Dai soldati in Afghanistan ai suicidi degli adolescenti. EMDR, la terapia che salva le vittime dei traumi

Varie

Al Teatro Bataclan di Parigi, dopo gli attentati del 15 novembre, c’erano loro a raccogliere e curare le anime di chi aveva visto l’orrore. C’erano a Parigi come a Bruxelles. E in mille altri luoghi in cui il dolore del trauma richiede un’elaborazione particolare, gestita da psicoterapeuti formati al trattamento con EMDR.
A molti l’acronimo e il suo significato (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) potrà non suggerire nulla, ma basta addentrarsi in qualche memoria filmica o televisiva per scoprire che ci è più familiare di quanto pensiamo. Avete presente la serie “Criminal Minds”? Ecco, il metodo utilizzato dagli agenti FBI per fare andare indietro con la memoria le vittime di violenze e ricordare particolari apparentemente dimenticati è l’EMDR. Negli Stati Uniti, dove è nato, è stato utilizzato inizialmente per curare i traumi dei veterani di guerra reduci da Afghanistan e Iraq. Oggi è una terapia adottata in tutto il mondo per trattare i disturbi post-traumatici da stress ma anche depressione, ansia, fobie, lutto acuto, sintomi somatici e dipendenze.

Abbiamo incontrato Isabel Fernandez, presidente delle associazioni EMDR Italia ed Europe e le abbiamo posto alcuni quesiti.

foto isabel

Come descriverebbe in termini semplici l’EMDR?
Il metodo nasce dalle osservazioni di Francine Shapiro, che nel 1989 ha pubblicato una ricerca in cui descriveva gli effetti positivi dei movimenti oculari sullo stress. Questi movimenti sono legati a delle funzioni cognitive, e l’EMDR li utilizza per rielaborare esperienze che a distanza di tempo hanno lasciato un disagio, senza che la persona si ricordi completamente dell’avvenimento. La rabbia, i residui emotivi stanno a testimoniare che la persona non è stata in grado da sola di affrontare quell’esperienza.

A che punto sono il follow-up e la ricerca?
L’EMDR annovera più ricerca di qualsiasi altro trattamento che si occupa di traumi, tant’è vero che compare nelle linee guida dell’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità. Le numerose ricerche hanno stabilito l’efficacia della terapia.

Quanti sono gli iscritti in Italia?
Più di 4.000 sono iscritti all’associazione e lavorano in ambito pubblico, nelle asl, nei consultori, negli ospedali, con i militi dell’esercito e delle forze dell’ordine. Sono poi molti attivi anche in ambito privato, dove si occupano di bambini e situazioni di stress. Al Bataclan di Parigi molti terapeuti hanno fornito la loro opera per dare aiuto ai sopravvissuti e alle persone esposte a questo evento traumatico. A Parigi e a Bruxelles abbiamo lavorato con molti italiani che, una volta rientrati in Italia, hanno continuato con il trattamento con i nostri terapeuti.

In Italia che tipo di interventi sono in atto?
Tra gli ambiti d’urgenza esistono le situazioni dei rifugiati, fuggiti dalla mostruosità della guerra. Poi stiamo intervenendo molto nelle scuole e nei licei quando si verifica una scomparsa violenta, di un compagno di classe o di un amico. I suicidi tra gli adolescenti hanno tutta la nostra attenzione.

E’ vero che in questo momento state seguendo i bambini siriani ospitati in un orfanotrofio nel sud-est della Turchia?
Sì, è vero. Un gruppo di terapeuti ha iniziato da qualche giorno a incontrare i bambini ospitati a Gaziantep, ai confini con la Siria. Tutto è iniziato con un servizio realizzato da Rai3 nell’orfanotrofio di “Dar Al Salaam” (Casa della pace). I giornalisti, che conoscevano il nostro lavoro, ci hanno richiesto di intervenire. Altissimo il livello di traumatizzazione trovata e gli aspetti dissociativi presenti. Le ferite dell’anima erano profonde, sanguinanti e multiple. L’EMDR di gruppo ha permesso di rielaborare target di lutti traumatici ed eventi di guerra. Sono state installate molte risorse nei tre gruppi trattatati: bambini, adolescenti e mamme. Il progetto è ancora in corso, e a luglio partirà per la Turchia un altro gruppo. In tal modo avremo la possibilità di confrontare i risultati.

una terapeuta con alcuni bambini

5 Commenti

  1. Bisogna lavorare per fa sì che i terapeuti formati EMDR entrino nei servizi , questo è’ il passo importante da fare ..
    Isidoro hai fatto bene a lamentarti !! È’ vero la sanità pubblica fa pietà !!!!

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  2. Grandi salti di gioia per le ricerche e soprattutto alla EMDR che voi dite che ormai è ovunque , ma fatemi il piacere siete solo dei poveracci in questo paese la sanità fa schifo e per curarti devi sborsare palate di soldi, che la gente non ha, nelle asl non esistono queste cose perché in questo paese non esiste cura esistono solo dei spacciatori di xanax che voi chiamate medico di base ….il famoso medico curante che prescrive la droga legale a tutto il paese di pecore

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    • Sappiamo tutti benissimo in quale situazione versa la sanità italiana, dei costi per gli assistiti e della bassa qualità dei nosocomi. Vorrei ricordare che gli psicoterapeuti che utilizzano questo metodo di grande impatto sociale e individuale, capace di rimarginare ferite e personali e collettive, svolgono il loro lavoro gratuitamente, offrendo la loro competenza là dove vengono segnalati traumi collettivi per catastrofi naturali, come nel caso dell’alluvione a Piacenza o del terremoto dell’Aquila, O ancora dei suicidi di adolescenti cha hanno lasciato il segno sulla comunità, sui familiari, sui compagni di scuola. Purtroppo il sistema sanità è ancora refrattario ad agevolare gli interventi, e il personale EMDR si trova a dovere combattere per trovare un varco nel muro della burocrazia e delle resistenze colpevoli.

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  3. Intervento davvero eccellente… Questa fase socio culturale necessita di interventi volti a lavorare sul trauma.
    È’ fondamentale che le persone siano informate dell’esistenza dell’Emdr. Grazie davvero

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  4. Conoscevo il metodo e il lavoro dell’Associazione EMDR. Stanno facendo davvero tanto

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