Non so se a voi succede la stessa cosa, ma quando sentiamo parlare di un gioco “Zelda-Style”, automaticamente ci vien voglia di lasciar perdere e guardare oltre. Forse perché di Zelda sul mercato ce ne sono anche troppi, così come ci sono anche troppi cloni di esso. Quando ci è stato presentato The Count Lucanor, nel press kit di Baroque Decay, spuntava proprio questa frase “inspired by classic games like The Legend of Zelda”, ma proseguendo si leggeva anche che altri titoli che avevano ispirato il gioco erano Yume Nikki, Silent Hill or Dark Souls. Yep!!! Che ci azzeccano questi ultimi con la trentennale saga targata Nintendo?? Beh, per scoprirlo, non dovrete far altro che continuare a leggere.

Sviluppatore: Baroque Decay Games
Publisher: Baroque Decay Games
Piattaforme: PC/MAC
Genere: Adventure
Data di uscita: 3 marzo 2016
Localizzazione: Inglese

Indovina il mio nome

The Count Lucanor si presenta come un gioco di esplorazione, dove vestiremo il panni del decenne Hans, che insoddisfatto della sua vita povera sia di stimoli che di denaro, decide di abbandonare il tetto natio per imbarcarsi nell’esplorazione del mondo, ovvero le campagne circostanti la stamberga che condivide con la madre. Come in una favola dei fratelli Grimm, non quelle edulcorate che raccontiamo ai bambini, ma quelle originali, truculente e granguignolesche, il piccolo Hans si troverà catapultato in una storia piena di orrore, sangue e perfido sadismo.
Il piccolo ed ignaro eroe, cercando di sfuggire ad un sabba di pecore mannare, si ritrova a seguire uno strano essere, per l’esattezza un coboldo, all’interno di un magico e tetro castello. Il nostro cicerone violaceo ci promette fama e ricchezza, ma solo a patto di scoprire il suo nome. Per fare ciò dovremo esplorare il maniero e scoprire nelle varie stanze le lettere che comporranno il nome del nostro svolazzante innominato.
Ma non si tratta solo di aprire porte e spostare casse per raggiungere i forzieri che celano le lettere, dovremo affrontare anche mortali pericoli, senza poter utilizzare altro che la nostra astuzia e le nostre capacità stealth. Ad una certa ora infatti il castello si popola di pericolose creature, come le sopracitate capre-mannare, ma anche delle inquietanti presenze che non vedono l’ora di maciullare il nostro imberbe Hans. Il castello è immerso nelle tenebre e i suoi corridoi sono dei mortali labirinti, per cui le nostre migliori alleate sono delle candele che potremo trasportare con noi e depositare in punti strategici, come dei novelli Pollicino, per poterci orientare tra le mura grondanti puro terrore. Essendo disarmati, l’unico modo per poterci difendere dagli assalti delle maligne presenze che infestano i corridoi, è quello di nasconderci. Lo possiamo fare dietro a delle tende, oppure sotto ai tavoli, attendendo che i mostri perdano interesse e muovano i loro eterei passi altrove. Durante la nostra avventura incontreremo anche degli NPC che potranno aiutarci sia donandoci (o vendendoci) delle utili informazioni oppure degli oggetti.

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Save my soul

Il nostro Hans ha una barra di energia che può essere reintegrata mangiando quello che troviamo disseminato nel castello oppure venduto da un mercante esoso. Non esistono check-point, ma solo una fontana dominata da un nero corvo, simile a quello della Settimana Enigmistica, che in cambio di un obolo di una moneta d’oro, salverà la nostra candida anima per non perdere i progressi acquisiti nel caso fossimo smembrati brutalmente, o anche peggio! In caso di prematura dipartita, verremo portati nuovamente alla fontana, per cui per non rischiare di dover ricominciare tutto da capo, cercate di salvare spesso. E ricordatevi che alcuni asini defecano oro (piccolo aiuto! NdR)
La storia si rivela poco a poco, anche grazie ai dialoghi con coloro che incontreremo, e vi possiamo garantire che vale la pena di giocarlo dall’inizio alla fine per scoprire cosa si trovi realmente celato nel castello del Conte.
La realizzazione grafica è semplice, un mix tra grafica 8 e 16 bit, che comunque, come accadeva in Lone Survivor, riesce a trasmettere l’inquietudine e l’orrore che gli sviluppatori hanno infuso in The Count Lucanor. Purtroppo questa realizzazione è penalizzata dall’uso di alcuni filtri che danno un effetto sfumato troppo marcato. Però la pixel-art, le animazioni e la realizzazione degli ambienti sono stati realizzati con una cura veramente elevata.
Per quanto riguarda la colonna sonora, un artista abbastanza conosciuto, J.S. Bach, ha concesso i suoi brani affinché fossero tutti rimasterizzati in chiptunes e vi possiamo assicurare che il risultano finale è molto gradevole e ben riuscito.

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Commento finale

The Count Lucanor è stata una piacevolissima sorpresa. Nonostante fosse stato spacciato come uno Zelda-clone, si è rivelato un titolo valido, divertente e anche terrorizzante. Avevamo già avuto in passato l’esperienza di giochi low-res come Home o The Lone Survivor a tema horror, ma in questo gioco la tensione è ancor più palpabile, legata all’atmosfera tetra del maniero, che trasmette una sensazioni di disagio ed insicurezza continue. L’unica pecca del gioco è la grafica, che risulta essere troppo sfumata, nonostante la buona realizzazione in pixelart. La colonna sonora di J.S. Bach riproposta in chiptunes è la ciliegina su di una torta terrorizzante.

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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