Project X Zone 2 – Recensione

Gli universi si scontrano, per l’ennesima volta, sulle console Nintendo 3DS, con l’arrivo del secondo capitolo di “Project X Zone“, serie che unisce i personaggi più amati di Capcom, SEGA e Bandai Namco, in un’avventura inedita, dalla trama, in tutta onestà banalotta, ma ricca di puro e semplice divertimento, come è lecito aspettarsi da un videogame cross-over di questo genere. E poi c’è Phoenix Wright, scusate se è poco.

Le origini di questa serie risalgono alla ormai antica era Playstation 2, quando “Namco X Capcom” approdò per la prima (e unica) volta sulle console Sony giapponesi nel 2005. L’idea alla base era semplice: prendere due famose software house, riunirle insieme nello stesso universo e vedere i loro iconici personaggi interagire tra di loro e darsele di santa ragione, uno contro l’altro o con un nemico in comune, in un setting creato ad hoc per questo scopo. Questa premessa rappresenta la base di tutti i giochi di genere “cross-over” e molti di essi sono famosi dalle nostre parti, basti pensare a titoli come “Street Fighter X Tekken“, “Marvel vs Capcom” o addirittura l’arcinoto “Kingdom Hearts“; tuttavia, questo particolare e sopracitato titolo non è mai approdato in occidente, almeno fino al 2013, quando la serie abbandonò finalmente l’esclusività nipponica e fece la sua comparsa su Nintendo 3DS con il seguito spirituale (e di fatto) “Project X Zone“, acquisendo nel frattempo anche SEGA, come terza casa di sviluppo da aggiungere alla mischia.

Oggi, nel 2016, ci troviamo a parlare del secondo capitolo, “Project X Zone 2“, un prodotto abbastanza semplice da inquadrare, ma allo stesso tempo interessante. La trama ha poco di veramente originale, ma questo non rappresenta un problema e presto sarà chiaro il perchè.

Sviluppatore: Monolith Soft
Publisher: Bandai Namco
Genere: GDR Strategico
Giocatori: 1
Piattaforme: Nintendo 3DS
Localizzazione: Audio Giapponese, Sottotitoli in Italiano

COME IN UNA FAN FICTION

Nel quartiere giapponese di Shibuya (luogo realmente esistente, per chi non lo sapesse), numerose catene dorate si sono manifestate in molte zone del distretto, causando inspiegabili anomalie e collegando tra di loro passato, presente, futuro e perfino altre dimensioni; per quanto la loro origine non sia chiara, apparirà fin da subito evidente il loro nefasto effetto al delicato equilibrio spazio-temporale e spetterà agli agenti Reiji e Xiaomu della Shinra, un’agenzia governativa giapponese dedicata a casi del genere, trovare una soluzione al pandemonio, grazie anche all’aiuto di numerosi alleati, giunti da ogni angolo dell’universo.

Questa è la trama di base ed è, obiettivamente, quanto di più banale o scontato si possa immaginare, eppure non rappresenta propriamente un punto negativo sul quale impuntarsi troppo, semplicemente perchè a nessun giocatore importerebbe: chiunque prenda in mano questo gioco, soprattutto considerando che si tratta di un sequel in un titolo precedente, il quale si basa sullo stesso principio, si aspetta una ed una sola cosa, ovverosia vedere i personaggi sulla copertina incontrarsi, scontrarsi ed interagire, niente di più; creare una trama complessa ed articolata, risulterebbe un semplice spreco di forze. Certo, non è una giustificazione completa e a questo dobbiamo unire altri problemi soggettivi, come l’apparizione di alcuni personaggi senza un giustificato motivo, introdotti in pochi secondi e senza tante premesse. E dire che sarebbe bastato poco, anche una stupidaggine (Phoenix Wright viene chiamato per essere l’avvocato difensore di Heihachi Mishima, accusato di aver rilasciato a Shibuya uno dei virus zombie della Umbrella, rendiamocene conto!). In sintesi la trama è un pretesto, sottile come carta velina, per dar al giocatore quel che vuole e si aspetta.

Nulla di nuovo sotto il sole, ma dove la trama pecca di originalità, la guadagna in inventiva e divertimento. Mentre si gioca e nuovi personaggi si aggiungono al corposo roster, le iterazioni tra di loro si fanno sempre più divertenti ed esilaranti. Questo, purtroppo, rende alcuni di loro, sottomessi alla sceneggiatura, più indirizzata verso il rovesciare a cascata più gag possibili, a discapito della personalità originale dei personaggi. In project x zone 2 non troverete nulla di serio e per questo, non aspettatevi dialoghi seri da nessuno dei personaggi, anche da quelli più terra-terra come potrebbero esserlo Chris Redfield e Jill Valentine

Sottolineamo il fatto che “Project X Zone 2” è completamente in italiano, con dialoghi doppiati esclusivamente in giapponese. Questo è un punto interessante per i puristi che adorano il doppiaggio nipponico nelle loro produzioni e possono comunque godersi il gioco nella propria lingua.

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PER TUTTI , MA ANCHE NO

Chi ha già avuto la possibilità di giocare al precedente “Project X Zone“, si troverà a proprio agio anche in questa situazione, in quanto il gameplay è fondamentalmente lo stesso: durante le battaglie, il giocatore muoverà le proprie unità in un campo di gioco isometrico a scacchiera, come nei classici RPG strategici come “Disgaea“, “Devil Survivor” e “Final Fantasy Tactics“. Le unità controllabili sono coppie di personaggi predefiniti e inalterabili, al quale può essere assegnata un’unità singola come terzo membro, il quale offrirà il proprio supporto durante le fasi di battaglia. Durante gli scontri,

Spiace purtroppo confermare come la difficoltà generale di queste battaglie sia decisamente bassa, più di quanto non fosse nel capitolo precedente. Certo, un pò di sfida durante gli scontri con alcuni boss ci sarà sempre, ma in generale, un buon gruppo di personaggi, sufficientemente equipaggiato, non avrà problemi a far piazza pulita di ogni nemico e, una volta padroneggiato il battle system e il suo sistema di combo e rimbalzi, la facilità degli scontri si trasformerà in una vera e propria barzelletta.

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In conclusione

Project X Zone 2“, esattamente come il predecessore, non cerca di inventarsi trame complicate o di introdurre meccaniche di gameplay rivoluzionari, ma abbraccia la sua natura di gioco cross-over, elargendo generose dosi di puro e semplice fanservice, sacrificando un pò tutto il resto. E questo rappresenta il proverbiale ago della bilancia del vostro giudizio: se avete adorato il primo PXZ e tutto quello che rappresentava, ovvero un simpatico e divertente trastullo per la vostra console portatile, dove assistere a degli incontri impensabili tra gli eroi delle vostre serie preferite, adorerete anche questo seguito, più ricco e variegato, ma nulla più.


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