Nel panorama dei titoli Free-to-Play ci sono alcuni prodotti che grazie alla loro immediatezza e al loro alto tasso di competitività hanno saputo conquistare giocatori di tutte le età e culture, rappresentando un vero e proprio punto di partenza per un genere che negli ultimi anni si è ritagliato un posto importante nel mondo dei videogame.

Ovviamente, come avrete capito, stiamo parlando dei MOBA, nello specifico di Smite – Battleground of the Gods, il Multiplayer Online Battle Arena con visuale in terza persona sviluppato e pubblicato da Hi-Rez Studios. Smite, uscito su PC oramai 2 anni fa, il 24 Marzo 2014, e su Xbox One lo scorso anno, per l’esattezza il 19 Agosto, arriva finalmente nel 2016 su PS4, permettendo a tutti gli utenti Sony di ingaggiare battaglie “divine”.

Dopo qualche giorno di prova, è giunto il momento anche per noi di scrivere questa breve recensione della versione PS4 di Smite.

Titolo: Smite
Sviluppatore: Hi-Rez Studios
Editore: Hi-Rez Studios
Genere: MOBA
Piattaforma: Xbox One, PS4, PC
Data d’uscita: 31 Maggio 2016 (PS4)

Il dio dei MOBA

Smite – Battleground of the Gods è un MOBA estremamente divertente ed immediato: rispetto ad altri titoli dello stesso genere, il lavoro di Hi-Rez Studios riesce a catapultarvi nella mischia senza troppi giri di boa, permettendovi sin da subito di essere competitivi e incisivi durante ogni match. La visuale in terza persona, inoltre, garantisce un campo visivo molto più ampio rispetto alle classiche visuali isometriche dall’alto, e questo, secondo noi, è un punto a favore che non è possibile sottovalutare.
Per quanto riguarda il combat system e il sistema di movimento dei personaggi, entrambi risultano essere sufficientemente curati, con un sistema di puntamento che funziona bene e permette di prendere la mira e agganciare il nostro avversario con facilità. La versione PS4 da noi provata, grazie all’utilizzo degli stick analogici, permette di muovere con velocità e precisione il nostro alter ego che, sia per quanto riguarda i movimenti, sia dal punto di vista delle animazioni, sembra rispondere perfettamente ai comandi, senza intoppi di alcun tipo.

Passando al roster di personaggi utilizzabili, uno degli aspetti fondamentali dei MOBA, Smite propone un ventaglio di eroi di tutto rispetto, caratterizzato da divinità e figure mitologiche provenienti da 8 differenti Pantheon: Cinese, Egizio, Greco, Indù, Maya, Norreno, Romano e Shintoista, avrete solo l’imbarazzo della scelta. Ogni divinità ha un moveset di abilità diverso e unico che lo caratterizza e che si basa, ovviamente, sui poteri divini tramandati nei testi mitologici nel corso dei secoli.  Come accade in tutti i Battle Arena, anche in Smite gli dei sono suddivisi in ruoli, i quali devono essere ricoperti al meglio a seconda della tipologia di match che stiamo affrontando. Oltre alle classiche modalità contro l’intelligenza artificiale e ai match customizzati, Smite offre, per quanto riguarda il PvP nudo e crudo, 5 modalità una diversa dall’altra: Conquista è la modalità principale e la più giocata, e prevede la presenza di 3 lane sulle quali si combatte per far avanzare la propria ondata di minion verso la base avversaria. La seconda modalità,  probabilmente la più divertente ed immediata, è Arena, la quale vede sfidarsi in uno scontro 5 contro 5 due team all’interno di una specie di Colosseo romano. La terza modalità, quella che si differenzia maggiormente da ciò che vediamo abitualmente in un MOBA, è Joust: in questa modalità i giocatori si affrontano su una sola lane e cercano di avanzare abbattendo le difese nemiche, costituite da un totem che spara proiettili di energia, una fenice che rinasce ad intervalli regolari e un guerriero molto potente che corrisponde al “boss” finale. Le ultime due modalità, Assault e Siege, sono quelle che necessitano di più tempo per startare, in quanto il sistema di matchmaking impiega qualche minuto in più rispetto alle altre modalità per accoppiarci con i membri del nostro team.

A proposito di matchmaking, il sistema di Smite sembra funzionare alla perfezione, con attese mai troppo lunghe o snervanti, e con accoppiamenti che, almeno per quanto riguarda il livello account, sembrano essere bilanciati. Come accade in oramai tutti i MOBA in circolazione, anche in Smite, affrontando partite di qualsivoglia tipologia, si guadagna esperienza per far salire il proprio livello account e Favore, una valuta che può essere utilizzata per acquistare dei, figure mitologiche e skin. Per quanto riguarda l’aspetto Free-to-Play, il gioco propone una valuta in Gemme che è possibile acquistare con denaro reale al fine di ottenere skin di vario tipo, booster per esperienza e altri oggetti che permettono di avanzare velocemente di livello. Nulla di trascendentale, dobbiamo ammetterlo, tuttavia questo aspetto potrebbe infastidire coloro che non amano pagare per avere qualche vantaggio.

smite

69 divinità per me posson bastare

Come abbiamo già accennato prima, Smite – Battleground of the Gods offre un nutrito parco di eroi con cui giocatore e tra cui scegliere: in totale il gioco propone 69 tra divinità e figure mitologiche, tutte diverse e ben caratterizzate. A livello estetico, ogni divinità è facilmente riconoscibile e ci permette senza troppa fatica di accostarla immediatamente al pantheon di provenienza grazie a disegni di buona fattura e modelli poligonali sufficientemente precisi e fedeli all’immaginario collettivo. Anche le mappe, che cambiano e si ispirano alle diverse mitologie, non sono niente male, almeno a livello di atmosfera: combattere all’interno di un anfiteatro romano ha sempre il suo fascino e permette una perfetta immedesimazione nel contesto “divino”.

Se a livello puramente artistico il gioco propone diversi spunti molto interessanti, soprattutto dal punto di vista del Character Design, con divinità e figure mitologiche ben realizzate e peculiari, il gioco soffre un po’ la mancanza di un comparto tecnico di alto livello. Tecnicamente parlando, infatti, Smite è un prodotto che non fa gridare al miracolo a causa di mappe fin troppo spoglie e textures in bassa risoluzione che vengono oscurate solo dalla frenesia della battaglia. Anche gli effetti particellari non sono il fiore all’occhiello del titolo di Hi-Rez Studios, tuttavia riescono ugualmente a svolgere con discrezione il loro lavoro, grazie anche alla capacità della software house di proporre una quantità veramente elevata e variegata di skill e abilità speciali.

A livello di cromatura, Smite presenta un buon utilizzo dei colori, con la predominanza dei colori caldi in quasi tutte le mappe. Per quanto riguarda i personaggi, ogni dettaglio, sebbene non perfetto, è ben curato sia dal punto di vista della gestione dei colori, sia da quello dei tratti somatici e fisici che differenziano le varie divinità. Nota di merito al comparto sonoro: i brani presenti durante le diverse modalità sono incalzanti e si sposano perfettamente con le ambientazioni proposte per le mappe. Oltre a questo, anche gli effetti sonori della abilità fanno il loro dovere, permettendo, per chi ha un orecchio attento e ricettivo, di capire da quale direzione proviene il vostro avversario giusto in tempo per contrastarlo.smite

Conclusioni

Smite – Battleground of the Gods è un gioco che saprà divertire tutti gli amanti del genere: proponendo un numero pazzesco di personaggi giocabili e con una grande varietà di modalità e mappe, il titolo di Hi-Rez Studios è sicuramente uno tra i MOBA più completi in circolazione, almeno a livello di gameplay.
Sebbene tutto questo, con qualche rammarico ci teniamo a sottolineare che Smite non è un titolo all’altezza dal punto di vista puramente tecnico: effetti particellari non eccelsi e texture che non sfruttano al meglio il potente motore grafico di PS4, sono due aspetti che lasciano a desiderare e che potrebbero  far storcere il naso ai giocatori più esigenti.
Ovviamente, nonostante questi difetti più o meno gravi, siamo sicuri che tutti coloro che sono appassionati di mitologia sapranno sbizzarrirsi grazie al nutrito parco di divinità e figure mitologiche presenti in Smite. Consigliato.

Francesco warfra Lorenzoni

Un ragazzo come tanti che vuole trasformare le sue passioni in un lavoro.

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