Homefront: The Revolution – Recensione

I coreani, dopo aver supportato per anni gli USA, hanno deciso di tentare un colpo di stato contro di essa. Ci sono riusciti, ma adesso tocca a noi attaccare, poiché noi siamo LA RIVOLUZIONE. Il nuovo titolo di Deep Silver e sviluppato da Dambusters Studios ci ha convinto? Scopritelo nella nostra recensione!

Titolo: Homefront: The Revolution
Sviluppatore: Dambusters Studios
Editore: Deep Silver
Genere: FPS/open world
Piattaforma: Xbox One, PS4 & PC
Prezzo: 57,00 € (Amazon)
Data d’uscita: 20 maggio 2016

Senza troppi giri di parole, Homefront: The Revolution ci mette nei panni di un ribelle nel 2029, dopo l’invasione coreana, nella città di Philadelphia che è stata divisa dagli invasori in diverse aree: c’è la Green Zone, dove vivono i cittadini più ricchi, l’elite militare e gli amici del nuovo regime, caratterizzata da livelli di sicurezza altissimi. In questa zona si svolgeranno diversi eventi della storia e vi saranno ambientati molti filmati, ma non sarà teatro dell’azione. C’è poi la Yellow Zone, che si sviluppa intorno alla Green, una sorta di “ghetto” abitato dalla popolazione più povera, come operai e altri lavoratori: questa è densamente popolata e ricca di ronde che controllano i movimenti dei cittadini, quindi in quest’area il gameplay sarà principalmente oggetto di fughe e nascondigli, e ci vedrà muoverci sui tetti o nelle fogne per evitare di essere individuati, con azioni d’assalto molto brevi e mirate a specifici obiettivi. Ulteriormente all’esterno c’è infine la Red Zone: qui si sono consumate gran parte delle battaglie durante l’invasione coreana, quindi si tratta di un’area ormai priva di popolazione, martoriata dai bombardamenti e ricca di edifici devastati dalla guerra, con le strade pattugliate da corazzati coreani e droni che scansionano l’ambiente in cerca di qualunque presenza indesiderata. Questa è la zona nella quale si consumeranno la maggior parte degli scontri a fuoco del gioco, ed ha una struttura aperta divisa a zone, o “Strike Points”, che dovremo acquisire man mano completando vari obiettivi così da aumentare il controllo dell’area e riuscire a contrastare più efficacemente i nemici. Anche se gli eventi legati a missioni specifiche saranno scriptati, gran parte degli incontri in quest’area sono casuali e dipendenti dalle condizioni atmosferiche, anch’esse dinamiche.

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C’è da specificare che Homefront: The Revolution è una sorta di FPS/open world piuttosto ristretto, molto piatto, pieno di missioni secondarie tutte uguali e con un level design in alcuni punti curato ed in altri no. Uno dei punti positivi per questo titolo è il sistema di personalizzazione delle armi, molto simile alla saga di Crysis, che ci permetterà di modificare e convertire la nostra arma in moltissime combinazioni diverse. In alcuni momenti, avremo la sensazione che il nostro protagonista sia poco reattivo, soprattutto per  quanto riguarda il rinculo troppo fastidioso delle armi. Oltre alle tre armi principali, avremo a disposizione diversi gadget con cui sarà possibile uscire dalle situazioni più complesse attraverso l’uso di questi ultimi. C’è ad esempio un dispositivo di hacking con cui è possibile prendere possesso dei droni da combattimento e dei veicoli nemici controllati da un’IA. Oppure una molotov con cui far fuori folti gruppi di nemici, creando allo stesso tempo una barriera di fuoco per prevenire l’avanzamento di altri soldati. Infine, c’è un potente esplosivo ed un diversivo in grado di attirare per qualche secondo l’attenzione di tutti i nemici nell’area. L’aiuto di questi gadget risulterà prezioso soprattutto nelle fasi avanzate di gioco, e per questo sarà indispensabile raccogliere in giro per la mappa materiali con cui costruire nuove scorte per craftare i gadget. Rovistare tra i corpi degli avversari uccisi servirà anche per recuperare munizioni, visto che quelle in dotazione non saranno molte. Tutti i gadget citati potranno anche essere personalizzati, in modo da modificarne leggermente il funzionamento. Gli esplosivi potranno quindi trasformarsi in mine ad innesco automatico, oppure in auto radiocomandate da guidare fino al punto di detonazione.

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Graficamente il titolo gira su Cryengine 3, e da il meglio di se sui volti e le texture dei personaggi davvero ben fatti, ed anche su alcuni agenti atmosferici e sulla struttura delle armi. A cambio di tutto ciò, dovremo letteralmente subire dei veri e propri “blocchi” della schermata di gioco per diversi secondi, il tutto ovviamente accompagnato da cali di frame-rate all’inverosimile soprattutto sulla versione PS4. Le versioni Xbox One e PC sono leggermente meglio, ma comunque siamo su livelli disastrosi. In questo titolo sono presenti troppi bug che infastidiscono di parecchio l’esperienza di gioco, come ad esempio: salvataggi danneggiati, riavvio improvviso delle missioni, compenetrazioni continue, bug dell’audio e via dicendo. Insomma, il gioco attualmente non è assolutamente pronto per far godere al giocatore una buona esperienza di gioco.

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In conclusione

In conclusione, credo che Homefront: The Revolution sia un titolo uscito troppo presto. Dopo uno sviluppo frammentato, il titolo è stato poco curato, ed infatti si ha l’impressione di giocare realmente ad un titolo in early access. Probabilmente gli sviluppatori miglioreranno la situazione, ma non è davvero giusto nei confronti di chi si è fidato del loro progetto e ha preso a prezzo pieno questo titolo.


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