One Piece: Burning Blood – Recensione

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Dopo la saga musou Pirate Warriors, Bandai Namco e Spike Chunsoft ci propongono un picchiaduro ispirato alle vicende di Cappello di Paglia, stiamo parlando ovviamente di One Piece: Burning Blood! Ma il nuovo titolo di Spike Chunsoft ci avrà convinto? Scopritelo nella nostra recensione!

Titolo: One Piece: Burning Blood
Sviluppatore: Spike Chunsoft
Editore: Bandai Namco
Genere: Picchiaduro
Piattaforma: Xbox One, PS4, PS Vita, PC
Prezzo: 64,90 € (Amazon)
Data d’uscita: 3 giugno 2016

Per iniziare, possiamo subito comunicarvi che One Piece: Burning Blood è un titolo che ci ha colpito in diversi aspetti, mentre in altri no. Per quanto riguarda la trama, nel titolo chiamata Modalità Guerra Suprema, avremo la possibilità di rivivere gli eventi svolti nella saga di Marineford nei panni di quattro personaggi diversi, sottolineando quindi i diversi punti di vista. I personaggi in questione sono: Rufy, Barbabianca, Akainu ed infine Ace. In questa modalità, condita di diversi e bellissimi filmati di intermezzo, possiamo notare che il tutto è composto da battaglie principali ed extra. Già da queste righe possiamo notare il primo punto negativo: perché puntare tutto su questa saga? Sarebbe stato molto meglio ricoprire anche qualche saga in più, senza fossilizzarsi su questo evento (seppur realizzato magistralmente), poiché arrivati al capitolo di Akainu si inizierà ad avere un certo déjà-vu di battaglie e filmati.

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Esistono comunque altre modalità, come ad esempio la modalità VS Ricercato e la modalità Bandiera Nera. Nella prima modalità, dovremo batterci con con diversi avversari/ricercati che ci consentiranno di ricevere più denaro per sbloccare altri personaggi e altri supporti. Saranno presenti, ogni tanto, anche Avvisi Speciali ed Avvisi Limitati, che ovviamente metteranno in palio una ricompensa maggiore in termini di berry, qualora portaste a casa la vittoria. Nella seconda modalità, ovvero Bandiera Nera, si darà vita ad una sorta di piccolo gioco a se stante: si comincia scegliendo la fazione con cui schierarsi, ce ne sono 16, e non sarà possibile cambiarla fino al termine della stagione. Ogni stagione dura una settimana, durante la quale è possibile spostarsi sulla mappa delle isole utilizzando la valuta Logpose (che si ricarica col passare del tempo). Per ogni spostamento di una casella si spende un’unità, e una volta raggiunta la destinazione desiderata si comincia l’attacco, che può essere contro la CPU oppure online contro chi ha già conquistato l’isola in questione. Vincendo e conquistando avamposti si guadagnano punti, e al termine della stagione la fazione con più punti riceve premi in Berry, spendibili per acquistare personaggi, costumi ecc. Inoltre è presente anche la modalità versus, dove potremo sfidare dei giocatori sullo stesso schermo, oppure l’opzione “pratica” che vi consentirà di perfezionare le vostre tecniche e creare nuove combo contro un bot inattivo. Interessante anche il comparto multiplayer, che sarà probabilmente il più giocato dai più competitivi, in previsione anche dei centinai di scontri effettuabili con persone di tutto il mondo. La creazione delle stanze, come la ricerca delle partite classificate, fanno affidamento alle regole già viste con titoli come Naruto Storm, pertanto chi avrà affrontato tali modalità non si sentirà assolutamente spaesato. Il matchmaking risulta piuttosto efficiente, persino considerando che al momento il titolo è ancora uscito in Europa, quindi pensiamo che andrà sicuramente migliorando una volta che il gioco sarà disponibile per l’acquisto.

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Ed ora passiamo al gameplay. Il team di sviluppo, come ha ben dichiarato, ha cercato di dare il massimo su questo fattore. Ci sono riusciti? Ni. La struttura dei combattimenti è basata su scontri 1 vs 1  fino a 3 vs 3 in Tag-Team, ovviamente con in campo un solo personaggio per squadra alla volta. A prima vista, One Piece: Burning Blood, nonostante non sia un picchiaduro tecnico, ha un sistema di comandi ben strutturato: il nostro personaggio avrà a disposizione attacchi veloci, più potenti, mosse di vario genere ecc. Inoltre, è possibile attivare la modalità Furia, che oltre a danneggiare molto gli avversari in questo particolare stato (alcuni personaggi si trasformeranno, come ad esempio Rufy andrà in Gear Second), scatenerà una mossa suprema se attivato nuovamente, veri e propri colpi devastanti che se andranno a segno saranno in grado di togliere una buona parte della vita dell’avversario. Il tutto sarebbe molto bello da giocare, se non fossero presenti dei gravi problemi di bilanciamento, primo su tutti Barbabianca che può battere l’avversario tranquillamente facendo una combo, concatenandola ad una mossa speciale, mentre il personaggio nemico si rialza senza poterla evitare (quindi non c’è via di scampo). L’intero roster di gioco comprende ben 42 personaggi utilizzabili, con altrettanti personaggi di supporto (non utilizzabili) che in battaglia serviranno a darci qualche piccolo vantaggio in termini di gameplay, niente di più. Gli scenari di gioco sono piuttosto ristretti, anche se comunque ben realizzati (piuttosto simili, come struttura, a quelli della saga Naruto Ultimate Ninja Storm).

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Sulla grafica e sul sonoro il titolo si attesta su buoni livelli, poiché possiamo ascoltare musiche meravigliose, accompagnate da personaggi dettagliati ed estremamente convincenti esteticamente, moveset piuttosto dinamici, dei filmati riprodotti magistralmente. Insomma, dal punto di vista grafico, One Piece: Burning Blood è davvero eccellente, come accennato anche nella nostra anteprima. Sul fattore frame-rate, dopo diverse ore di gioco, non abbiamo notato alcun picco come quanto già visto in altri titoli, dunque promossa anche l’ottimizzazione.

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In conclusione

In conclusione, credo che One Piece: Burning Blood sia un buon gioco, ma niente di più. Una trama estremamente corta e ripetitiva non ha di certo contribuito, il tutto seguito ovviamente da alcune pecche nel gameplay che danno sinceramente fastidio. Sicuramente ci saranno dei seguiti, sperando ovviamente che il team di sviluppo ascolti le parole dei fan cercando di migliorare le problematiche piuttosto evidenti, ma soprattutto di rendere la modalità storia più longeva e più coinvolgente, poiché adattare il tutto su quattro punti di vista è leggermente esagerato.

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