The Witcher 3: Wild Hunt – Blood and Wine – Recensione

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Un Witcher non si tira mai indietro. Geralt di Rivia, ancora una volta, ci racconta una storia. Le opere di Andrzej Sapkowski hanno contribuito alla nascita di uno dei personaggi fantasy più amati e ad una saga capace di far venire i brividi, con una narrativa eccezionale e talvolta spiazzante. Lo strigo non demorde e anche se ne ha già raccontate tante, ancora una volta, l’ultima a detta degli sviluppatori, sarà strabiliante. Il sangue, il vino, uno strigo e una città come Touissant, un luogo che non ha affari con i regni settentrionali e quindi della guerra dell’impero Nilfgardiano e che non sa nemmeno cosa sia la Caccia Selvaggia. Una città baciata dal sole, colorata di un verde meraviglioso e di splendide armature dorate. Una città tranquilla, viva, dove passare gli ultimi anni di vita e rilassarsi. Eppure c’è qualcosa che non va. Terribili segreti e macabre situazioni popolano la bella Touissant, che mostra nel migliore dei modi la bellezza di un posto quasi magico, ma che nasconde dentro di sé il marciume più totale.

Geralt di Rivia è un Witcher e il suo lavoro è cacciare i mostri e le creature selvagge che popolano il mondo fantasy creato da Sapkowski. Premetto subito che la trama di Blood and Wine è completamente slegata dalla storia principale, anche se qualche riferimento non manca, lo stesso dicasi per Heart of Stone, la prima espansione. Detto questo, poco da dire sulla trama. Chi ha letto i libri sa bene come le avventure di Geralt siano qualcosa di incredibilmente emozionante e questa di Blood and Wine è a tutti gli effetti una trasposizione videoludica di un ipotetico nuovo racconto. “Benvenuti nella città del vino e dell’amore”.

Quello che di bello ha questo titolo è proprio il raccontare una storia, anche le più insignificanti. In altri giochi, certe missioni secondarie sono noiose o palesemente inserite a mo’ di filler per allungare il brodo. In The Witcher, così come nei libri, tutto questo è sempre decisamente interessante. Alzi la mano chi di voi magari avrà anche preferito la sub-trama di qualche missione secondaria invece di quella primaria. I ragazzi di CD Projekt RED hanno creato ancora una storia e delle sotto-storie incredibili. Passeggiare o esplorare la terra di Touissant è già il raccontare una storia, quella di una terra che non conosce malvagità ma ne è incredibilmente attratta, ma oltre a questo, si perderanno anche un paio di ore per scoprire cosa faceva litigare due amanti ormai trapassati da molto tempo. E tutte queste storie, sono le avventure dello strigo Geralt di Rivia.

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Non mi voglio dilungare troppo, né tantomeno fare troppo approfondimento sulle storie, ma quello che incontrerete in Blood and Wine non si discosta quasi per nulla dalle storie dello strigo già raccontate nei libri o nei giochi precedenti. Tutto è sviluppato al dettaglio, tutto è incredibilmente coerente e il carisma di certi personaggi, mostrati in situazioni paradossalmente agli antipodi, fanno venire i brividi. Questo è il punto di forza che potrebbe essere definito come “il gioco narrativamente migliore di questa generazione” o anche in generale, perché parliamo di un livello artistico eccezionale. Tutto questo è contenuto nel gioco, ma toccherà poi a noi giocatori scoprire il più piccolo segreto.

Passando al gameplay, non possiamo che continuare con le lodi. In primis c’è da dire che gli sviluppatori hanno lavorato, al contempo del contenuto, anche una nuova patch che aggiunge tantissime novità e miglioramenti. Il menu ora è cambiato ed è incredibilmente più fluido e leggero, oltre che sicuramente meno complicato. Inoltre hanno migliorato tutta una serie di bug minori e introdotto nuovi libri, icone, miglioramenti al crafting e degli armamentari. Ho notato anche un miglioramento prestazionale nel gioco base su Xbox One, con cali di frame quasi completamente assenti o impercettibili anche nei momenti di stress. Purtroppo non è lo stesso per Blood and Wine, dove su Xbox One pare sia stato riscontrato qualche problemino tecnico. Sia chiaro, nulla che sia problematico al fine del gameplay, ma dopo l’ottimo lavoro fatto sul gioco base, risulta quanto più strano.

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Il frame-rate nelle terre di Touissant è buono, con cali impercettibili o assenti, ma quando ci si avvicina alla cittadina e al castello, oltre a qualche rarissimo freeze di quasi un secondo, il frame rate inizia ad essere un po’ ballerino e si nota qualche situazione di stuttering. Inoltre, facendo il confronto con la versione PS4 (anche essa con i problemini di cui sopra, ma leggermente meno notabili) si nota una sfocatura strana degli ambienti più lontani e anche una palette di colori leggermente diversi. Ripeto: nulla che può danneggiare l’esperienza, visiva e non, del gioco, ma che comunque ci si poteva fare maggiore attenzione.

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico generale, Touissant è una meraviglia artistica e colorata che vi farà brillare gli occhi per tutta la durata dell’avventura. Le texture sono incredibilmente dettagliate da vicino e i colori sgargianti di questa terra sono una gioia per gli occhi. L’illuminazione è molto artistica, più del gioco base, con una luna e degli effetti di luce più artistici che reali, ma che contribuiscono all’immedesimazione in un mondo diverso e fantasioso.

La durata complessiva dell’avventura è incredibilmente alta: considerando che sia un contenuto aggiuntivo dal prezzo comunque più che accettabile (€ 19,99 Blood and Wine e € 24,99 il Season Pass contenente anche Heart of Stone) non possiamo che ritenerci soddisfatti. Non impiegherete meno di 15/20 ore per la trama di base, ma per completare al 100% il gioco e guardare tutto il guardabile, ce ne possono tranquillamente volere il doppio. Certi sviluppatori sviluppano DLC spacciati per giochi completi, mentre altri sviluppano giochi completi spacciati per DLC, e quest’ultimo è il caso di CD Projekt RED che ha portato un’espansione più curata, più vasta e più longeva di molti giochi oggi in circolazione Open World.

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In Conclusione

Purtroppo questa è l’ultima avventura dello strigo e forse lo è per davvero. CD Projekt RED ha voluto salutare Geralt di Rivia nel miglior modo possibile e non possiamo che farci scendere la lacrimuccia. Il senso di vuoto ai titoli di coda è paragonabile ad un buco nero incolmabile, ma la soddisfazione di aver avuto la compagnia dello strigo per tutti questi anni, non può che essere un ricordo bellissimo.

Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

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