2 febbraio 1959 – Monti Urali – La spedizione guidata da Igor Dytalov, composta da nove studenti dell’Istituto Politecnico degli Urali, sparisce in circostanze misteriose mentre si era accampata ai piedi del monte Kholat Syakhl. I corpi vengono ritrovati al di fuori delle tende, tremendamente maciullati da una forza misteriosa che non ha lasciato segni evidenti sui loro corpi. Nessuno è sopravvissuto e nessuno ha mai dato una spiegazione certa di quello che possa essere accaduto. E questa è una storia vera.

Sviluppatore: IMGN.PRO
Publisher: Adventure Productions
Piattaforme: PS4 e PC.
Genere: Adventure
Data di uscita: 8 marzo 2016
Localizzazione: Testi in italiano

Lo studio polacco IMGN.PRO, prende spunto da questa vicenda per proporci un gioco di esplorazione e di sopravvivenza, dove l’orrore e la tensione sono palpabili ad ogni passo che affonderemo nella neve.
Interpretiamo in Kholat uno sconosciuto e solitario personaggio che decide di scoprire cosa sia successo agli esperti esploratori, quale sia la “forza inconcepibile e brutale” (così fu descritta dagli investigatori dell’epoca) che li ha fatti fuggire dalle loro tende, contro la quale hanno cercato inutilmente di lottare e che ha tolto loro la vita senza un motivo apparente. Non sappiamo cosa ci spinga ad affrontare l’ignoto, ma questa è la nostra missione, volenti o nolenti.

Tutta l’azione si svolge con visuale in prima persona, in un ambiente montano, pieno di gole, montagne innevate, pericolosi baratri che si aprono all’improvviso sotto i nostri piedi, il tutto sormontato da una immane cappa di ignoto terrore.

Giocare a Kholat è come immergersi in un racconto di Lovecraft, dove orrore e realtà si mescolano in un continuo gioco delle parti che porta lentamente alla pazzia. 

Il disorientamento psicologico è anche disorientamento reale, in quanto per poterci orientare avremo a disposizione una mappa ed una bussola. A differenza di quanto accade in Firewatch, qua bisogna essere degli esperti in orientering, ovvero nell’arte di saper trovare la nostra posizione ricorrendo a dei punti di riferimento. La mappa ci permette di visualizzare latitudine e longitudine, che sarà molto utile per poter scoprire i segreti che sono celati in alcune coordinate. Sulla cartina ci vengono forniti già dei riferimenti cartesiani, ma facendo attenzione durante l’esplorazione, troveremo delle coordinate anche segnate su pareti rocciose.
L’esplorazione è ostica e disseminata di pericoli naturali…e non solo. La neve sarà la nostra unica compagna e anche una nostra nemica. Faremo fatica ad attraversare punti dove si è accumulata e perderemo rapidamente energie, con il rischio di non averne per correre disperatamente nella direzione opposta delle tremende scoperte che faremo. Intenzionalmente non vogliamo parlarvi della storia, perché è sicuramente la componente principale dell’attrattiva di questo gioco e vorremmo evitarvi qualsiasi spoiler non necessario.
Un componente fondamentale dell’esplorazione è il suono. Vi consigliamo vivamente di giocare a Kholat con un buon paio di cuffie, perché localizzare nello spazio i rumori in alcuni punti risulterà fondamentale. Però fate attenzione, perché questo vi isolerà completamente nel gioco, è vi possiamo assicurare che la tensione dopo qualche ora di gioco diverrà insopportabilmente pesante.

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Kholat riesce a ricreare l’atmosfera perfetta del gioco horror anche grazie alla sua realizzazione grafica, curata dettagliata, pulita e ricca di elementi che apprezzerete mano a mano che proseguirete nell’avventura. Come nel già citato Firewatch la storia era piacevolmente supportata dal comparto grafico, qua l’utilizzo dei colori, degli effetti di luce, delle sfumature di colore e dell’angolazione con le quali osservate il mondo innevato delle pendici della montagna, contribuiscono a rendere l’esperienza ludica veramente appagante.
Purtroppo non sempre il frame-rate è stabile, quindi aspettatevi di trovare dei rallentamenti inaspettati, ma che non minano la giocabilità.
Non avremo armi con le quali difenderci, anche perché come vi renderete conto giocando, sarebbero completamente superflue. La nostra unica salvezza è rappresentata dalla fuga, come vi dicevamo prima, anche se purtroppo a volte ci siamo ritrovati morti senza aver ben capito come questo possa essere successo. Questo magari è il principale difetto di Kholat, ovvero non essere esplicito nelle dinamiche salienti. Scoprire è un conto, non avere indicazioni su come sopravvivere è un altro. Questo elemento unito alla lentezza con la quale procederemo nel gioco sono forse le uniche due vere pecche che abbiamo rilevato. Le lunghe passeggiate nelle gole e nei boschi, senza che accada nulla anche per quarti d’ora interi, potrebbero essere causa di abbandono da parte dei coloro i quali sono alla ricerca di azione e adrenalina.

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In Conclusione

Kholat è un ottimo survival horror in prima persona, sia per quel che riguarda l’estetica che la narrativa. I suoi difetti principali sono la presenza di moltissimi tempi morti e la sensazione che a volte morire non dipenda dalle nostre azioni, ma dal caso. Purtroppo per questo la tensione che viene creata, non sempre viene mantenuta, rischiando che il gioco venga abbandonato per sfinimento. La storia non-lineare, la mappa open world e la possibilità di seguire varie linee narrative diverse sono sicuramente dei punti interessanti, ma non bastano a renderlo un titolo perfetto.
Sicuramente si tratta di un gioco che pur sviluppato da un team indipendente non ha niente da invidiare a produzioni tripla A, ma che potrebbe non essere apprezzato da coloro i quali non hanno molto tempo da dedicare a queste avventure.
Una piccola curiosità: la voce narrante è quella di Sean Bean

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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