Mario & Sonic ai Giochi Olimpici di Rio 2016 – Recensione

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Per salvare principesse da lucertoloni alti quattro piani o liberare intere zone da infestanti robotici occorre un fisico da primatista, ne converrete, ed allora perché non mettere in mostra tanta prestanza quando si può? Deve essere così che Mario e Sonic, acerrimi rivali di nostalgici tempi andati, si riscrivono nel registro degli atleti concorrenti alla tornata di questa olimpiadi; la trentunesima edizione a voler essere precisi, che si disputerà per la prima volta in sudamerica, nella fattispecie nello stato del verde aureo, il Brasile.

Titolo: Mario & Sonic ai Giochi Olimpici di Rio 2016
Sviluppatore: Sega Sport R&D
Editore: Nintendo
Genere: Sportivo a tema olimpionico
Giocatori: da 1 a 4
Piattaforma: Nintendo Wii U (ne esiste una versione 3DS)
Localizzazione: Testo e dialoghi in italiano.

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Saudagi!

Dal regno dei funghi fino allo stato-impero del calcio mondiale non deve esserci una distanza poi abissale, tant’è che Mario si porta dietro tutta la cricca di variopinti amici e nemici che abbiamo imparato ad amare in anni di spensierate avventure. Non pensate che il riccio blu di Sega sia da meno comunque, anch’esso schiera in campo uno stuolo di comprimari uno più temibile ed improbabile dell’altro. Siffatta compagine di loschi o buffi figuri rappresenta il carnet di atleti a disposizione del giocatore, destinato quindi a gettarsi in ben 14 discipline differenti e dimostrare di poter primeggiare portandosi a casa una bella sfilza di medaglie dorate.

Dopo un piacevole e ben animato filmato introduttivo, volto a darci una panoramica degli eventi sportivi a cui potremmo prendere parte, il titolo ci “abbandona” su una soleggiatissima location dirimpetto alla spiaggia di Copacabana, nei panni del nostro Mii. Ecco, se il nostro alterego virtuale fosse un po’ più furbo probabilmente abbandonerebbe i suoi sogni da recordman sportivo e passerebbe le proprie giornate in preda all’ozio; molle, adagiato su una qualche sdraio, seguendo distrattamente i giochi tra un cocktail ed una feijoada!

Logica da videogiocatore apatico probabilmente, visto che la nostra vispa controparte digitale si getta subito nel parapiglia organizzativo per prendere parte agli eventi.

Al controllo del proprio Mii è possibile bighellonare per la piccola hub area sulla spiaggia, un posticino niente male sul quale vivacchiano alcune delle star Nintendo e Sega, sempre prodighe di buoni consigli e con le quali interagire per poter accedere alle gare vere e proprie. A questo punto entriamo nel vivo del titolo vero e proprio: possiamo prender parte ai giochi in una sorta di modalità arcade che, senza troppi patemi, ci vede scegliere tra i più celebri personaggi di Nintendo e Sega; disputando partite singole in discipline scelte direttamente dai partecipanti (ovvero voi o i vostri amici).

Se invece desiderate qualcosa di più consistente potete concentrarvi sul percorso del vostro Mii. Una sorta di modalità carriera in cui disputare i vari tornei non arreca solo gloria e soddisfazione ma permette di sbloccare nuovi personaggi giocabili, incamerare valuta per acquistare diverse tenute sportive (alcune gravemente improbabili) ed accedere ad eventi e sfide speciali.

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I deadly six arrivano, prepotentemente, da Sonic Lost World!

Tutto il mondo è paese!

Man mano che si vincono le manifestazioni la piccola spiaggia hub si arricchisce di nuovi Mii provenienti dagli angoli più disparati del globo, quest’ultimi “donano” la bandiera del  proprio paese (come timbro. Ndr) più una serie di informazioni di cultura generale, non molto utili ai fini dal gioco ma se siete ghiotti geografi o avete un debole per usi e costumi esotici possono rappresentare una lettura interessante.

Oltre a diventare culturalmente più ricchi si rimpolperà anche il vostro dindarolo e di ben due valute differenti, monete ed anelli, queste andranno poi spese per acquistare vestiario per il proprio roster di Mii; da un gioco della serie non potete certo aspettarvi una selezione di capi sobria e ricercata e difatti, di fianco a tute e completi trovano spazio costumi estremamente bizzarri. Diciamo che, se correre i 100m bardati in un’armatura da samurai e con la testa cinta da una maschera di Bowser, è il vostro sogno nel cassetto, nulla potrà più fermarvi dal realizzarlo. Suddetti indossabili non servono solo a mutare l’aspetto esteriore del vostro atleta ma conferiscono in oltre bonus agli attributi fisici per poter fare incetta di ori nelle gare più avanzate.

Il senso di progressione è piuttosto buono, ed il titolo ha un buon pacing in tal senso: si vince uno dei tornei a disposizione contro altri Mii generati casualmente, si sbloccano nuovi abiti con qualità più alte e ci si ributta in altre competizioni di livello più alto, nel frattempo ci si impegna per sconfiggere i dream team dei personaggi sbloccabili extra che ci sfidano quando eccelliamo in una specifica disciplina e, conseguentemente ad una vittoria, li si sblocca per le altre modalità (e per il multiplayer).

Per ora comunque ci siamo soffermati esclusivamente su quelli che sono i tratti più periferici dell’esperienza di gioco, diciamo la cornice dell’offerta ludica; è dunque lecito domandarsi come sia la “ciccia” del titolo, come si gioca questa ennesima scorribanda olimpica dell’acerrimo duo platformista?

Bene e male, diremmo noi, senza troppi giri di parole alla prova su strada il titolo nato dalla sinergia delle storiche case giapponesi di Tokyo e Kyoto non sembra essere quella rivoluzione qualitativa che era lecito aspettarsi, procediamo con ordine. Anzitutto occorre specificare che quello dei videogiochi a tema olimpico è un genere che affonda le proprie radici nella notte dei tempi, i giocatori meno attempati magari potrebbero non ricordare che le simulazioni di questo tipo abbondavano sui computer negli 80’ nonché sulle prime console disponibili. E’ ancora più straniante constatare come l’ossatura del gameplay di questi titoli permanga pressoché invariata anche oggi: quando ci si confronta nella prova dei 100m bisogna premere come degli ossessi il tasto A così che la velocità applicata sul tasto si tramuti proporzionalmente a quella del nostro corridore, nel lancio del giavellotto bisogna ancora una volta caricare l’atleta con pressioni ripetute del solito tasto A per poi calibrare e lanciare, al momento corretto, con B, concetti simili per nuoto e discipline affini.

Non notate una leggera sensazione di deja vu? Una parte delle prove atletiche si tramutano in gameplay  esattamente come avrebbero fatto in un titolo costituente del genere, se questo tipo di meccaniche ludiche vi ha sempre divertito sicuramente lo farà anche adesso, sono caotiche, semplici, facili da assimilare e fisicamente intense. Impossibile però non portare all’attenzione una certa mancanza di coraggio e volontà di innovare questi meccanismi ormai antidiluviani ed alcuni potrebbero non gradire l’eccessiva semplicità di certe discipline; esistono poi eventi più strutturati: calcio a cinque, rugby, beach volley, ping pong… anche qui forse ci si poteva aspettare una cura maggiore, impossibile pretendere un livello qualitativo pari a quello di titoli che si occupano di queste discipline prese singolarmente ma anche approcciandoli con questa mentalità si ha la sensazione di trovarsi fra le mani delle esperienze ben poco sfaccettate, profonde o in grado di attirare la vostra attenzione per lungo tempo.

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Sonic che perde una sfida ai 100 M corsa rimane un mistero tanto quanto la sua necessità di avere una macchina in Sega AS Racing!

I wanna be the very best…

Si nota una palpabile fretta nella realizzazione di certe discipline, l’engine gestisce una fisica posticcia ed appena sufficiente nelle collisioni e nella gestione della gravità, insoddisfacenti sono anche il numero delle possibilità riservate al giocatore: ad esempio nel calcio a cinque si può solo passare la palla, tirare o realizzare un tackle, niente dribbling, veroniche, o anche tiri improbabili! Unite a tutto questo una gestione di inerzia ed accelerazione della sfera per nulla approfondita ed avrete il quadro di un minigioco appena sufficiente e difficilmente esaltante. Inutile voler tirare in ballo una possibile vocazione arcade visto che appunto mancano proprio gli spunti ludici per poter divertire, sorprendere.

Meglio ping pong e beach volley, anche se il primo eccessivamente pilotato, con la pallina che esegue cambi di velocità non molto chiari e che sembrano assecondare la mancanza di profondità con cui è stato sviluppato il sistema che gestisce il movimento degli atleti (ricorda molto il minigioco che potete trovare in Yakuza 4, Ndr), il secondo si gioca senza infamia e senza lode, anche qui si notano decisamente le scorciatoie prese dal team di sviluppo, carina comunque l’idea di seminare il campo di speciali rettangoli entro i quali gli atleti possono realizzare tiri speciali dalle traiettorie improbabili, peccato che il sistema di ricezione non sia proprio dinamicissimo. Arriva poi la boxe che incastra i due combattenti in un sistema di colpi ognuno dotato del corretto contrattacco, e che dunque si gioca cercando di prevedere le mosse del proprie avversario col dovuto anticipo; peccato per un po’ di latenza (voluta?) tra la pressione dei tasti e l’effettiva realizzazione dei vari colpi a schermo. Accogliamo con decisamente maggiore entusiasmo il rugby, non a caso inserito con insistenza nei trailer e nelle varie presentazioni preuscita, nonostante anche qui vi siano una discreta dose di approssimazioni la resa finale è molto più riuscita.

Degli sport di squadra esistono versioni in salsa “mariesca”, ovvero con power up e regole decisamente fuori dall’ordinario; suddette variazioni sul tema si fanno portatrici di una certa freschezza, seppur aggiungendo un po’ di caos alla ricetta nonché donando alla fortuna un luogo di indiscussa protagonista, a nostro parere rimangono comunque preferibili ed aggiungono in pizzico di pepe agli altrimenti troppo statici sport tradizionali.

Per quanto riguarda le altre discipline ci attestiamo nella norma: la ginnastica ritmica è un rhythm game semplice ma ben realizzato (incredibilmente ilare far eseguire a Bowser o al Dott. Robotnik gli esercizi), l’equitazione ha un sistema di controllo affidabile ed anche qui si richiede più che altro tempismo nel premere correttamente i tasti, il tiro con l’arco può diventare particolarmente frenetico quando i bersagli si sparpagliano, decollano e chiudono, infine l’atletica leggera mima, come anticipavamo, abbastanza fedelmente il gameplay dei giochi a tema olimpico degli esordi.

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Usare Bowser per gli esercizi di ginnastica ritmica ha un nonsochè di diablico!

Party olimpionico.

La presenza delle simpatiche personalità dei variopinti mondi di Sonic e Mario garantisce un ottimo extra ed un reparto animazioni alquanto curato li porta in vita su schermo pieni di smorfie, esultanze e ammiccamenti irresistibili. Il motore grafico è brillante e pulito, buoni i modelli poligonali spennellati da colori vividi ed accesi. Buone anche le arene ed i richiami all’organizzazione ufficiale delle olimpiadi di Rio.

Fintanto che si impersona il proprio Mii si è accolti da musiche create ad hoc, uptempo allegri e spensierati, adatti all’ambientazione; quando invece ci si sfida con concorrenti prelevati dalle scuderie Nintendo e Sega è possibile crogiolarsi nelle musiche ufficiali dei relativi giochi e fidatevi che è davvero un bell’ascoltare; pezzi talmente iconici da calamitare le attenzioni uditive di chiunque sia in ascolto. Alcune delle musiche possono essere sbloccate completando gli eventi speciali.

Il comparto multiplayer è, da sempre, l’essenza della serie ed è innegabile che basti inserire il disco di gioco con qualche amico per scatenare un tripudio di ilarità ed insulti che neanche una compagine di vichinghi con la sindrome di tourette riuscirebbe a replicare, in questo caso la semplicità del titolo vira a suo favore e chiunque può prendere il controller ed iniziare a giocare senza troppi patemi d’animo. M&S è dunque un buon titolo per serate in qualsiasi compagnia, specialmente se giocato in sessioni sporadiche. L’intensità richiesta da alcune discipline (specialmente quelle di atletica leggera) genera contenziosi particolarmente sentiti sul piano fisico, ed è sempre spassoso vedere due giocatori competitivi che si accaniscono sui controller con l’ultima goccia di energia che gli rimane in corpo, soprattutto se la scena è condita da urla belluine ed anatemi assortiti. Peccato che una volta rientrata l’onda dell’adrenalina le varie discipline riaffiorino nella loro mancanza di profondità e presto si inizi a desiderare quel qualcosa in più… in grado di tenere viva l’attenzione e dare motivo ad i giocatori più tecnici e bravi di tornare indietro ed approfondire le proprie tattiche. Carino il supporto a Miiverse nel quale pubblicare la proprie prodezze correlate di timbri speciali, che si possono sbloccare vincendo competizioni o acquistandoli ma grave la mancanza di una modalità online per il multiplayer; comprendiamo che gli sviluppatori vedano questo tipo di videogiochi come un momento aggregativo da trascorrere nella medesima stanza ma un buon multigiocatore in rete avrebbe sicuramente allungato la longevità del prodotto.

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In conclusione

Mario e Sonic si presentano a questa nuova tornata dei giochi olimpici adeguatamente preparati ma senza siglare alcun record. Il buon comparto grafico, vispo e colorato, mette in moto una compilation di discipline sportive programmate in maniera pertinente ma prive di reale profondità e dunque non in grado di appassionare a lungo o di creare esperienze sfaccettate. Molto buono nelle serate tra amici ed in grado di far scoppiare amichevoli risse correlate di maledizioni e strepitii, perde comunque mordente relativamente in fretta anche con la compagnia giusta. Decente l’apparato single player e la simil modalità carriera riservata al proprio Mii, seppure anch’essa piuttosto limitata e priva di buoni obbiettivi sul lungo periodo. Dunque da queste olimpiadi non ne esce un vero vincitore ma piuttosto il monito di presentarsi più in forma per la prossima, inevitabile, edizione! Ci si rivede a Tokyo 2020!

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