un elettrificazione letale, oppure possiamo semplicemente scagliarla direttamente sui nemici, ed infine come ultima cosa, ci sarà possibile fare dei balzi per schivare i colpi in arrivo.

I gravi problemi sono esclusivamente legati all’eccessiva legnosità dei movimenti ed alla tardiva ricezione degli input da parte del gioco, con personaggi troppo ancorati a terra con una pesantezza più unica che rara e un quasi impedimento ad alternare efficacemente gli stili di combattimento, specialmente la tecnomanzia con le altre e l’utilizzo di oggetti istantanei come ad esempio la cura. Ovviamente per rendere il tutto ancora più complesso per noi ci si mette anche il level design e l’intelligenza artificiale, con alleati pressochè immobili e propensi a incassare colpi fino alla morte senza una vera e propria utilità, oltre ad avversari numericamente superiori che tenderanno ad ammassarsi su di noi, provocandoci l’impossibilità di colpire e soprattutto di muoverci. Quindi, morte assicurata e caricamento all’ultimo salvataggio effettuato, con tantissima frustrazione e rabbia per l’accaduto, riassumendo il tutto in uno squilibrio a livello di difficoltà e design degli scontri a volte quasi sconcertante.

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La personalizzazione è la chiave

Come ogni buon RPG che si rispetti, anche se non sempre è così, il sistema di potenziamento e personalizzazione è il punto cardine del titolo, tra il solito sviluppo del personaggio, di cui andremo a parlare nel dettaglio in seguito ed un editor delle armi molto interessante, dove spicca una cosa in particolare: il cambiamento in tempo reale del loro aspetto. Ebbene si! In questo titolo quando andremo a modificare un arma per avere un maggiore impatto, un danno critico maggiore ecc, varieremo anche il suo aspetto con una logica ben definita, per esempio nel caso in cui l’accessorio in questione porti un incremento del tempo di stordimento, a schermo la sua forma viene rappresentata da un estremità simile ad una mazza, oppure per aumentare i critici ci capiterà di vedere ulteriori lame apparire su di essa e così discorrendo.

Questo sistema di potenziamenti e cambiamenti d’aspetto vale per tutte le armi presenti nel gioco, concedendoci la possibilità di creare set unici sia a livello d’utilità, che soprattutto per mero aspetto esteriore, se poi consideriamo il fatto che il personaggio ha a disposizione ben tre stili di combattimento, con relative armi per ognuna di esse, possiamo constatare un numero di combinazioni possibili veramente notevole.

Tornando invece al discorso del personaggio possiamo notare che il suo sviluppo si divide in tre sezioni differenti: Abilità, Talenti e Attributi. Le abilità consistono nei potenziamenti delle singole classi di combattimento, infatti ogni singolo stile ha una propia via ben definita da potenziare per aumentarne l’efficacia d’utilizzo, oltre a quelli si aggiunge la via del Tecnomante dove potremo potenziare le nostri doti “magiche”. I talenti invece rappresentano qualcosa di lievemente particolare, sono un totale di sei vie ed ognuna delle quali è composta da 3 livelli, questi garantiscono bonus al personaggio come un incremento dei bottini raccolti, maggior successo nel convincere le persone mediante dialoghi e rigenerazione della vita migliorata fuori dal combattimento; insomma tutte quelle utility definibili fondamentali per il proseguo dell’avventura. In conclusione ci sono gli attributi, molto semplicistici al contrario dei precedenti, con solo quattro valori potenziabili (Forza, Agilità, Potenza e Resistenza) dove possiamo migliorare il danno fisico o magico, la capacità d’indossare oggetti di livello superiore, i critici e la salute massima, sostanzialmente la base del nostro eroe in maniera fin troppo semplicistica.

Ultimo appunto a tutto il sistema del personaggio è la stranezza del bonus post livellamento, infatti al contrario della consuetudine, in cui si ottiene un punto spendibile per ogni singola categoria, qui avremo sempre un punto abilità, mentre gli altri due verranno dati alternativamente, talvolta anche nessuno di essi, nel proseguo dei livelli.

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I dettagli non sono tutto, però…

Quando si parla di comparto tecnico vi è una spaccatura decisa tra le cose positive e quelle decisamente non sotto ogni punto di vista; partendo dalle prime elogiamo su tutte una solidità del motore grafico per quanto concerne il frame rate, semplicemente granitico. Nelle mie ore di gioco non ho notato mai un momento di imprecisione e questo è un grandissimo merito, in aggiunta mi sento di apprezzare la realizzazione grafica nel suo insieme, il dettaglio è gradevole e le ambientazioni sono tutto sommato ben realizzate, anche se sicuramente sarebbe stato meglio magari con un budget superiore a mio avviso, dato che alcuni dettagli risultano chiaramente “old gen”. Per ultimo, nota positiva per quanto riguarda le OST, anche se a volte non del tutto azzeccate per il contesto in cui ci troviamo, ma sono tutto sommato piacevoli all’orecchio.

Arriviamo ora ai tasti dolenti. Come accennato, i dettagli grafici sono discreti, ma i personaggi risultano alla fine dei conti sotto tono, specialmente per le espressioni facciali e la qualità delle texture in generale, ma il picco più basso lo tocchiamo senza l’ombra di dubbio con il doppiaggio, che mi ha portato in più di un occasione a mettere muto al televisore, pessimo sotto ogni punto di vista, non c’è modo di salvarlo; dall’intensità dei dialoghi ad una recitazione veramente imbarazzante, quasi da paragonare a dei dilettanti allo sbaraglio, mi è stato impossibile apprezzarne la realizzazione, sia confrontandolo con altri titoli del genere, ma anche senza questo non c’è nulla da salvare. Collegato a questo discorso ho trovato pessimo pure il labiale, talvolta fuori sincrono.

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In Conclusione

The Technomancer è un titolo dal grandissimo potenziale, ma con una realizzazione piuttosto grezza, sia per il comparto grafico, sonoro ed anche a livello di gameplay, dove la sua legnosità porta spesso e volentieri ad evidenti sbilanciamenti nella difficoltà d’azione, regalandoci un gioco tutto sommato discreto, ma che poteva essere tanto di più, magari con un budget migliore oppure una maggiore cura dei dettagli da parte degli sviluppatori. Mi sento di consigliarlo ai veri amanti del genere capaci di passare sopra tanti piccoli e grandi difetti, in grado obiettivamente di minare seriamente l’esperienza di gioco.


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