Ereditato l’intero patrimonio dallo sconosciuto zio Arthur che tramite una lettera ci comunica di aver litigato con nostro padre molti anni prima e con il quale non si è più rivolto la parola, ci ritroveremo nei panni di Sarah a visitare la villa appartenuta al defunto parente. Un treno desolato che si avvia in una campagna ancor più deserta, fa da preludio a Obscuritas, la nuova avventura edita da Ravenscourt e sviluppata da VIS Games.

Sviluppatore: VIS Games
Publisher: Ravenscourt
Genere:  Avventura
Data di uscita: 17 Marzo 2016
Localizzazione: Dialoghi in inglese e sottotitoli in italiano

Terminato l’intro ci troveremo nei pressi della villa e salterà subito all’occhio il fatto che non è presente un’interfaccia di gioco, tranne l’inventario posto nella parte in alto dello schermo. Il primo compito da svolgere sarà quello di trovare la chiave di accesso alla residenza, che il nostro caro zio ha nascosto in un vaso. Ora mentre ci aggireremo all’esterno dell’abitazione, noteremo subito che non sarà possibile interagire con nessun elemento ad accezioni degli oggetti chiave, che vedranno evidenziato il loro perimetro di rosso. Questo aspetto limiterà molto il coinvolgimento nel gioco in quanto non avremo “falsi indizi” ma individueremo subito gli elementi di nostro interesse, indispensabili per proseguire. Nella prima parte dell’avventura, ci troveremo essenzialmente a dover trovare la chiave per aprire la porta successiva dovendo spesso tornare sui nostri passi. Indispensabile per orientarci nelle stanze della residenza sarà la torcia che presenta però uno dei difetti più fastidiosi dell’intero titolo: la durata delle batterie. Tra le meraviglie ereditate e sparse nella villa, troveremo una torcia elettrica che ha un’autonomia di un minuto per ogni carica di batteria, costringendoci a passare metà della storia nell’ombra più assoluta. Come se non bastasse, la scorta delle batterie è limitata a dieci unità e una volta terminata la carica, la torcia emetterà una luce flebile e intermittente per qualche minuto e questa ci accompagnerà nella maggior parte del tempo, soprattutto nelle sezioni all’esterno della residenza. Fin quando saremo dentro la villa infatti, potremo affidarci anche all’illuminazione interna, ma questo comporterà che il primo capito della storia lo passeremo andando avanti e indietro per le stanze svolgendo essenzialmente due operazioni: abbassare maniglie per aprire le porte e attivare interruttori per accendere la luce.  Un altro aspetto estenuante in Obscuritas è che l’inventario a nostra disposizione può contenere oltre alle pile e ai fiammiferi (utili per accendere le candele che si riveleranno essenziali per alcuni enigmi), solo un oggetto chiave alla volta. Questo vuol dire che se dovremo collocare degli elementi in diverse stanze o ambienti, dovremo andare di volta in volta avanti e indietro per prendere l’oggetto interessato e disporlo nello spazio appropriato.

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Le immagini dei quadri e delle foto che cambiano improvvisamente e l’assillante rumore dell’orologio unito a quello dei tuoni, non bastano a creare un’atmosfera spaventosa durante il gioco, e la presenza di trappole mortali sparse un po’ casualmente e senza logica (caro zio, va bene lasciare degli enigmi come eredità ma piazzare lame assassine senza preavviso non si fa!), aumentano soltanto la frustrazione nell’affrontare l’avventura. Il primo capitolo si completa in circa tre ore e l’intera avventura (composta di tre capitolo in tutto), in dieci ore totali. La prima parte di enigmi è limitata a trovare la chiave per passare alla stanza successiva. Solo verso la fine del primo capitolo, alcuni rompicapo ci impegneranno maggiormente per poi tornare alla noia più totale all’inizio della seconda parte nella quale andremo avanti in boschi e cimiteri dove gli enigmi scompaiono del tutto e dovremo proseguire evitando alcune bestie fantasma. La mancanza di checkpoint inoltre ci obbligherà a ripetere la sequenza in corso (in totale il gioco si compone di 29 sequenze) se commettiamo un errore mortale, che nella maggior parte dei casi, non saremo neanche in grado di individuare chiaramente.

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L’unica verità che Obscuritas ha di realmente oscura, è il senso del gioco. Risulta un’accozzaglia di ambientazioni stereotipate dei classici film e giochi horror ma manca un’atmosfera e una storia intrigante che va a collegare questi elementi. Ospedali, laboratori, cimiteri, case abbandonate. Ci ritroveremo in tutti questi luoghi domandandoci solo una cosa: perché andare avanti? Lo zio non ha rivolto più la parola a nostro padre…rischieremo davvero la vita per questo? Sarah un consiglio: fattene una ragione! A livello di giocabilità gli aspetti maggiormente frustranti sono la scarsa durata delle batterie, la quantità infinita di porte da aprire oltre all’assenza di una bussola o una mappa per avere la minima idea di dove stiamo andando. Il comparto grafico invece è a tratti imbarazzante, con panneggi immobili come il legno, statue e fotografie che si ripetono all’infinito e flora piatta e sempre uguale. Gli unici aspetti con una buona riuscita sono gli effetti audio (e non parlo della musica che é praticamente inesistente) e l’uso della luce della torcia…peccato che per metà avventura andremo avanti nel buio pesto in quanto avremo esaurito le batterie. A livello narrativo mancano invece indizi o informazioni che nel corso della storia vadano a stimolare la voglia di proseguire, che si estingue totalmente a metà gioco.

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In conclusione

Se cercate un capolavoro di grafica, atmosfere da incubo o se siete soliti lamentarvi per ogni difetto (come il sottoscritto che si chiede ancora perché cadere in una piscina piena d’acqua porta al “Game Over”), risparmiate i 19.99 euro di costo del gioco. Se invece non siete alla ricerca di una storia particolarmente intrigante, se non siete infastiditi dai cliché più banali, se vi sono sufficienti puzzle più o meno semplici e siete disposti ad accettare un’atmosfera piuttosto piatta, Obscuritas è il gioco che fa per voi. L’unico consiglio che rimane in entrambi i casi? Se erediterete una villa da un vostro lontano parente, comprate una torcia elettrica di qualità e portatevela da casa!

Sono nato nel 1980 quando la Pixel art non era una scelta ma l'unico stile grafico possibile. Ho nella pittura, nei videogiochi e nel cinema le mie passioni più grandi. Vivo ogni giorno cercando di ricordare che ciò che divide i rimpianti del passato e i sogni del futuro, sono gli istanti che viviamo nel presente costruiti con le nostre azioni.

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