Le religioni hanno sempre considerato l’anima qualcosa di immortale, destinata a sopravvivere alla morte. Ed anche la fantascienza si è occupata della possibilità di spremere il succo trascendente dei nostri corpi, digitalizzando le nostre emozioni e ricordi per sopravvivere al naturale oblio al quale siamo tutti destinati. Dick in “Ubik”, in un’orgia di lisergica follia creativa, aveva ripreso quelle che erano le istanze del postumanesimo, facendo risiedere i defunti in case di riposo, presso le quali i vivi potevano interagire con loro. Poi c’è stata tutta la letteratura successiva, con i romanzi di Stross o di Gibson, che hanno mostrato come anima-software e corpo-hardware potessero essere assimilati alle macchine da calcolo, fondendo informatica e spiritualità in un vortice di mirabolanti racconti e romanzi. Questo fenomeno in campo cinematografico ha avuto sicuramente il suo momento di splendore della realizzazione del primo Matrix.
Anche nel campo dei videogames questi soggetti sono stati applicati in titoli che hanno riscosso enorme successo, come ad esempio, per citarene un o dei più recenti, l’ottimo SOMA.

Wales Interactive prova con Soul Axiom a trasportarci ancora negli universi inesplorati dell’anima, ma riuscirà ad essere all’altezza di un compito così gravoso? Non dovrete far altro che leggere questa recensione per scoprirlo.

Titolo: Soul Axiom
Sviluppatore: Wales Interactive
Editore: Steam, Nintendo, Microsoft, Sony
Genere: Action, Adventure
Piattaforma: Xbox One, PS4, PC, Wii U
Data d’uscita: 7 Giugno 2016 (PS4)

« Io sono vivo,
voi siete morti »
(Philip Dick, Ubik)

Soul Axiom ci trasporta in un futuro molto prossimo, dove grazie ad una geniale ragazzina, si può fare l’ “upload” della coscienza delle persone per preservarle dalla morte. Il cloud delle anime nasce come un progetto che oggi definiremo “indie”, ma che poi viene commercializzato da una grande multinazionale che crea il sistema Elysia, l’ultima ed aggiornata versione di questo Second Life, o meglio After Life.
Ed è proprio in questo mondo che ci risveglieremo, totalmente ignari sul cosa fare e su come procedere. Scarne indicazioni che raccogliamo a sprazzi dalla matrice del programma, ci faranno da guida per iniziare la nostra esplorazione in questo universo sospeso tra il reale e il mistico.
La narrazione implicita regala un senso di costante paranoia al giocatore, che piano piano viene assimilato dal gameplay e dalla pressante necessità di capire cosa si nasconda di marcio all’interno di questa ambiziosa e lugubre simulazione.
Con l’acquisizione di peculiari poteri che ci permetteranno di manipolare il tessuto stesso di questa realtà sintetica, la nosta capacità di esplorare aumenterà, aprendoci le porte ad un livello superiore di coscienza e recuperando tasselli di informazioni che dovrebbero regalarci il quadro complessivo di quello che ci sta accadendo, ma anche di quello che ci è accaduto.

Con queste premesse ci saremmo potuti trovare di fronte ad un gioco potenzialmente entusiasmante, ma Wales Interactive non è riuscita a mantenere il gioco all’altezza delle aspettative.
Tecnicamente la realizzazione manca di quella finezza grafica che avrebbe reso l’esperienza immersiva ed ancor più coinvolgente. Nonostante alcuni apprezzabili livelli di gioco, la maggior parte di Soul Axiom non rende sicuramente onore alle console next-gen, compresi anche dei fastidiosissimi cali di frame rate, che abbiamo riscontrato nella versione PS4 da noi testata.

soul axiom #1

In media stat virtus

Se però si può transigere sulla realizzazione tecnica, non possiamo altresì evidenziare il bipolare gameplay che mina non poco la struttura complessiva di Soul Axiom. Ci troviamo di fronte ad una avventura nella quale potremo procedere solo risolvendo dei puzzle grazie ai poteri manipolativi che abbiamo acquisito nei primi livelli di gioco. Il gioco parte in modalità tutorial, per farci impratichire con i comandi e i suddetti poteri, ma ben preso verremo lasciati completamente soli. Questo non sarebbe stato un male, se non per il fatto che molte volte questa solitudine diventa frustrazione, in quanto ci troveremo ad affrontare enigmi senza alcun tipo di indizio. La grande fortuna di Soul Axiom risiede proprio nelle ridotte dimensioni di ogni livello, altrimenti i minuti passati a scervellarci su come superare un determinato puzzle sarebbero diventati velocemente ore e ci avrebbero costretto ad abbandonare il gioco per sfinimento. Facendo un paragone con un altro gioco molto simile, ovvero The Witness, potremmo dire che quello che manca in Soul Axiom è una logica, quanto a The Witness mancava una narrativa.
La struttura dei livelli ricorda molto “Il mondo dei robot” di Crichton, poiché le varie memorie alle quali potremo accedere, attraverso un sistema che ricorda molto l’Abstergo, sono organizzate come un parco tematico, alla stregua di metafore. Ci troveremo quindi ad affrontare eterei castelli di ghiaccio, oppure esplorare gigantesche navi spaziali o manieri licantropeschi, per passare da basi militari o foreste sudamericane.
Ogni livello ci permetterà di sbloccarne altri, accedendo a banchi di memorie sempre più coerenti all’intero costrutto che definisce la trama di Soul Axiom.

Purtroppo anche il comparto audio risulta scompensato, con una colonna sonora che a volte sembra fare a cazzotti con l’azione di gioco, mentre in altri momenti è il compendio perfetto con l’azione creando una atmosfera perfetta.

Inoltre le scene di intermezzo che mostrano le varie memorie recuperate, sono di una qualità così infima con uno sgradevole effetto buffering, che nemmeno i primi filmati in FMV di 20 anni fa arrivavano ad un livello così basso.

Soul Axiom #2

In Conclusione

Dare un giudizio a Soul Axiom è arduo, perché da una parte vorremo stroncarlo con un voto decisamente basso, ma al contempo vorremmo premiare il tema trattato con un voto decisamente più che sufficiente. Questo perché Soul Axiom è un gioco nel quale si legge una grandiosa idea di fondo tra le righe di una realizzazione mediocre. Ci siamo ritrovati di fronte ad un gameplay sbilanciato, con livelli di una semplicità estrema mischiati con altri dalla troppo circonvoluta cripticità. La realizzazione grafica molto basilare non permette una piena immedesimazione con le vicende che vengono narrate.
Anche il comparto audio soffre di questa schizofrenica conformazione del gioco, portandoci da momenti di estrema tensione a effetti che sembrano essere stati ripresi da Peppa Pig.
Alla fine il nostro giudizio vuole premiare soprattutto le potenzialità e il livello di coinvolgimento che comunque il gioco è riuscito a regalarci. Wales Interactive dimostra sicuramente di avere ottime potenzialità, ma forse ancora non gli strumenti adeguati per poterle esprimere al meglio.

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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