Nicolas Winding Refn e i suoi demoni a Roma – “Non faccio film, creo esperienze. Ecco il cinema del futuro.”

Cinema Interviste

Da Cannes a Roma. Seguendo lo stesso itinerario di The Nice Guys e dei suoi due protagonisti Russell Crowe e Ryan Gosling, il visionario regista Nicolas Winding Refn (Drive) e la giovanissima protagonista Elle Fanning (Maleficent) sono arrivati nella capitale per presentarci The Neon Demon, nuovo thriller-horror in uscita l’8 giugno nelle sale italiane distribuito da Koch Media in collaborazione con Fulvio e Federica Lucisano.

Non cercate di associare The Neon Demon o, in generale, i film di Refn a qualche altra opera cinematografica, vi risponderà a tono e si chiederà come mai la gente si ostini ad impiegare e perdere il suo tempo dietro ad una pratica di questo tipo. Vi svelo un piccolo segreto: tutti rubano, chi non ruba sta mentendo. Questo è il cinema del regista danese, prodotti unici e, forse, impossibili da paragonare, oltre che da inquadrare un singolo e ben determinato genere.

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Simboli, tarocchi, bellezza

Se c’è un cultore del simbolismo, quello è Refn. Cosa ci si può aspettare da un director capace di arrivare a farsi leggere i tarocchi da parte di Alejandro Jodorowsky ogni fine settimana su Skype, per lavorare al film e trovare ispirazione? E poi il triangolo, ricorrente fin dalla locandina del film passando per le scene più intense, che rappresenta un po’ questo Neon Demon, questa entità che poi, essenzialmente, è Elle Fanning. L’idea era quella di utilizzarlo per simboleggiare la sensibilità. Sensibilità di cui la bellissima attrice appena diciottenne è l’espressione più pura, così come è espressione della bellezza. Al riguardo è lo stesso Refn ad apprezzare particolarmente il concetto, posto alla base del film stesso. Ritengo che la bellezza sia qualcosa di estremamente complesso, su cui ognuno ha un’opinione diversa. Per alcune persone può essere una cosa profondamente superficiale, per altre, magari, è talmente tanto profonda e importante da spingerle ad andare all’Università per studiarne i vari aspetti e concetti di ciò che rappresenta l’altro, tutti capiscono cosa sia la bellezza, possono toccarla, ne hanno un’opinione.

A lui si aggiunge la giovane protagonista, descrivendo il suo personaggio e la sua distorta visione di bellezza all’interno dell’opera – penso che qui il mio personaggio finisca per essere ossessionato dalla bellezza che la porta alla sua caduta, ma anche che non fosse innocente fin dall’inizio. Penso che avesse già pianificato tutto. la linea di demarcazione tra il volersi bene in maniera sana e l’essere ossessionati da se stessi o dalla propria bellezza è molto sottile dopotutto.

 

ViaggiaRefn

Sono arrivato alla conclusione che tutti i film che ho fatto finora non siano stati altro che una preparazione, un viaggio fino a questo. C’è una specie di filo conduttore che li ha attraversati tutti e ha portato a The Neon Demon – afferma chiaramente il regista, che considera il film la sua personalissima versione cinematografica di quel Barbarella che tanto successo ha avuto sul piccolo schermo. Non esclude nulla, tra cui un nuovo progetto nel mercato potenzialmente importante come della TV, anche se scrivere per un serial televisivo è molto più impegnativo, sono dodici ore di scrittura, non novanta minuti.

Non faccio film, ma esperienze, così infine scappa ai paragoni che gli si propongono, da un azzardato Lynch ad Alice nel Paese delle Meraviglie passando per la contessa sanguinaria Erzsébet Báthory e Suspiria di Dario Argento. Secondo me, in questo lungometraggio vi sono molte più cose, in quanto credo che ciò che volevamo realizzare fosse un film horror, bello, divertente, melodrammatico, volgare, sexy e di fantascienza. Insomma, tutto ciò che qualcuno può mettere dentro un’esperienza e, ovviamente, per far sì che fosse puro intrattenimento.

 

Largo ai giovani, porte aperte al futuro

Refn si concede infine una lunga riflessione sul cinema moderno, sui blockbuster e sulla rivoluzione digitale, sottolineando come il mondo del cinema si trovi ad un punto di svolta rispetto al classicismo, di fronte a nuove regole che rompono con la tradizione del vecchio modo di fare cinema. Il mondo digitale concede l’accesso a tutti, il pubblico è rappresentato da chiunque, tutto è vedibile, non c’è alcun controllo. E’ una possibilità di creazione folle. La struttura classica è obsoleta, appartiene al passato. Il nostro film è futuro, ed Elle da sedicenne fa da apripista verso questo mondo. Non sarebbe stato possibile senza di lei. Il futuro non è più quello che noi siamo, ma quello che rappresentiamo, che difendiamo. Il tutto con l’auspicio di continuare a fare cinema –  Io ho due cose nella vita: mia moglie e il lavoro, o, meglio, la famiglia e l’amante. Spero di poter fare quanti più film possibili, perché amo la creatività. Quindi, la mia promessa è cercare di farne quanti più possibile.

La stessa Elle Fanning si dichiara entusiasta per l’esperienza vissuta, sottolineando la novità di un’esperienza di questo tipo – è stato come andare verso il futuro, mi sono sentita libera di esprimere le mie idee, quello che pensavo. E’ stata una grande ispirazione per me e per molti altri teenager. L’arte è semplicemente un qualcosa a cui le persone reagiscono. E’ un modo molto interessante di esprimersi.

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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