The Legend of Zelda: Twilight Princess HD – Recensione

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E siamo a quattro: questo è il numero dei remake e dei remaster che hanno interessato la serie The Legend of Zelda negli ultimi anni, toccando capitoli storici come Ocarina of Time e Majora’s Mask fino ad arrivare al recente Wind Waker e questo Twilight Princess. Un titolo, quest’ultimo, nato a cavallo della transizione fra GameCube e Wii, in un momento delicatissimo per la compagnia di Kyoto, intenta nell’assicurare alla sua nuova console dotata di controller giroscopico una lineup di lancio degna di nota.
Per l’occasione, lo spadaccino protagonista dell’intera saga, vide il suo mondo specchiarsi, adattando la sua tipica postura mancina ad un mondo dove la maggioranza dei giocatori impugnava il Wiimote con la mano destra. Si dovette attendere l’arrivo del controverso Skyward Sword per arrivare a mappare i fendenti del wiimote 1:1 sfruttando i sensori potenziati di Wiimotion Plus, eppure per l’epoca giocare a The Legend of Zelda: Twilight Princess su Wii rappresentò una sorta di rivoluzione basata sul gimmick del “waggle”, ovvero il tipico sventolio a cui la console di Wii Sports, Punch Out e compagnia cantante ci hanno poi abituato (fino all’ossessione) negli anni successivi. Questa riedizione HD smette completamente l’ipotesi del motion control, basandosi sull’edizione Nintendo GameCube del gioco e adottando un sistema di controllo tradizionale potenziato da shortcut rese possibili dal gamepad di Wii U. E le novità? Scopriamole assieme!

Titolo: The legend of Zelda: Twilight Princess HD
Sviluppatore: Tantalus Media
Editore: Nintendo
Genere: Avventura
Giocatori: 1
Piattaforme: Wii U
Localizzazione: Sottotitoli in italiano

Al galoppo, Epona!

E così, a 10 anni di distanza, si ritorna ancora una volta in bilico fra un Hyrule fortemente distante dai toni tipicamente fiabeschi della serie e il regno del crepuscolo, una sorta di dimensione parallela in cui l’eroe della leggenda può sopravvivere solamente assumendo la forma di un lupo. Un’avventura, quella raccontata in Twilight Princess, che non riuscì mai a convincermi pienamente. Un po’ per quella direzione artistica dai toni più maturi che mal si sposava con la sceneggiatura – non molto lontana dai canoni edulcorati della serie, con qualche rarissima eccezione – , e un po’ per tutta quella serie di lungaggini obbligate inserite nella campagna principale che mi risultarono davvero poco divertenti, fatto sta che a distanza di tempo, e dopo un approfondito replay in salsa HD, il mio giudizio nei riguardi di questo episodio della serie Zelda è rimasto pressoché lo stesso.
Questa edizione in alta definizione non si presenta poi nel migliore dei modi, o meglio, non fa nulla per andare a rivoluzionare un comparto tecnico che avrebbe sicuramente giovato di un intervento più radicale di una semplice sistemata alla qualità delle texture. Per assurdo la maggiore nitidezza garantita dalla risoluzione a 1080p e la quasi totale assenza dell’effetto blur dell’edizione originale ha reso ancora più evidenti le mancanze del comparto poligonale, caratterizzato in gran parte da geometrie di personaggi e ambienti un po’ troppo semplici. L’Hyrule di Twilight Princess è un’inedita distesa di cromatismi spenti, ambienti vasti, eppure spogli, neanche minimamente comparabili ai grandi spazi pieni “di nulla” eppure ricchi di fascino di titoli come Shadow of the Colossus. Quello che voglio dire è questo remaster non cambia in alcun modo l’offerta del titolo originale e si limita a migliorarne la resa estetica pur non applicandosi quanto sarebbe stato necessario. L’enorme overworld che fa da sfondo alle location esplorabili è ancora quella scatola vuota in cui capita di essere coinvolti in scontri a cavallo e i templi sono gli stessi conosciuti in passato, enigmi compresi. Seppur riconoscendo la presenza di qualche modifica superficiale, la mia sensazione è che questo Zelda Twilight Princess HD poteva essere molto di più. Magari un’occasione di reale riscatto per il titolo in questione, già affetto all’uscita da problematiche figlie di uno sviluppo frettoloso e di un comparto tecnico con i piedi nelle scarpe della vecchia e della nuova generazione di console. Non che questo lo renda un brutto videogioco, dopotutto il gameplay è quello granitico degli Zelda tridimensionali figli di Ocarina of Time, ma potendo scegliere avrei preferito per una versione del gioco con qualche miglioria in più.

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I fan alla ricerca di un tuffo nel passato, o solamente interessati a vestire i panni di Link adulto, possono comunque gioire: le modifiche apportate al comparto ludico sono tutto sommato ben accette e vanno proprio a snellire le “lungaggini” accennate poco sopra, come ad esempio la conferma di una riduzione di collezionabili da raccogliere per proseguire nell’avventura e un nuovo livello di sfida inserito proprio per gli irriducibili della saga Nintendo. L’integrazione con il gamepad ha permesso l’inclusione di un sistema di shortcut che vanno ad eliminare i tempi morti della navigazione nei menù di gioco, e ora basta un semplice drag & drop sul touch screen per cambiare l’assegnazione degli strumenti ai tasti del joypad. Certo, alcuni problemi permangono anche a distanza di tempo (il controllo sull’avanzamento a cavallo, ad esempio), ma senza ombra di dubbio il sistema di controllo spicca fra le migliorie più importanti di questo porting in alta risoluzione.
Anche perché le cosiddette “novità” rappresentate dall’integrazione amiibo sono del tutto accessorie: il dungeon aggiuntivo che tutti aspettavano con ansia si è rivelato infine essere un semplice luogo in cui orde di nemici si parano di fronte a Wolf Link, in un crescendo di livello di sfida. Sicuramente non quello che ci si sarebbe aspettati quando di fronte al nome “Zelda” si affianca la parola “dungeon”, ma meglio di niente.

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Commento Finale

Non me ne vogliano i fan più accaniti del capitolo conosciuto per essere il più “lugubreggiante” della serie (come se Majora’s Mask non esistesse…), ma anche in seconda analisi non posso che rimanere piuttosto freddo di fronte alla riproposizione di un titolo che già quando venne lanciato, nel 2006, sembrava una sorta di edizione espansa di Ocarina of Time. Dopo la rivoluzione di Wind Waker ci si aspettava qualcosa di diverso, di realmente rivoluzionario, e invece il team guidato da Aounuma-san decise di dare ai fan quel Link realistico tanto acclamato dal pubblico durante le prime demo tecniche che mostravano i muscoli delle potenzialità tecniche di Nintendo Game Cube. Pur con la sua solidità – frutto delle sperimentazioni su Ocarina of Time – , Twilight Princess era un gioco vecchio all’epoca. Figurarsi oggi! L’opera di ristrutturazione in alta definizione si può dire tutto sommato discreta, ma non sempre i compitini ben fatti bastano per risollevare la sorte di uno studente svogliato.

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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