Uncharted 4: Fine di un Ladro – Recensione

Il nome di Naughty Dog, ormai da qualche anno, non è più conosciuto da pochi. Se prima, anche a causa della poca diffusione di internet, i giochi venivano vissuti più superficialmente, ora non possiamo che dire il contrario. Crash Bandicoot, Jak and Dexter, Uncharted e successivamente The Last of Us, sono titoli che nella vita di un videogiocatore non possono mancare e che, a prescindere dal periodo o età, saranno sempre parte del giocatore. Quando si parla di eccellenza nella produzione videoludica, è inevitabile pensare ai ragazzi Naughty Dog che, come analizzeremo più avanti nel testo, anche questa volta non hanno mancato l’appuntamento col capolavoro.

Titolo: Uncharted 4: Fine di un Ladro
Sviluppatore: Naughty Dog
Publisher: Sony
Lingua: Italiano
Piattaforme: PlayStation 4
Prezzo: 63,99 (Amazon)
Data di uscita: 10 maggio 2016

Tendenzialmente questo team ama creare quattro titoli per ogni saga di successo. È successo con Crash, con Jak and Dexter e ora anche con Uncharted. Eh sì, perché quello di cui parleremo oggi non è che il capitolo conclusivo di una saga che ha fatto scalpore, ha fatto innamorare milioni di giocatori e ha definito un genere. Dicasi “alla Uncharted” quando si parla di gioco di avventura in terza persona, anche se quest’ultimo ha ovviamente preso basi da altri titoli del passato.

Dopo il terzo capitolo, sicuramente quello meno incalzante di tutta la saga, si sentiva il bisogno di staccare un po’ e cimentarsi in qualcosa di nuovo. Con The Last of Us si è ottenuto un successo incredibile e quasi del tutto meritato, mentre Nathan Drake, al contempo, si godeva un po’ di riposo su un divano con un anello al dito e a fare un lavoro più normale e meno pericoloso. Ma quando la bestia dentro di te chiama, ancora una volta, non puoi che chiudere in bellezza. Nel team di Naughty Dog ci sarà qualcuno (e io credo sia proprio Neil Druckmann) che ha fatto della personalità di Nathan Drake una propria identità, sentendo il bisogno di tornare all’avventura un’ultima ed epica volta per chiudere in bellezza. Nathan è tornato.

uncharted 4 #1

L’inizio è infatti emozionante e molto nostalgico, lo stesso Nathan si ritrova nella soffitta dei sui ricordi leggendo vecchi diari e giocando con una pistola giocattolo. L’amore vince su tutto, a costo di sacrificare il proprio essere. Naughty Dog, anche in questo piccolo frangente, ha toccato il cuore di ognuno di noi. E sarà infatti l’amore a farlo tornare, ma un amore fraterno, quello nei confronti di Sam Drake, il fratello maggiore scomparso anni prima. Ha bisogno di Nathan, ha bisogno di noi. Ed è qui che parte la mirabolante avventura conclusiva di Nathan Drake.

Ad ogni modo, sta a voi scoprire la trama di gioco, ma quello che si vedrà durante tutta l’esperienza, è l’amore per un fratello, la speranza, il coraggio e la forza di mettere coloro che amiamo al primo posto, pur di perderci qualcosa. I livelli emozionali ed epici che sono contenuti in Uncharted 4: Fine di un Ladro sono più o meno paragonabili a quelli di tutti e tre gli episodi precedenti messi insieme. Può sembrare assurdo, ma non lo è, Naughty Dog ha creato un titolo capace di spazzare via tutti i precedenti con un soffio, anche se ovviamente rimangono capolavori incredibili. Possiamo quindi, senza remore, definire Uncharted 4: Fine di un Ladro il migliore della serie, sia per scelte artistiche che narrative. La pausa con The Last of Us è stata utilissima ai fini di una maggior attenzione alle fasi narrative senza perdere però le meccaniche di gameplay.

Quello che si nota subito, infatti, è che sotto certi aspetti Uncharted 4: Fine di un Ladro somiglia più a The Last of Us che ai precedenti capitoli, portando con sé numerose novità. Innanzitutto un sistema stealth questa volta meglio strutturato, anche se non privo di difetti, ambientazioni più vaste e una cura nei dettagli maniacale. Nella struttura ludica generale comunque non troviamo particolari innovazioni. L’introduzione di veicoli, rampino e spazi decisamente più aperti e verticali sono sicuramente un’ottima aggiunta artistica, oltre che specificatamente per alcune sequenze di gioco, ma non vedremo altro. Uncharted 4: Fine di un Ladro, in sostanza, riprende fedelmente quella struttura ludica bipartita in esplorazione e emozione, con un viaggio da vivere a pieno grazie anche alla simpatia di alcuni personaggi secondari come Sully e in questo capitolo Sam, ma anche l’altro lato con sparatorie con le classiche coperture dinamiche. In questo caso, non troviamo che similitudini con i precedenti capitoli, ed anche qui è stata focalizzante nelle scene d’azione. L’utilizzo del rampino poc’anzi accennato, inoltre, innesca alcune situazioni veramente cinematografiche in battaglia, con l’arrivo dall’alto per colpire il nemico, talvolta ignaro della nostra presenza.

Uncharted 4

Insomma, inutile che ci giriamo intorno ancora, Uncharted 4: Fine di un Ladro offre sia la novità che l’uso a cui siamo abituati con i precedenti capitoli della serie. La storia abbandona il paranormale e si affaccia a qualcosa di più umano e misterioso, alla ricerca di un tesoro lasciato dal pirata Henry Avery tra misteri di ogni tipo. Tanto ben caratterizzato che il giocatore arriverà ad un certo punto della storia dove sarà anche più curioso dello stesso Nathan, voglioso di scoprire quale utopistica fine ha riservato Avery.

Artisticamente e tecnicamente il gioco non si sottrae al resto: è splendido guardare Uncharted 4: Fine di un Ladro in movimento, una gioia per gli occhi. L’incredibile mole poligonale di Nathan vale da solo il prezzo del biglietto, ma quando si mette piede nel Madagascar, ci si chiede come possa essere PS4 a farlo girare. La direzione artistica, poi, ancora meglio, con panorami mozzafiato e ricchi di dettagli che ne fanno una gioia per gli occhi. Il Madagascar offre un panorama veramente sublime e la voglia di utilizzare il photo mode non mancherà di certo. Questa meccanica permette di scattare vere e proprie foto sfruttando diverse impostazioni d’immagine come: filtro, visuale, cornice, saturazione, campo visivo e tanto altro. Posso confermare che il photo mode di Uncharted 4: Fine di un Ladro è sicuramente tra i migliori mai visti in un videogioco, se non il migliore. Insomma, siamo di fronte ad uno dei titoli migliore di questa generazione di console e si porta tra quelli più belli visivamente. Ovviamente non mancano artefatti grafici o zone meno esaltanti di altre, ma in linea generale è tra i migliori di questa generazione, poco ma sicuro.

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Anche la componente audio non mancherà di stupirvi. Il lavoro svolto dietro questo capitolo è eccezionalmente più dettagliato e profondo dei precedenti, tant’è che si nota anche dalla questione audio. Una nota negativa è l’uso dell’italiano in una delle prime missioni del gioco situate in una zona che somiglia molto ad Amalfi, con doppiatori veramente poco professionali, mentre per quanto riguarda il doppiaggio nostrano non possiamo lamentarci. Le voci più importanti sono rimaste tali e ricreano perfettamente la sensazione in base all’azione di gioco, senza mezze misure. Il doppiaggio originale, tolto il problema dell’italiano (ma secondario) risulta perfetto come sempre, con Nolan North sempre sublime. Per quanto concerne invece la longevità, siamo sui soliti livelli, forse leggermente maggiore. Il gioco si completa giocando circa 15-16 ore in una normale run d’esplorazione e gioco. Ovviamente potrete sempre rigiocarlo per raccogliere tutti i collezionabili (questa volta non sono solo tesori), ma in linea generale offre una longevità più che soddisfacente. I maniaci dell’esplorazione come me supereranno sicuramente le 20 ore di gioco, quindi sarete più che soddisfatti.

Non manca il multiplayer nel cofanetto, con un sistema un po’ stravolto dai precedenti capitoli. Se nel secondo capitolo si poteva apprezzare l’immersività diretta dell’azione, nel terzo era diventato già più complicato a causa di alcune skill e loadout più particolari. In Uncharted 4: Fine di un Ladro si è cercato di trovare una soluzione a questo problema, entrando in una fase d’intermezzo tra i due sistemi. Si potrà impostare un loadout come meglio si vuole, facendo affidamento anche sui “mystical”, semplici artefatti magici che possono danneggiare il nemico o dare supporto agli alleati. Il gunplay è decisamente responsivo e soddisfacente, senza troppi problemi di macchinosità. Usare il rampino, saltare, colpire il nemico e scappare da esplosioni improvvise non sarà mai stato così facile. Inoltre questo permette anche ai meno pratici di mettere a segno alcune uccisioni particolari o comunque di ritrovarsi in vetta alla classifica della partita. Questo non significa che non sia bilanciato, anzi, il tutto funziona fin troppo bene. Ovviamente parliamo di un multiplayer che fa da continuo dopo aver apprezzato le capacità single che offre il gioco, quindi “un di più” nel cofanetto che non fa assolutamente male, ma di certo non è la priorità o comunque il pezzo forte del gioco.

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In conclusione

Uncharted 4: Fine di un Ladro mette in primo piano una storia emozionante, ricca di momenti memorabili e artisticamente perfetta. Non a caso, la definisco migliore di tutta la serie. Naughty Dog ha centrato pienamente l’obiettivo di chiudere in bellezza con questo capitolo, lavorando come meglio poteva per tirare fuori l’incredibile. Sì, perché per definire Uncharted 4: Fine di un Ladro con una sola parola si potrà usare solo “incredibile” o altre di pari livello, niente di meno. Graficamente inoltre il titolo è sublime e sfrutta a pieno la potenza di PS4, che di certo non ha bisogno di presentazioni o di aggiornamenti (poi ne riparleremo). Non posso che lasciarvi al voto che esprime al meglio il valore di questo titolo.


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