Party Hard – Recensione

Vi ricordate la vicenda di Fedez e del suo vicino che mal sopportava il baccano notturno? Ecco, immaginatevi che il vicino sia un pericoloso serial killer esasperato che decide di far fare silenzio ad una banda scatenata di festanti ragazze e ragazzi nei tipici party americani. Solo che il silenzio sarà “tombale”.
L’impostazione del gioco si ispira moltissimo a quanto già visto in Hotline Miami, sia per quanto riguarda il comparto grafico che per l’ultraviolenza che sprizza da ogni pixel.

Titolo: Party Hard
Sviluppatore: Pinokl Games
Publisher: tinyBuild GAMES
Giocatori: 1
Lingua: Inglese
Piattaforme: PC/MAC, PS4, Xbox One

Interpretiamo un serial killer che con ogni mezzo illecito decide di riportare la pace, seminando morte e distruzione. Non vi lasciate ingannare dal semplice tutorial che vi vuole introdurre semplicemente alle dinamiche del gioco: appena entrati nel vivo dell’azione capirete benissimo perché nel titolo accanto alla parola Party c’è anche “Hard”!

Ci sono una serie di “missioni da svolgere”, ognuna ambientata in una location differente, che vi impegneranno nella difficile arte del massacro. Armati di un coltello potrete autoproclamarvi Angelo della Morte, introdurvi all’interno del party e uccidere senza pietà i rumorosi e molesti festanti. Ma sappiate che non sarà un’impresa facile, per svariati motivi. Innanzitutto il numero dei festanti è esorbitante e già nel primo livello vi troverete ad affrontare una cinquantina di potenziali vittime. Naturalmente il nostro compito sarà quello di farle fuori tutte. Ci si rende subito conto che il solo coltello non sarà sufficiente, anche perché se veniamo visti uccidere una persona, si creerà il panico e verranno chiamate le forze dell’ordine. Possiamo quindi sfruttare gli elementi ambientali per decimare le festanti frotte che si aggirano all’interno della location. Si passa dal manomettere una stufa a gas che esploderà dopo poco a cospargere di benzina una stanza per far bruciare gli astanti, oppure tagliare un albero che si abbatterà sulla casa, maciullando chiunque si trovi nel suo raggio di caduta.

party hard 1

Ogni livello non è mai uguale a stesso, ovvero la planimetria rimane quelle, ma ogni volta che inizierete una partita troverete elementi diversi . Con un tasto del pad potrete scoprire quali sono gli “hotpoint” che vi permetteranno di accelerare la vostra carneficina. Sicuramente la prima cosa fa fare, prima di passare al massacro degli inermi, è far fuori i buttafuori, che hanno la cattiva abitudine di riempirvi di mazzate appena vi scorgeranno compiere un atto criminoso. Una volta sistemati loro, potrete passare metodicamente ad uccidere ogni altro ospite della festa. Se verrete scoperti sarà chiamata la polizia. Ma non è detto che siate stati individuati come assassini, quello succederà solo se una potenziale vittima vi segnalerà alle forze dell’ordine. In questo caso appariranno delle manette sopra la nostra testa e dovremo cercare di sfuggire alla cattura. Non è un’impresa facile, anche perché i poliziotti sono veloci, ma possiamo utilizzare vie di fuga alternative, come finestre o balconi, che essi non hanno voglia di scavalcare. Però attenzione perché ad un certo punto apparirà un emulo di Super Mario che bloccherà permanentemente le nostre vie di fuga. Possiamo anche cambiarci d’abito per sfuggire ai nostri inseguitori, oppure, in extrema ratio, ucciderli. Questo però è altamente sconsigliato, in quanto l’uccisione di un poliziotto comporta immediatamente l’apparizione di alcuni agenti speciali che presidieranno la casa, impedendoci di agire liberamente.
Durante ogni partita è possibile scoprire nuovi modi per uccidere le persone e ad un certo punto potrà apparire un losco figuro con impermeabile nero e cappellaccio che ci donerà altri strumenti di morte, come esplosivi, veleno da mettere nell’immancabile punch oppure fumogeni per nascondere i nostri malefici atti omicidi.

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Finire un livello richiede una grande dose di pazienza, di dedizione e di tempo. Se pensate di mettervi ad uccidere come se non ci fosse un domani, sicuramente scoprirete che non è la tattica migliore. Da un certo versante Party Hard richiama alla mente il sistema di assassinio tattico strutturato nel nuovo Hitiman, ma senza la profondità del gioco Square Enix. Possiamo infatti trasportare i cadaveri e occultarli in posti predefiniti per evitare di scatenare il panico, oppure attirare le nostre ignare vittime in posti lontano dalla vista. Il gioco è pieno di citazioni da film, serie, cartoni animati e da altri giochi e vi sfidiamo veramente a riconoscerle tutte! Tanto per fare un piccolo spoiler, se ucciderete una persona nel bagno, partirà uno stacchetto con la musica inconfondibile di Psycho!

Graficamente, con il suo stile retrò, è molto accattivante, ma il livello di dettaglio è a volte scadente. Infatti la pixel art non è ben definita, per cui in alcune fasi del gioco non si ha bene la percezione di dove si trovino le persone che dobbiamo massacrare, in quanto tendono a confondersi troppo con lo sfondo. Anche il dettaglio dei personaggi lascia un po’ l’amaro in bocca, ricordando un po’ le silhouette dei giocatori di Internetional Soccer per Commodore 64 e sinceramente per un gioco del 2016 questo non è certo un punto a favore.

La colonna sonora chiptunes rimanda anch’essa ai grandi classici del passato, peccato che dopo un po’ il loop dei pezzi disco che caratterizzano ogni livello diventi abbastanza noioso. Sarebbe sicuramente stato apprezzabile una scelta di brani che si alternavano, invece che uno solo a ripetizione.
La giocabilità è comunque elevata e il livello di difficoltà, il numero dei livelli e la varietà regalata dalla generazione casuale di ogni singola location lo rendono un titolo longevo, anche se a volte maledettamente frustrante.

party hard 3

In Conclusione

Party Hard è la realizzazione del sogno di tutti coloro che sono stati molestati nella notte da vicini chiassosi. E’ un gioco violento e politically scorrect e per questo anche maledettamente accattivante e divertente. Non è violenza gratuita come quelle che troviamo ad esempio in Hatred, anche perché c’è una componente tattica che ci porta ad usare prima il cervello che non il coltello. Ci sono delle evidenti pecche per quel che riguarda il comparto grafico, sicuramente non all’altezza di altre produzioni che usano la pixel art, così come il comparto audio di ogni singolo livello manca di varietà, ma il gioco è sicuramente apprezzabile nel suo complesso.


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