The Magic Circle – Recensione

Cos’è un “meta-gioco”? Un gioco che parla di se stesso, dei meccanismi che lo compongono e che mostra in un cerchio infinito quali sono i processi di creazione, distruzione e nuova elaborazione che stanno dietro alla produzione dei videogames. The Magic Circle è un’ode all’incompiutezza e all’ego smisurato che si cela dietro le ambizioni dei cosiddetti “creativi” che non sono mai appagati dalle loro creazioni.

Titolo: The Magic Circle
Sviluppatore: Question
Publisher: Question
Giocatori: 1
Lingua: Inglese con sottotitoli in italiano
Piattaforme: PC/MAC, PS4

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A prima vista si presenta come un adventure in prima persona, nel quale vestiamo i panni dell’EROINA (niente a che vedere con il derivato dall’oppio), una beta-tester che rimane intrappolata nell’opera incompiuta di un team di sviluppatori. In suo aiuto si palesa PRO, una specie di entità che vive intrappolata nelle ricghe di codice del gioco, che sarà il nostro Virgilio in questa discesa negli inferi digitali.

Saremo proiettati in un monocromatico mondo digitale, più che altro uno sketch di quello che nella mente dei Creatori, entità intangibili ma sempre presenti, rappresentati da occhi volanti e delineati da salaci dialoghi, sarebbe la bozza del gioco completo.
Nella nostra prima “run” saremo subito catapultati alla fine del gioco e “fantasmizzati”. Dopo solo dieci minuti arriviamo al “The End”, con tanto di titoli di coda e ritorno al menù principale.
Ma la fine è solo l’inzio della nostra avventura, perché a questo punto riusciremo ad entrare all’interno della struttura stessa del gioco, saremo dotati di poteri manipolativi del codice e quindi ritorneremo ad essere protagonisti e al contempo creatori del nostro destino.

Nella nostra esplorazione potremo usare la “vita” per modificare il mondo che ci circonda e i suoi bizzarri abitanti. La nostra guida digitale, PRO, ci insegnerà a catturare le creature, ad entrare nel loro sistema e modificarne le impostazioni. Non avremo armi a disposizione, poiché i Creatori ci hanno spogliato di ogni oggetto offensivo, per cui gli artigli e le zanne dei mostri convertiti alla nostra causa saranno le uniche cose atte all’offesa e alla difesa. Ogni creatura, ma anche ogni oggetto, con le quali potremo interagire nel gioco, potranno essere modificate, per renderle utili strumenti della notra causa. Per fare questo dovremo spendere un po’ di energia, ripristinabile assorbendola da delle “falle” presenti nella trama digitale di The Magic Circle.

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La nostra esplorazione ci condurrà attraverso svariati ambienti dove l’ego smisurato e l’ambizione smodata dei Creatori sono esplicitati in megalomani costruzioni. Troveremo anche dei diari di sviluppo che ci daranno utili informazioni su come affrontare alcuni avversari teoricamente invincibili o su come attivare sezioni di gioco che sono state volutamente obliterate per rendere la vita del giocatore un delirio digitale.

Dovremo quindi rendere tangibili ponti, portali, intere sezioni di gioco che altrimenti sarebbero inutilizzabili e tutto questo per arrivare non si sa bene dove. La sensazione che si prova giocando a The Magic Circle è proprio quella dell’eterna incompiutezza dovuta alla totale mancanza di coordinazione tra i Creatori. Dei divertenti audiolog sparsi nel gioco ci regalano infatti simpatici siparietti che arricchiscono la nostra consapevolezza di essere finiti in mano a dei folli personaggi che hanno un sacco di idee ma nessuna idea precisa su come realizzarle. Il gioco rappresenta una parodia molto realistica di quello che succede nella realtà, dove estrosi creativi si imbarcano in progetti al di fuori della loro portata, che li conducono verso strade pericolosamente dispendiose, a terribili fallimenti.
E mentre sentiamo parlare di budget, implementazioni di nuove aree, creazione di nemici semi-immortali, dovremo trovare la nostra strada attraverso TMC, cercando di risolvere i vari enigmi e puzzle ambientali proposti. Potremo affrontare le sfide in maniera diversa, modificando il modificabile a nostro vantaggio, utilizzando anche la “fantasmizzazione” come freccia al nostro arco. Questo vuol dire che morire non sarà sempre negativo, in quanto potremo continuare ad esplorare l’ambiente senza poterci interagire, ma questo è utile perché potremo scoprire vie di fuga che altrimenti ci sarebbero precluse. Utile è anche il supporto di PRO, che si manifesta come pietra parlante che emerge dal codice, e che ci indica la via per il nostro successo. Ci fornisce anche altre utili informazioni sulle peculiari personalità dei Creatori, per permetterci di sfruttare le loro debolezze reali per uscire da questa trappola virtuale.

Jordan Thomas sta dietro a questa produzione e per chi non lo conoscesse è una delle menti dietro Bioshock e Thief, ovvero uno che la sa lunga su progetti monumentali che rischiano di diventare monumentali fallimenti. Dietro tutta la narrazione volutamente esagerata di The Magic Circle si legge una neppur troppo sottile critica a tutti quegli sviluppatori che pensano di essere delle divinità, ma che alla fine sono solo delle persone che riversano nelle loro produzioni egocentriche le loro frustrazioni e represse ambizioni. Non vogliamo fare nomi e cognomi, ma per coloro che seguono il mondo dei videogiochi da qualche anno, sarà facile individuare questi personaggi mitologici che ci hanno regalato esagerate ore di divertimento, ma che hanno perso l’Ultima occasione per ritirarsi e godere del loro glorioso passato.

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In Conclusione

The Magic Circle è un gioco volutamente confusionario, un inno all’incompletezza e alla precarietà di faraonici progetti che tendono a collassare su se stessi, e come dei buchi neri a trascinare oltre l’orizzonte degli eventi ogni cosa che li circonda. Come nella Divina Commedia, saremo guidati da un novello Virgilio, PRO, attraverso una discesa negli inferi digitali generati da megalomani e frustrati Creatori e per ritornar a “riveder le stelle” dovremo manipolare questo precario mondo sempre sull’orlo del collasso, per spezzare il Cerchio Magico.
Non è un gioco per tutti, ma sicuramente regalerà ai veterani e appassionati di videogiochi da lunga data, ore di sano divertimento intriso anche di una malcelata consapevolezza che il fallimento è alla portata di tutti e il successo è solo una questione di atteggiamento.


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