L’uomo che vide l’infinito – Recensione

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Uno Zeppelin che vola sul cielo d’Inghilterra e l’immagine di un elefante nell’affiche di un circo. Due pachidermi e due antipodi. Due mondi. Da una parte l’Occidente e il suo positivismo, dall’altra la cultura mistica orientale. Nella simbologia di questa contrapposizione si sviluppa la vicenda di L’uomo che vide l’infinito, appena uscito nelle sale.

Basato sulla biografia di Robert Kanigel (Rizzoli), il film racconta la vita di Snirivasa Ramanujan, il giovane scienziato indiano le cui geniali formule matematiche costituiscono la base su cui oggi studiano fisici e matematici per elaborare la teoria delle stringhe, i buchi neri e la gravità quantistica. Diretto da Matt Brown e interpretato da Dev Patel (The Millionaire) e da un Jeremy Irons di nuovo in stato di grazia, il film ci fa viaggiare tra l’India e l’Inghilterra, presentandoci Madras e Cambridge nel periodo tra il 1913 e il 1920. Il giovane Ramanujan (Dev Patel), privo di qualsiasi formazione accademica, scrive quaderni e quaderni di formule matematiche assolutamente geniali. Queste iniziano a essere notate in patria, e il ragazzo comincia a coltivare la speranza che saranno apprezzate dal famoso matematico G.H. Hardy (Jeremy Irons). Il miracolo inatteso accade realmente, e Ramanujan viene invitato a Cambridge. L’impatto tra i due universi si rivela problematico sin dall’inizio, ma grazie alla conquistata amicizia di Hardy il giovane indiano riuscirà a dimostrare e pubblicare le sue scoperte.

Il film sviluppa il rapporto di Ramanujan con Hardy rendendo evidente la differenza tra le due civiltà. Per l’indiano il mistero della matematica rappresenta la bellezza della forma, un trionfo estetico, il frutto di un’intuizione legata alla spiritualità. Per Hardy, invece, deve essere affrontata razionalmente, con un approccio scientifico, ed è quindi necessaria la conferma delle dimostrazioni che l’indiano reputa inutili: lui le formule le vede, non ha bisogno di dimostrarle. E avrà ragione, perché le sue intuizioni supereranno la prova.

Anche il rapporto personale tra i due subisce un’evoluzione, e da un’iniziale incomprensione generata dall’impatto tra la natura espansiva ed entusiasta di Ramanujan e quella riservata e introvertita di Hardy nascerà un’amicizia profonda. Intorno a loro il razzismo e classismo degli inglesi (superati allafine con l’accettazione dello scienziato straniero al Trinity College), le resistenze dell’ambiente accademico, l’esplodere della grande guerra. Hardy riuscirà a comprendere in modo empatico anche l’amore per la moglie lontana del giovane, lasciata a casa con la madre.

Nonostante una sceneggiatura molto ortodossa e prevedibile, L’uomo che vide l’infinito porta sul grande schermo una storia coinvolgente e accattivante, che ha il pregio di disegnare con intensità una vicenda vera. L’interpretazione di Irons, completamente calato nella figura dell’eccentrico matematico inglese, dà un valore aggiunto al film.

 

Scheda film

Titolo: L’uomo che vide l’infinito
Regia: Matt Brown
Sceneggiatura: Matt Brown
Cast: Dev Patel, Jeremy Irons, Toby Jones, Devika Bhise, Stephen Fry, Jeremy Northam, Kevin McNally, Enzo Cilenti, Richard Johnson
Genere: Biografico , Drammatico
Durata: 108′
Produzione: Edward R. Pressman Film, Xeitgeist Entertainment Group, Animus Films, Exit Strategy Productions, Firecracker Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazione: Gran Bretagna
Uscita: 9/06/2016

 

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