Tokyo Mirage Sessions #FE – Recensione

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Due serie inconciliabili come Fire Emblem e Shin Megami Tensei possono davvero unirsi in un matrimonio virtuoso, senza incorrere in forzature e bestemmie alla memoria storica dei due franchise? Dubbi legittimi se si guarda ai due famosi marchi del J-RPG per console: da una parte, un classico Nintendo dalle atmosfere cappa e spada giunto in Occidente a singhiozzo e dedicato a un mercato di nicchia fino alla sua riscrittura in Fire Emblem Awakening, dall’altra un altrettanto serie ai più sconosciuta, dalle tematiche esoteriche e oscure, apprezzata nella stragrande maggioranza dei casi dai giocatori grazie al ben più popolare spin-off, Persona. Luce e ombra che si trovano ad abitare, grazie a questa singolare collaborazione, nella confezione di un unico prodotto: ma ne varrà la pena?

Titolo: Tokyo Mirage Sessions #FE
Sviluppatore: Atlus
Publisher: Nintendo
Lingua: Testi in inglese, doppiaggio in giapponese
Piattaforme: WII U

Diventerai una star, una celebrità

Ambientato in una Tokyo assolata e macchiata da quei vizi e da quelle mode che abbiamo avuto modo di conoscere nel recente Akiba’s Trip e nel classico The World Ends with You di Square Enix, Tokyo Mirage Sessions #FE narra gli sforzi di Tsubasa, una ragazza che in tenera età ha assistito, suo malgrado, alla misteriosa sparizione di cantanti e celebrità nipponiche, fra le quali capeggiava anche la sorella. Questo trauma infantile ha provocato nella giovane un’unica grande ossessione: la volontà di diventare una star, una idol giapponese, un’icona che possa indagare allo stesso tempo, e in segretezza, nel mondo dello show biz, alla ricerca di una risposta agli inspiegabili eventi. Nei panni di Itsuki, l’anonimo migliore amico (e telefonato love interest) della giovane, il giocatore viene buttato a capofitto in una vicenda dalle tematiche soprannaturali, dove attori, cantanti e ballerini sfruttano il loro talento per poter evocare e contare sull’aiuto di Mirage, emanazioni antropomorfe soprannaturali che donano agli artisti capacità sovrumane e poteri incredibili. Nel caso questo scenario dovesse sembrarvi troppo assurdo, beh, sappiate che è solo la punta dell’iceberg di una produzione dalle premesse sopra le righe, ma dall’esecuzione molto classicheggiante, con un’impronta narrativa dalla matrice chiaramente ispirata agli show giapponesi super sentai (le serie tv dalle quali vengono tratti gli occidentali Power Rangers, per intenderci).
Se da una parte potrebbe ricordare agli appassionati del genere J-RPG le premesse di un qualsiasi episodio recente della serie Persona, il dramma consumato in Tokyo Mirage Sessions #FE è semplice e sotto gli occhi di chiunque dovesse metterci sopra le mani: la sceneggiatura è talmente scontato e derivativa che basta aver seguito uno show animato negli ultimi 20 anni per poter anticipare quello che i protagonisti diranno o dove la trama finirà per dirigersi. Lo stesso problema si pone, chiaramente, anche per i protagonisti, tutti finemente incasellati in stereotipi e cliché dell’animazione giapponese e della narrativa nipponica dedicata ai più giovani. Un vero peccato se si considera che il tema del mondo dello spettacolo, per quando assurdo, poteva essere una base interessante su cui basare una narrazione più matura e brillante, specie se pensiamo che le stesse penne di casa Atlus firmano titoli di ben altra caratura, come la già citata serie Persona o altri spin-off del franchise Shin Megami Tensei, come lo struggente Digital Devil Saga per Sony PlayStation 2. Sembra, infatti, che i dialoghisti si siano fortemente concentrati nel creare un cast di protagonisti il più possibile vicini a scenari confortanti e già conosciuti, quasi a dire “ecco la vostra comfort zone narrativa fatta di tsundere, otaku e Shibuya”. Il che, nell’ottica di una localizzazione occidentale, è altrettanto difficile da gestire.

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PER-FOR-MA!

Se dal punto di vista narrativo il titolo non spicca certamente per originalità, le meccaniche imbastite da Atlus per caratterizzare il comparto ludico, fortunatamente, riuscirebbero a donare fascino anche alla più anonima produzione low-budget (non dimentichiamoci che stragrande maggioranza dei titoli sviluppati da Atlus sono infatti rivolti alle console portatili).
Messa da parte la noia e la scontatezza del comparto narrativo, si fa la conoscenza con i dungeon esplorabili disseminati di enigmi ambientali e il buon sistema di combattimento a turni del titolo. Se i fan Atlus non si staranno stupendo di fronte alla natura dungeon crawler del titolo, è anche vero che al netto di un rodato sistema di scontri basato, come da tradizione per la serie Shin Megami Tensei, nello scovare e sfruttare le debolezze elementali degli avversari, Tokyo Mirage Sessions #FE introduce alcune novità degne di nota. La prima sono le combo inanellabili proprio portando a segno una magia Bufu o un’Agi contro il corretto avversario, facendo da assist all’intervento dei compagni di squadra in un susseguirsi di colpi pirotecnici e affondi drammatici, oltretutto fondamentali nel momento in cui ci si volesse dedicare alla raccolta dei drop necessari ad evolvere i personaggi. L’altra caratteristica unica di questo titolo, invece, è da ricercarsi nelle abilità speciali, alcune sbloccabili solamente riempendo un indicatore in alto a destra dello schermo in stile picchiaduro, altre attivate aleatoriamente (!) e in grado di riscrivere le sorti degli scontri più impegnativi. Un elemento “fortunato” che viene ovviamente influenzato da ciò che si mangia e si beve durante la vita quotidiana, e che in qualche modo mantiene sempre alta la tensione durante le fasi di gioco più avanzate. Di tutt’altro genere, invece, è l’impressione che mi ha fatto il sistema di crescita ed evoluzione dei protagonisti promosso dal titolo Nintendo: gli eroi del titolo traggono abilità e caratteristiche dall’utilizzo di determinate armi, ma anche da alcune caratteristiche che vengono giocoforza sbloccate col prosieguo della storia. Solamente “craftando” le armi e le abilità partendo da oggetti e caratteristiche rese accessibili solo dopo determinati episodi, è possibile evolverli secondo il proprio piacere, in una specie di fac-simile del Cristallium di Final Fantasy XIII in cui l’abilità del giocatore e l’iniziativa personale devono sempre e solo sottostare a ciò che è stato deciso dai game designer. In un’unica parola: crescita controllata, su binari dai quali è difficile riuscire ad allontanarsi, quando addirittura impossibile.
Se non si considera troppo svilente questo aspetto forse un po’ troppo lineare, ci si può tranquillamente crogiolare nel tripudio di filmati in Cgi e di scene cinematiche realizzate col motore in-game di Tokyo Mirage Sessions #FE, una vera e propria celebrazione dell’estetica anime style in 3D. A differenza del tipico prodotto Atlus, la co-produzione Nintendo può contare su una messinscena gradevolissima e completamente tridimensionale, deputando le caratteristiche illustrazioni dei personaggi ai soli menù. Niente dialoghi stile visual novel: in Tokyo Mirage Sessions #FE ciò che viene mostrato è ciò che viene raccontato, senza evidentemente sottostare a limitazioni tecniche dettate da budget ridotti. Un peccato, però, che il commento sonoro non sia altrettanto smagliante, e che gli unici picchi qualitativi siano da ricercarsi nei brani cantati inseriti durante le performance canore degli idol protagonisti. È chiaro che da queste parti Shoji Meguro non è passato.

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In Conclusione

Tokyo Mirage Sessions #FE è un prodotto competente, assolutamente slegato dalla continuità narrativa dei due franchise genitori e capace di ergersi, da solo, a produzione con una propria identità e caratteristiche distintive. Dotato di un comparto ludico sufficientemente solido – anche se potrebbe sembrare troppo facilitato agli occhi dei fruitori del genere – e di un’estetica zuccherosa e j-pop, è purtroppo appesantito da una sceneggiatura derivativa e al limite dell’assurdo, che non lo aiuta purtroppo a ergersi fra le esclusive di spicco di Nintendo Wii U.

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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