Danganronpa 2: Goodbye Despair – Recensione

Arrivato in Occidente nella sua versione PS Vita, nonostante fosse nato su Sony PSP, anche Danganronpa 2: Goodbye Despair è riuscito a giungere finalmente sul listino digitale di Valve. Questa edizione ripropone la stessa veste ampliata e in alta risoluzione vista sulla portatile Sony, un contentino dopotutto niente male per i fan occidentali che non ebbero il piacere di fare la conoscenza di Monokuma and friends a tempo debito.

Per chi non conoscesse nulla della serie, Danganronpa narra le vicissitudini degli “Ultimate Students”, studenti giapponesi del liceo considerati “i migliori” del paese in qualsivoglia tipo di campo. Insomma, una Elite di giovani pronti a tutto raccolti sotto l’apparentemente sicuro tetto dell’istituto superiore Hope’s Peak Academy. Eppure, come dimostratoci nel precedente episodio, quello che dovrebbe essere un trampolino di lancio verso un futuro di speranza e successo finirà per trasformarsi in un biglietto di sola andata per la più profonda disperazione.

Titolo: Danganronpa 2: Goodbye Despair
Sviluppatore: Spike Chunsoft
Publisher: Spike Chunsoft
Lingua: Inglese
Piattaforme: PC, PS Vita
Prezzo: 27,99€ (STEAM), 40,00€ (PS Vita, Amazon)
Data di uscita: 6 maggio 2016

Mostrami la tua speranza

Hope and Despair, i due poli fra i quali i personaggi e le vicende di Danganronpa 2: Goodbye Despair prendono vita, seguendo in modo quasi caricaturale quanto già visto nell’episodio precedente. Il protagonista, Hajime Hinata, è un ragazzo che ha sempre desiderato poter entrare nella famosa accademia che fece da sfondo al massacro del primo episodio, e nel momento in cui il suo sogno sembra essersi avverato, una strana sequela di eventi lo trascina improvvisamente in quella che sembra essere un gita di classe non programmata dai contorni davvero lugubri. Da lì a poco, infatti, due strane figure antropomorfe somiglianti a un coniglio e ad un orsetto di pezza inviteranno i componenti della classe ad… ammazzarsi fra di loro, alla ricerca di chi riuscirà a compiere il delitto perfetto.

Per poter sopravvivere e sottrarsi al sequestro di persona verrà posta una sola condizione: ammazzare uno dei loro compagni di classe senza farsi scoprire dagli altri, pena la propria condanna a morte. Nel caso, invece, si riuscisse a realizzare il delitto perfetto senza lasciare traccia e senza insospettire gli stanti, lo studente verrà considerato “promosso”, i compagni verranno giustiziati e solo lui potrà finalmente spezzare le catene della prigionia. Insomma, per chi viene dal capitolo precedente è un po’ come ripassare la trama di un libro già letto, paragone che fra le altre cose calza a pennello il titolo, considerando la mole di testo che lo compone.

Danganronpa è infatti una serie videoludica appartenente al genere Visual Novel, insomma, una specie di libro vagamente interattivo, ma dallo sviluppo lineare. Sono presenti oggetti da sbloccare e collezionare, compiti secondari, sessioni d’investigazione punta e clicca e processi in cui è necessario completare diversi mini giochi non molto dissimili a quelli già visti nel predecessore, dove la ricerca della verità e della giustizia si fonde a puzzle game, shooter on rail e rhythm game. Vi sembra folle? È solo Danganronpa!

danganronpa 2 #1

Find the Blackened, Survive!

De facto, seppur l’avventura integri nella preponderante componente narrativa più fasi in cui l’interazione del giocatore è vitale per far sì che tutto fili liscio, le scelte di quest’ultimo e il suo apporto non influiscono mai sulla direzione degli eventi, laddove le attrattive ludiche della produzione sono da ricercarsi nella bontà della sceneggiatura e nel carisma dei personaggi. Non voglio rovinarvi la sorpresa, ma sono sicuro che chi venisse dallo spiazzante epilogo del primo episodio potrebbe trovarsi ancora più confuso di fronte a determinati passi dell’incipit di questo seguito. Impossibile? Se così fosse non starei parlando di un romanzo interattivo proveniente dal Giappone in grado di catalizzare l’attenzione di migliaia di appassionati in tutto il mondo, tanto da ispirare la stesura di episodi letterari stand alone e serie animate dedicate. Il cast di personaggi è ancora una volta stellare. I designer e gli sceneggiatori sono evidentemente incapaci di presentare anche solo un personaggio senza contaminarlo di influenze pop ed estremizzarlo in tutte le sue componenti estetiche. Non che questo sia un male, sia chiaro. Data l’evidente virata da parte della direzione artistica verso una narrazione dalle tematiche controverse e dai toni surreali, non sorprende la scelta di sposare il circolo di violenza e divertimento con una cosmesi acida, ricca di rimandi all’animazione giapponese e iperboli grafiche atte a rappresentare con la giusta dovizia le paranoie e la psicologia dei protagonisti. E francamente non riuscirei ad immaginare la serie sotto una luce diversa da quella scelta dai direttori artistici del prodotto.

Lo stile narrativo intrigante del precedente episodio riuscì a intrattenermi e a trascinarmi nel sadico carosello di torture e disperazione di Monokuma, l’orsetto bianco e nero mascotte della serie. Danganronpa 2 non fa altro che prendere quegli stessi elementi vincenti, frullarli e farli brillare in cielo in un tripudio di scoppiettante cattiveria gratuita. Fra personaggi borderline, situazioni al limite del credibile e una spalla comica, la piccola coniglietta Usami, capace di sottolineare in modo eccellente la perfidia della nemesi ursina. Le uniche incertezze dell’altrimenti perfetto prodotto Spike Chunsoft sono da ricercarsi in una serie di minigiochi forse meno immediati di quelli visti nel capitolo precedente (come la nuova versione de “L’impiccato”). D’altronde le schermaglie fra i personaggi sono per lo più verbali e forse anche a causa di una serie di giochi di parole poco chiari e difficili da rendere nel delicato processo di traduzione da giapponese a inglese, un il feeling “Lost in translation” pervade l’intera opera a più e più riprese. Fortunatamente nulla che finisca per tagliare le gambe ad un prodotto che rasenta comunque l’eccellenza.

Torna inoltre la presenza di una modalità extra tutta da giocare al completamento dell’avventura, per tante ore di divertimento aggiuntivo impegnati in improbabili mini giochi in grafica low fi e demenzialità in stile parodia di anime”mahou shojo”. Ed esattamente come la modalità “School Life” di Danganronpa, anche qui è presente la possibilità di frequentare tutti gli studenti ignorando completamente l’incedere della trama principale in una modalità chiamata “Island Life”, in modo da scoprire più retroscena possibili su di loro e facilitare la raccolta dei preziosi steam achievements. I completisti possono tirare un sospiro di sollievo. La colonna sonora ad opera di Masafumi Takada (No More Heroes, Killer 7) riprende diversi brani dall’episodio precedente e introduce alcuni nuovi temi con sonorità, neanche a dirlo, sopra le righe. Il cast di doppiatori giapponesi è semplicemente stellare e mai come in questo caso è consigliabile optare per la traccia sonora in lingua originale, con buona pace del seppur discreto doppiaggio in lingua inglese.

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In Conclusione

Danganronpa 2: Goodbye Despair è tutto quello che dovrebbe essere un seguito: migliore, più grande, più folle e soprattutto più divertente. Incapace di risultare noioso, il titolo Spike Chunsoft assicura tante ore di divertimento in compagnia di liceali fuori di testa e atmosfere surreali dall’estetica anime. Insomma, tutto quello che qualunque fruitore di visual novel possa desiderare, ora anche su Steam!


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