Stories: The Path of Destinies – Recensione

Il giorno della marmotta, anzi della volpe – Che c’entra il film interpretato da Bill Murray, “Ricomincio da capo” (nell’originale “Groundhog Day”), con questo action-RPG furry-style? Il fulcro di Stories: The Path of Destinies è proprio questo: la trama si dipana per una serie di strade alternative, che dovremo percorrere ritornando sempre da capo, fintanto che tutto non sarà risolto.
Ma alla fine questo esperimento avrà avuto i risultati sperati? Continuate a leggere per scoprirlo.

Titolo: Stories: The Path of Destinies
Genere: ActionGioco di Ruolo
Sviluppatore: Spearhead Games
Editore: Sony
Piattaforma: PlayStation 4, PC
Data D’uscita: 12 Aprile 2016

Stories: The Path Of Destinies si basa sulla storia, un po’ sconclusionata, di una volpe spadaccina, che dopo una giovinezza dissoluta, decide di raddrizzare i torti che l’Imperatore rospo e e la sua combriccola di corvi stanno compiendo all’interno del regno. Il nostro Reynardo, questo è il nome del protagonista, si prende l’incarico, suo malgrado, si sconfiggere i malefici piani dell’Imperatore, prima che i suoi arcani poteri devastino ogni landa popolata da peculiari animaletti.

Riprendendo la strada tracciata dai famosi Librogame, dei quali abbiamo parlato nella recensione di Lone Wolf, dovremo attraversare alcune sezioni action, per poi essere trasportati davanti ad un libro, nel quale potremo compiere delle scelte dalle quali dipenderà il continuo della trama. Ma attenzione, non tutte le scelte saranno vincenti, per cui potremo ben presto finire ad un punto morto. E da qui, il libro ritorna al punto di partenza, per proporci di affrontare nuovamente la storia, scegliendo strade differenti. Questa trovata è molto intrigante, perché naturalmente manterremo la memoria di quanto successo, quindi potremo scegliere di affrontare l’avventura in maniera diversa, visto che nel frattempo si aprono altri filoni. Ma anche al secondo tentativo ci accorgeremo ben presto che le nostre scelte portano ancora ad un punto di stallo, per cui si riparte nuovamente da capo. Ci sono 24 finali diversi che possono essere scoperti, ma potremo terminare il gioco dopo averne sbloccati almeno 4, che ci permetteranno di trovare una strada per portare a termine la nostra avventura. Ma sappiate che questa sarà ancora una delle possibili variazioni sul tema, quindi se siete degli incurabili curiosi, potrete ripartire e seguire altre linee narrative per arrivare a sbloccare tutte le strade possibili.

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Fin qui abbiamo trovato il gioco molto divertente, anche perché è pienamente intriso di una ilare comicità e costellato di migliaia di citazioni che rimandano a infiniti collegamenti con serie famosissime (qualcuno ha detto Game of Thrones??) a film e anche alla teoria delle stringhe! Purtroppo molte battute sono apprezzabili solo dagli anglofoni, in quanto la traduzione italiana dei sottotitoli a volte stravolge il senso dei calembour dei personaggi in lingua originale. La nostra volpe è una gran chiacchierona e ci infarcisce sia di informazioni che di “bischerate” nei momenti morti del gioco. Ecco, siamo arrivati alle dolenti note. Per quanto sconclusionata e un po’ intricata, la storia e la sua narrazione sono molto divertenti, ma le sezioni action purtroppo deludono, soprattutto per la loro ripetitività. Si tratta infatti di dover esplorare alcune locazioni del regno, alla ricerca di altri personaggi oppure di nuove e potenti armi, ma tutto si riduce a spostarci da un punto A ad un punto B, con inframmezzate alcune sezioni di combattimento. La prima volta sarà divertente e varrà come tutorial, ma dopo qualche partita la faccenda si fa veramente troppo ripetitiva.

Gli scenari sono bene o male sempre gli stessi, con alcune variazioni di percorso che ci porteranno a percorrere nuove strade, ma senza grossi cambiamenti. Gli incontri con gli avversari che fanno passare alla sezione di combattimento in tempo reale, sono sempre nei medesimi punti. Gli avversari sono corvi che nelle sezioni di gioco avanzate aumentano di forza e resistenza, accompagnati anche da altri nemici, rappresentati da stregoni con poteri. anche loro, di volta in volta più potenti. Il tutto però alla fine si riduce alla medesima interazione, senza aggiungere nulla al gioco, se non una difficoltà superiore. Ma la presenza di check point molto frequenti, rende le battaglie una serie di “die and retry”, utili solo a passare al punto successivo. Questo è un gran peccato perché fa perdere molto mordente alla struttura stessa del gioco.
Si possono potenziare le nostre armi e le nostre caratteristiche, raccogliendo sia dei materiali durante le esplorazioni, che punti esperienza durante i combattimenti. I materiali, con un sistema simil sand-box, serviranno a creare spade più potenti e con poteri diversi, che serviranno anche come chiavi per sbloccare ulteriori sezioni. Le nostre caratteristiche potranno essere invece migliorate spendendo punti abilità nella sezione dei miglioramenti. Anche in questo caso tutto è molto basilare, utile solo a migliorare la nostra potenza di attacco, cercando di livellarci agli avversari.

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Anche il sistema di controllo del personaggio è molto semplice: l’attacco viene gestito con un solo bottone, un altro pulsante è assegnato alla capacità di fare uno scatto per evitare i nemici, mentre un terzo tasto serve per lanciare un rampino, utile sia per oltrepassare precipizi che per agganciare nemici e magari privarli di scudo, durante i combattimenti. Il sistema di combattimento si riassume in colpi e schivate, con la possibilità di usare temporaneamente i poteri distruttivi delle singole spade. Col tempo si acquisiscono capacità di aumentare le combo per ottenere ancor più punti esperienza alla fine di ogni combattimento, ma alla fine la struttura rimane pressoché invariata.

Graficamente Stories: The Path of Destinies è molto accattivante, sia per quanto riguarda gli art work del libro che la realizzazione delle locazioni e dei personaggi. La grafica di gioco è curatissima, piena di dettagli, animazioni: si vede che è stato fatto un ottimo lavoro anche nella realizzazione delle mappe del gioco, che si sviluppano anche in altezza, esplorabili attraverso delle piattaforme volanti.

Il voice acting e la colonna sonora sono anch’essi di ottima fattura, lasciando che il giocatore si immerga completamente sia nei racconti dei personaggi che nelle varie locazioni, grazie ad un accompagnamento musicale sempre adeguato.

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In conclusione

Stories: The Path of Destinies si colloca in quel filone di giochi che ci catturano all’inizio per la loro originale impostazione, ma che poi si perdono in una realizzazione non all’altezza delle aspettative. E lo diciamo con molto rammarico, perché un gioco del genere, basato su di una trama a bivi che scimmiotta la fisica quantistica cara a Schrodinger e al suo famoso gatto, sarebbe potuto essere un vero capolavoro, se non fosse caduto nel tranello della ripetitività. Questo causa nel giocatore il duale bisogno di andare avanti e contestualmente di lasciar perdere. Questo avviene perché non si sono create le basi per rendere ogni nuova “run” del gioco più accattivante della precedente, avendo inserito pochi elementi di variabilità soprattutto nella parte action. Un’occasione sprecata? No, un gioco divertente, ma non tanto quanto sarebbe potuto esserlo.


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