Fire Emblem Fates – Recensione

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Quando Fire Emble Awakening approdò su Nintendo 3DS riuscì a ridare linfa vitale a una serie in seria difficoltà, non al livello di qualità, ma soprattutto a livello di utenza. Il precedente Radiant Dawn su Wii (console che fece dell’accessibilità all’utenza casual il suo punto forte), risultò pressoché inaccessibile a chiunque non fosse un fan della serie o un patito di strategia. Awakening propose una formula rinnovata e varie opzioni di difficoltà per i giocatori meno esperti, che lo rese fruibile a un pubblico molto più ampio, come dimostrarono in seguito le ottime vendite.

È da questo ottimo risultato che Intelligent Systems è partita per la creazione di Fire Emblem Fates, un progetto che espande la formula di gioco di Awakening, ne aumenta la possibilità di scelta di difficoltà, ma ha anche l’ambizione di proporre un formato doppio: Retaggio e Conquista.

Titolo: Fire Emblem Fates
Sviluppatore: Intelligent Systems
Publisher: Nintendo
Lingua: Italiano
Piattaforme: Nintendo 3DS
Prezzo: 40.00 € (Amazon)
Data di Uscita: 20/05/2016

Fire Emblem Fates - Recensione storia

Ciù storis is megl’ che uàn

Il gioco ci mette nei panni del giovane Corrin, uno dei principi della famiglia reale di Norh, benvoluto dai suoi fratelli ma anche duramente addestrato alla dura disciplina militare che la nazione persegue sotto il comando dell’austero Re Garon. Corrin è però in una condizione diversa rispetto agli altri fratelli: non ricorda bene il suo passato ed è confinato per ordine del Re a rimanere in una fortezza.
Dopo aver dimostrato il proprio valore, a Corrin viene finalmente permesso di abbandonare il suo esilio e di comandare una missione al confine con Hoshido, regno sotto attacco delle mire espansionistiche del re di Norh. In questa occasione egli viene catturato e portato dinanzi alla regina di Hoshido, che gli rivela di essere la sua vera madre, e che in realtà Re Garon lo aveva rapito ancora in fasce molti anni prima per poi portarlo con sé a Norh, dove è cresciuto.
Dopo i primi 6 capitoli introduttivi, quindi, il nostro protagonista dovrà scegliere a quale schieramento aderire: Retaggio consisterà nella fazione di Hoshido, la sua vera famiglia; con Conquista si affronterà il gioco dalla parte di Norh, la sua famiglia adottiva.
Quale che sia la vostra scelta, la vostra strada vi prterà nel capitolo Rivelazione, che rappresenta l’apice e la sintesi dell’avventura, nel quale dovremo affrontare lo schieramento opposto e andando a delineare il finale.

Già da subito si capisce che le due versioni di Fire Emblem: Fates non sono paragonabili alla tradizionale doppia versione di Pokémon, ma sono due variazioni della storia completamente diverse, due prospettive, due interpretazioni.
Le due fazioni vengono presentate come massime antitesi: l’oscura e aggressiva Norh come il “Lato Oscuro” dai caratteri occidentali, e la luminosa e pacifica Hoshido dai tratti riconoscibilmente orientali. Proseguendo nell’avventura, però, capiremo come questa estremizzazione sia soltanto apparente.

Rispetto ad Awakening possiamo apprezzare un comparto narrativo forse più curato e presente, anche in virtù della duplice storyline, con ottime cutscene animate a sottolineare i momenti salienti. Non siamo però di fronte a delle sceneggiature brillanti, dato che la narrazione si poggia troppo su personaggi e situazioni che ricalcano cliché e stereotipi già visti e rivisti troppe volte per non risultare stucchevoli.
Rimanendo nell’ottica di una storia di epica classica, senza particolari momenti di originalità o profondità, le storie di Fire Emblem: Fates sapranno comunque intrattenere i giocatori, soprattutto grazie ad alcuni colpi di scena che arriveranno verso la metà del gioco.

Fire Emblem Fates - Recensione gameplay 1

Strategicamente migliorato

La scelta tra le due versioni non si ferma alla differente storyline che intraprenderemo, ma riguarda anche il target del giocatore. Retaggio è infatti più adatto ai neofiti del genere, o in generale a chi non ha la pazienza di ricominciare più volte le missioni, e ci propone un’esperienza molto simile a quanto già visto in Awakening, con incontri facoltativi disponibili per accumulare agevolmente esperienza e soldi da spendere nell’equipaggiamento. In Conquista invece la curva di difficoltà è decisamente più ripida, adatta ai giocatori esperti, soprattutto perché le opportunità di ottenere esperienza e denaro saranno più ridotte, e pertanto dovremo ottimizzare ogni mossa e occasione per non rimanere con un party inadeguato a proseguire. In generale, inoltre, le missioni di Conquista saranno più complesse e ci sottoporranno obbiettivi multipli e più variegati; questo si tramuta ovviamente in una maggiore varietà e soddisfazione, al costo di sforzo strategico e tanta pazienza da parte del giocatore.
Potremo comunque personalizzare entrambi i percorsi su tre livelli di difficoltà, e scegliere se le morti in battaglia saranno permanenti, o se recuperare i caduti nel capitolo successivo o persino durante lo scontro stesso.
Insomma è stata congeniata un’ampia e stratificata scelta di difficoltà capace di rispondere persino a chi a suo tempo trovò Awakening troppo facile o troppo difficile. Ora qualsiasi tipo di giocatore potrà impostare il proprio livello ed esserne soddisfatto.

Le meccaniche di gioco di Fire Emblem Fates ricalcano in gran parte quelle viste nel predecessore. Il giocatore dovrà gestire un gruppo di combattenti su un’arena organizzata a griglia, dove spostare le proprie unità combattenti per attaccare e sconfiggere quelle avversarie. Ogni volta che due unità si scontrano si entra in una modalità di battaglia automatica in cui ognuno attaccherà e contrattaccherà a seconda dei propri parametri e abilità speciali. Sarà quindi fondamentale tenere in considerazione tutti i fattori in gioco e costruire un avanzamento strategico, per evitare di consegnare scompostamente le proprie unità in pasto agli attacchi nemici.

Fire Emblem Fates - Recensione gameplay 2

A differenza di Awakening, ora il supporto tra due unità è stato meglio definito: due unità vicine si aiuteranno in attacco, mentre accorpando un’unità a un’altra nella stessa casella sarà adibita specificatamente a difenderla. Le probabilità di successo di attacco e difesa sono ancora una volta dettate dal livello di rapporto tra i personaggi, che aumenterà sempre facendoli combattere fianco a fianco; più combatteranno assieme, più la coppia agirà meglio. Questa volta però, le azioni in coppia potranno essere sfruttate anche dalle unità avversarie, quindi bisognerà tener conto anche di questo.
Altra novità presente in Fates sono le Vene del Drago, ovvero particolari caselle nell’arena di battaglia che i personaggi appartenenti alle famiglie reali possono attivare con effetti morfologici vari, a seconda del luogo. Potremo prosciugare fiumi o ghiacciare laghi e abbattere alberi, per permettere una scorciatoia per le nostre unità, o scatenare fenomeni che andranno ad ridurre i parametri degli avversari, ecc.
Sono state anche introdotte nuove classi, anche se risultano abbastanza simili ad altre già viste in passato. Al trittico spada-ascia-lancia delle armi coinvolte nel classico sistema carta-forbici-sasso, in Fates vengono inserite adeguatamente anche magie, archi e shuriken/coltelli da lancio.
Anche l’interfaccia in battaglia è stata riordinata e ottimizzata per avere le informazioni più importanti a portata di sguardo, e sono state persino aggiunte delle icone che segnalano le unità nemiche più pericolose a seconda della situazione; se ad esempio avremo selezionato un’unità alata il gioco ci evidenzierà gli arcieri, in modo da farvi più attenzione.
Come ciliegina su questa torta di novità segnaliamo la gestione di un castello personale che fungerà da base per il vostro gruppo, in modo reminescente a quanto visto a suo tempo in Suikoden. Il castello potrà essere potenziato e dotato di varie strutture, dove potremo ad esempio rifornirci di equipaggiamenti o cucinare ricette particolari. Dovremo però anche difenderlo per evitare di essere invasi dagli altri giocatori, o potremo noi stessi cercare di invadere i castelli altrui.
Insomma Fire Emblem Fates recupera una formula di gioco già valida di suo e la arricchisce ulteriormente di numerosi elementi che faranno la gioia degli amanti della strategia.

Fire Emblem Fates - Recensione grafica

Tecnica e tattica

Anche l’aspetto grafico di Fates parte direttamente da quello di Awakening, il che vuol dire che non vi ritroverete davanti a un prodigio visivo, ma che quantomeno è stato ritoccato qua e là: i modelli poligonali sono un po’ più dettagliati (e finalmente hanno i piedi), le espressioni facciali sono un po’ più curate, ecc.
Il character design di Yūsuke Kozaki è ora molto più vario ed è notabile la differenza di stile tra le diverse fazioni. L’ottima qualità dell’artista si nota poi maggiormente in occasione delle sequenze animate che danno più ampio respiro agli avvenimenti della storia.
Anche gli effetti speciali hanno subito un upgrade soddisfacente, e si fa molto apprezzare l’effetto di transizione dalla mappa di battaglia allo scontro tra modelli poligonali, che rende le due fasi molto più fluide.

Buona anche la colonna sonora, opera di vari compositori tra i quali Takeru Kanazaki, Rei Kondoh e Hiroki Morishita (alcuni dei quali autori anche dei brani del titolo precedente), che accompagna gli eventi con tonalità che vanno dall’epico al drammatico, ottimamente adattati agli eventi. Anche questo aspetto del gioco contribuisce a rendere diverse le atmosfere tra Retaggio e Conquista, con un utilizzo di strumenti e ritmi diversi tra di loro.

Fire Emblem Fates - Recensione last

In conclusione

Fire Emblem Fates è un’evoluzione che va oltre le normali previsioni di seguito. La sua doppia incarnazione denota una formula ambiziosa che riesce nel suo intento di dare al giocatore due macro-opzioni sia narrative che di approccio al gioco.
Partendo dall’ottimo traguardo di Awakening, Intelligent Systems è riuscita ad espandere e arricchire la profondità strategica del gameplay confezionando un prodotto ancora migliore e soprattutto più corposa del precedente.

Classe 1983, inizia a videogiocare con Commodore 64, NES e i coin-op nelle sale giochi (di cui sente la mancanza). Da allora non ha mai smesso di menar di pollici sul joypad, seguendo per oltre 20 anni con passione l'industria dei videogame, per poi finire a scriverne su diverse realtà online. Mastica un po' ogni genere, ma predilige RPG, action, adventure, picchiaduro e platform. Amante delle arti marziali, nemico degli estremismi, il suo stato intellettuale ideale prevede riflessioni antropologiche e rutto libero.

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