Battleborn – Recensione

Dopo il grande successo ottenuto con i due capitoli della saga Borderlands, Gearbox Software torna a far parlare di sé con un titolo che si allontana completamente, o quasi, dalle meccaniche viste nei due titoli FPS old gen.

Battleborn, sviluppato dalla software house texana e prodotto da 2K Games, è uno sparatutto in prima persona con elementi da Multiplayer Online Battle Arena. Il gioco, uscito lo scorso 3 Maggio 2016 su PS4, Xbox One e PC, offre un gameplay ben articolato e calibrato, un comparto artistico eccellente ed ispirato e ore ed ore di combattimenti online 5 contro 5.

Sebbene Battleborn si allontani, sotto diversi punti di vista, da quello visto in Borderlands 1 e 2, la contaminazione di questi due titoli è evidente, soprattutto per quanto riguarda la grafica: l’utilizzo del cell shading, la cromatura e i disegni dal tratto sporco sono i punti in comune che ci permettono di riconoscere il marchio di fabbrica di Gearbox Software.

Adesso andiamo a snocciolare nel dettaglio ogni aspetto del gioco, focalizzando la nostra attenzione sui punti di forza e sulle debolezze di Battleborn.

Titolo: Battleborn
Sviluppatore: Gearbox Software
Publisher: 2K Games
Giocatori: 1-10
Lingua: Italiano
Piattaforme: PS4, Xbox One, PC

L’ultima stella dell’universo

Battleborn, oltre ad essere il titolo del gioco, è anche l’appellativo utilizzato per chiamare gli eroi che combattono per difendere la galassia dalle forze del male. Ambientato in un universo spaziale fantascientifico, Battleborn narra le vicende di una banda di veri duri che lottano per difendere l’ultima stella dell’universo dell’esercito di Rendain, il nostro acerrimo nemico, il quale è a capo di una forza malvagia chiamata Varelsi.

Il background narrativo di Battleborn è molto vago e non racconta nei minimi particolari tutti gli avvenimenti che hanno portato alla distruzione dei pianeti e delle stelle dell’universo: tutto ciò che sappiamo è che la suddetta forza malvagia, Varelsi, è la causa di questo caos. Nonostante  i pianeti e le stelle siano stati distrutti, tutte le razze sopravvissute a questa catastrofe, private della loro casa, hanno deciso di mandare i loro campioni a difendere l’ultima stella dell’universo dall’attacco di Rendain.

La campagna del gioco viene introdotta da un prologo completamente narrato nel quale ci viene spiegata brevemente la situazione. In seguito, il gioco ci propone una scenetta d’azione in grafica fumettistica degna di nota e di ottimo livello, stilisticamente parlando. Dopo questo breve incipit, Battleborn ci catapulta in battaglia, in una missione che funge da tutorial e ci permette di prendere confidenza con le meccaniche del gioco e con i controlli.

Dopo aver completato questo primo incarico, dovremo affrontare 8 missioni in diversi parti dell’universo, aiutando altri Battleborn o ostacolando i piani di Rendain, il quale desidera sfruttare alcuni misteriosi artefatti per distruggere definitivamente la galassia. Le 8 missioni, della durata di 40 minuti ciascuna, sembrano scollegate tra loro, tanto da lasciare il giocatore stordito. Da questo è possibile capire che la trama di Battleborn non solo non è il cuore pulsante del gioco, ma è un aspetto di contorno senza qualsivoglia spessore o continuum.

Nonostante l’assenza totale di una trama corposa e interessante, il gioco propone una serie di eroi ben caratterizzati che interagiscono con il giocatore e tra di loro in dialoghi sufficientemente elaborati e molto spesso divertenti, che riescono a donare il giusto spessore alle missioni in corso. Sebbene, come sottolineato sopra, il background narrativo di Battleborn sia superficiale e privo di mordente, il giocatore ripeterà ogni missione della Storia anche solo per farsi travolgere dall’esagerazione che identifica tutto il cast del gioco, lasciando che ogni siparietto, ogni sketch lo avvolgano in un tumulto di comicità e divertimento, senza mai annoiarlo.battleborn-1

Non è tutto oro quello che luccica

Come abbiamo detto, la trama di Battleborn non è il fiore all’occhiello del gioco, tuttavia, la possibilità di scegliere se affrontarla in singolo nella modalità Storia Privata o in gruppo con 4 compagni di squadra nella modalità Storia Pubblica, permette un approccio al gioco sicuramente più ampio. Soffermandoci sull’aspetto PvE del gioco, un difetto abbastanza importante che ci teniamo a sottolineare è la totale assenza di bilanciamento delle classi: alcuni eroi infatti possono terminare una missione in solitaria con estrema scioltezza grazie al loro set di abilità, mentre con altri personaggi del roster di eroi molto spesso risulta impossibile completare un incarico a causa della loro configurazione. Oltre a questo, a metterci i bastoni tra le ruote ci si mette anche il livello di difficoltà delle missioni: da quello che abbiamo potuto capire, la difficoltà standard del gioco è piuttosto elevata, tuttavia non impossibile: il problema principale è che molti degli obiettivi che dobbiamo difendere durante la campagna, sembrano avere meno vita del nostro alter ego, rendendo un inferno il completamento della missione.

In aggiunta, il fatto che il gioco non tenga conto della presenza di 1 o più giocatori, non scalando la difficoltà dei nemici in base alla quantità di membri del party, trasforma le missioni in solitaria in un incubo che potrebbe non finire mai: il nostro consiglio è quello di cercare di completare tutte le missioni della campagna in modalità Storia Pubblica, in party con i vostri amici o affidandovi al sistema di matchmaking, sufficientemente rapido nella selezione dei vostri alleati. Attenzione però: nella modalità Storia Privata, potrete affrontare tutte le missioni in ordine cronologico dal prologo sino all’ottavo incarico, mentre nella modalità cooperativa non è possibile selezionare la missione desiderata. Al party appena formatosi verrà data la possibilità di scegliere 3 missioni a caso tra le 8 disponibili in un sistema di votazione abbastanza azzardato: questo, vi porterà, se vorrete terminare la campagna, a entrare e a uscire dal matchmaking più e più volte prima di trovare la missione che vi interessa. Un altro aspetto altamente frustrante che speriamo i ragazzi di Gearbox risolvano in fretta.

Passando direttamente a quelle che sono le meccaniche di gioco di Battleborn, già dal prologo possiamo renderci immediatamente conto della struttura lineare delle missioni: in ogni missione sarà necessario difendere degli obiettivi sensibili da diverse ondate di nemici, uccidere qualche miniboss e infine distruggere il boss di fine livello così da completare la missione. Durante la difesa degli obiettivi entra in gioco l’aspetto puramente Tower Defense del titolo di Gearbox Software: grazie ad un sistema di cristalli, ottenibili durante la partita raccogliendoli in giro per la mappa o semplicemente uccidendo nemici, è possibile costruire torrette, droni d’assalto e trappole temporali, che aiuteranno i giocatori in combattimento. Questo aspetto si mescola perfettamente alla componente MOBA del gioco: nella modalità PvE (così come vedremo in PvP) la team composition sarà altamente importante al fine di completare con successo una missione. Scegliere 5 eroi d’attacco ci permetterà di fare molti danni, ma significherà anche morire spesso, compromettendo il buon risultato della missione. Nonostante esista la possibilità di rianimare i compagni di squadra, ogni giocatore avrà a disposizione solo 3 vite per missione, le quali, se perse da tutto il party, comporteranno il fallimento della missione. Per questo motivo è necessario che ogni giocatore ricopra un ruolo durante i combattimenti: 3 eroi d’attacco, 1 difensore e 1 curatore è sicuramente la squadra perfetta per affrontare ogni sfida.

Se la componente PvE di Battleborn risulta divertente, proponendo diversi spunti interessanti, nonostante i difetti che abbiamo elencato sopra, è nella modalità PvP che il gioco sviluppato da Gearbox Software mostra i muscoli.

Battleborn, in PvP quanto in PvE, offre un sistema di progressione persistente che permette, grazie all’accumulo di punti esperienza guadagnati giocando la modalità storia o quella multigiocatore competitiva, di far salire il Livello Personaggio dei singoli eroi e il Grado di Comando del profilo del giocatore. Ogni eroe può salire dal livello 1 al 15 grazie alle missioni e agli scontri in PvP, permettendo al giocatore di sbloccare nuovi potenziamenti Helix e nuove skin per cambiare l’aspetto del proprio eroe. Il gioco offre un’ampia rosa di 25 battleborn giocabili, uno diverso dall’altro: attaccanti, difensori, curatori, support, ogni personaggio ha la propria personalità, armi e poteri unici.

Per quanto riguarda il Grado di Comando, i giocatori possono far salire il proprio profilo giocatore, sbloccando distintivi e titoli per fare colpo sugli amici e per far vedere la propria capacità ai compagni di squadra. Il livello massimo attualmente disponibile è il 100 e ad ogni avanzamento di livello sarà possibile sbloccare nuovi eroi, acquistare equipaggiamento, utilizzabile in battaglia, e slot aggiuntivi. L’equipaggiamento è composto da oggetti particolari che potenziano determinate statistiche per aiutarvi durante i combattimenti e può essere utilizzato a blocchi di tre. I pezzi di equipaggiamento potranno essere attivati pagando un costo con i cristalli che raccoglierete durante le partite.

La componente multigiocatore competitiva di Battleborn può essere condivisa da un massimo di 10 giocatori online, i quali si sfidano in scontri 5v5 in 3 modalità completamente diverse. La prima modalità è Incursione, nella quale squadre di eroi devono difendere la propria base da ondate di scagnozzi controllati dall’I.A., mentre cercano di distruggere la base avversaria, aiutati dai propri scagnozzi. In Incursione, i giocatori combattono l’uno contro l’altro principalmente sulle linee di spawn dei servitori, cercando di avanzare sfondando le linee di difesa nemiche. La seconda modalità è Devastazione, dove i due team si affrontano in un frenetico deathmatch con lo scopo di catturare e mantenere il possesso di 3 obiettivi sulla mappa al fine di ottenere la vittoria. L’ultima modalità, Fusione, vede i giocatori impegnati a condurre i propri servitori verso il centro della mappa, aiutandoli in una marcia verso la morte. Le squadre ottengono punti per ogni servitore che si lancia nell’inceneritore nemico. Anche in Fusione si combatte sulle linee di spawn degli scagnozzi, cercando di far avanzare la nostra orda verso le fornaci nemiche, così da ottenere più punti e vincere il match.

Ogni modalità, diversa dall’altra e peculiare nelle sue meccaniche, necessita di una grande collaborazione da parte di tutto il team: lanciarsi in avanscoperta dietro le linee nemiche senza avere copertura equivale a morte certa, soprattutto nella modalità Incursione, la più complessa e divertente delle 3 disponibili. In PvP, così come in PvE, uccidere nemici e completare gli obiettivi permetterà ai giocatori di far crescere il livello del proprio alter ego in partita. Il sistema Helix, che abbiamo citato poco fa, è il sistema di crescita rapida dei personaggi di Battleborn: il nostro personaggio, durante una partita, può salire di livello, dall’1 fino al 10, così da sfruttare al meglio le abilità e le armi a sua disposizione. Ogni volta che si sale di livello, infatti, ogni giocatore può scegliere tra due talenti passivi che potenziano i poteri unici del nostro eroe: nella versione PS4 provata da noi, con il tasto direzionale “Su” è possibile aprire il pannello di potenziamento e scegliere il talento più adatto al tipo di match con i tasti L2 o R2. Scegliere uno o l’altro ci permetterà di potenziare le due abilità attive attivabili con i tasti dorsali del joypad, L1 e R1, oppure la nostra abilità speciale o eroica, attivabile premendo il tasto “Triangolo”. Per quanto riguarda gli attacchi base e la parata o la cura, essi si attivano alla pressione dei tasti R2 e L2.

Scegliere i talenti giusti e potenziare le abilità più efficaci di ogni eroe, proprio come accade nei MOBA più famosi, è la chiave per vincere ogni match, oltre ad un pizzico di collaborazione e coordinazione con i membri del party. Sebbene inizialmente questo sistema di crescita e il sistema di combattimento possano sembrare macchinosi, soprattutto nella versione console, bastano veramente poche partite per “prenderci la mano” e iniziare a fare strage dei vostri avversari sul campo.Battleborn_Incursion_Shock-Turret_01

Più cartoon per tutti

Dopo aver visto la trama del gioco, il gameplay e le modalità PvE e PvP, è arrivato il momento di fare una panoramica su quello che è l’aspetto tecnico del gioco. Se, come abbiamo sottolineato poc’anzi, la trama del gioco soffre un po’ di originalità e contenuti, lo stesso non si può dire dal punto di vista stilistico. Battleborn è un prodotto originale, caratterizzato da uno stile cartoonesco che, pur ispirandosi massivamente ai due capitoli della saga Borderlands, riesce a fasi valere su schermo, grazie a disegni sporchi e imprecisi ma allo stesso tempo unici ed ispirati. Anche a livello di cromatura, il gioco propone una grafica molto vivace e in linea con i toni comici del titolo, che grazie a personaggi ben caratterizzati e bizzarri, con abilità tutte diverse e peculiari, permette di non annoiarsi mai, almeno dal punto di vista visivo.

Se dal punto di vista stilistico Battleborn è un prodotto sicuramente all’altezza, con picchi soprattutto per quanto riguarda le scene di intermezzo realizzate con una grafica fumettistica altamente ispirata e caratterizzante, non si può dire lo stesso della parte tecnica. La versione PS4 soffre, soprattutto in PvP durante gli scontri più concitati, di pesanti cali di frame rate, che molte volte possono portare alla morte. L’ottimizzazione generale è sufficiente, tuttavia, come detto, la presenza di bruschi abbassamenti di FPS pesa enormemente sull’esperienza di gioco generale. Nota positiva è sicuramente la totale assenza di lag e la discreta velocità del sistema di matchmaking, capace di trovare partire molto velocemente anche a notte inoltrata. Ovviamente, siamo consapevoli che la versione PC del titolo è sicuramente più stabile rispetto a quella console, tuttavia, ci sentiamo di dire che in fondo il prodotto gode di una qualità complessiva che si attesta sulla media dei MOBA FPS in circolazione.

Lo stile cartoonesco del gioco si riflette anche sul character design, che per quanto riguarda gli eroi, offre una grande varietà, con eroi tutti diversi e ben caratterizzati. Purtroppo, sebbene ben diversificati, non essendoci una struttura narrativa solida, gli eroi vengono snaturati, limitando così l’immedesimazione con il nostro alter ego. Per quanto riguardi i nemici, essi risultano molti interessanti, tuttavia, sebbene cambino le ambientazioni, non c’è una variazione così marcata da nemico a nemico, tanto da farli sembrare tutti uguali. Anche le location molte volte risultano un copia e incolla, soprattutto per quanto riguarda la struttura delle mappe: le mappe, soprattutto quelle PvE, sono ben caratterizzate e differenziate, con elementi tipici, ma allo stesso tempo la struttura risulta essere una semplice copia di quello che abbiamo già visto in precedenza. Un punto a favore di Battleborn sono i Boss: ogni miniboss intermedio e ogni boss di fine livello è contraddistinto da un pattern di attacchi unico nel suo genere, che saprà dare del filo da torcere a tutti i giocatori, soprattutto al livello più alto di difficoltà.

Il comparto audio ci regala un doppiaggio in lingua originale di altissimo livello e ben realizzato. Anche il doppiaggio italiano è ottimo, con dialoghi strepitosi e molto divertenti. La colonna sonora, d’altro canto, non è all’altezza del doppiaggio: a parte alcune tracce, le musiche che accompagnano il gioco non sono epiche e memorabili come ci saremmo aspettati. Anche gli effetti sonori delle abilità sono solo sufficienti, con suoni che risultano molto spesso soffocati e fin troppo brevi.3012594-battleborn_in-game_images-tp-whiskey-foxtrot(9)

Conclusioni

Battleborn è un prodotto di buona fattura, questo è fuori discussione. Sebbene numerosi difetti, su diversi fronti, affliggano il titolo di Gearbox Software, Battleborn riesce comunque a stupire grazie ad un comparto artistico di ottimo livello e ad un doppiaggio, sia in lingua originale sia in italiano, sorprendente e divertente.
La campagna principale e il background narrativo non sono i punti di forza di questo gioco, che soffre pesantemente la mancanza di una trama ben strutturata e narrata ad hoc. Nonostante questo, la software house texana è riuscita a proporre un parco di eroi decisamente nutrito: ogni eroe è caratterizzato a dovere, sia dal punto di vista del character design, sia per quanto riguarda abilità e talenti.
Battleborn, inoltre, riesce anche a proporre un gameplay strutturato e calibrato, capace di mescolare perfettamente le meccaniche di uno sparatutto in prima persona con quelle dei Tower Defense (per quanto riguarda il PvE), e dei MOBA, nelle modalità PvP.
Tra i molti pregi e gli altrettanti difetti, riuscirà Battleborn a conquistare gli amanti dei MOBA FPS e a vincere la sfida con Paragon e Overwatch? Lo vedremo nelle prossime puntate.


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