Il primo capitolo di Far Cry viene pubblicato da Ubisoft nel 2004, ed è una serie che si differenzia rispetto alle molte distribuite dallo sviluppatore francese perché i vari capitoli della storia non sono collegati tra di loro. Il comune denominatore di questo franchising sono le ambientazioni immense e incontaminate, una storia adrenalinica e come ogni titolo del genere FPS, una dose massiccia di armi e distruzione. Questa premessa è d’obbligo per chi non ha mai giocato ai precedenti capitoli di questo titolo, e se cercate un gioco che rappresenti tutte le caratteristiche sopracitate, il mio suggerimento è di affidarvi ai precedenti capitoli. Far Cry Primal è il primo spin-off della serie ed è un gioco consigliato a chi cerca soprattutto innovazioni nel genere degli sparatutto in prima persona, in quanto come prima  grossa novità… non sarà possibile sparare (nel senso stretto del termine legato ad armi da fuoco)! Ambientato in pieno Mesolitico, il nostro guerriero dovrà farsi strada con archi e lance di legno, oggetti contundenti creati con le materie prime ricavate nell’Età della pietra, bombe velenose e sciami di api inferocite. Dite quindi addio ad armi esplosive, sessioni sniper, veicoli a quattro ruote e gadget hi-tech.

Sviluppatore: Ubisoft Montreal
Publisher: Ubisoft
Genere:  First Person Shooter
Data di uscita: 23 febbraio 2016 ( Playstation 4 e Xbox One) – 1 marzo 2016 (PC)
Giocatori: 1

In questo capitolo vestiremo i panni di Takkar (certo parlare di “panni” nella preistoria non è proprio esatto), cacciatore del popolo Wenja, intento a riunire la gente della sua tribù dispersa nella terra di Oros. Nella nostra missione avranno un grande ruolo i personaggi non giocanti, i quali potranno trasmetterci le loro conoscenze utili ad apprendere nuove abilità. La crescita del personaggio è gestita come nei precedenti capitoli della serie, tramite punti abilità che dovremo distribuire a nostra discrezione in base allo stile di gioco che vogliamo adottare nella nostra avventura. Vi anticipo che l’acquisizione di esperienza necessita solo di tempo per sviluppare alla fine la maggior parte delle caratteristiche e non sarà quindi necessaria una grande pianificazione per la crescita del personaggio. Svolge un ruolo molto importante la possibilità di ammaestrare le creature selvagge, permettendo uno stile più stealth se ci affidiamo all’attacco furtivo di una tigre o se decidiamo di utilizzare l’irruenza e la forza di un orso. Come nei precedenti capitoli di Far Cry, saranno comunque presenti una notevole quantità di missioni secondarie che vanno dalla caccia a specie ben precise di animali alla liberazioni di prigionieri tenuti in ostaggio da capi tribù avversari.

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La cura dei particolari è spettacolare e lo studio dell’ambiente e della fauna circostante è davvero ben realizzato, inoltre la possibilità di sfruttare l’aiuto di alcuni animali oltre che per l’attacco anche per controllare il terreno di caccia, è davvero interessante. Questo aspetto ricognitivo è affidato principalmente al gufo, che avvierà delle sezioni con vista del territorio dall’alto, permettendoci di marcare prede e nemici circostanti. Tra le specie presenti troveremo i rinoceronti, tigri dai denti a sciabola, orsi e leoni delle caverne, lupi, aquile, tartarughe e un odioso tasso del miele, tenendo presente però che la densità della fauna non è poi così elevata se consideriamo il mondo incontaminato nel quale la storia ha luogo. Chiaro che se vi infastidisce l’idea di uccidere un animale anche se in un mondo virtuale, sarà difficile proseguire nella vostra avventura. Ricavare risorse è un aspetto importante presente anche negli ultimi capitoli della saga e considerando che la storia di Far Cry Primal è narrata in un’epoca dove le uniche risorse disponibili erano fornite dalla natura, la caccia ha effettivamente un ruolo vitale e non prettamente ludico. Un altro aspetto a volte irritante e la comunicazione con i personaggi: concettualmente l’idea di sviluppare i dialoghi con un linguaggio primitivo semplice ed essenziale e l’aggiunta di gesti e simboli utili ad esprimere il concetto, è ben realizzata e motivata dal contesto storico, ma l’obbligo di leggere i sottotitoli per capire di cosa si parla potrebbe non piacere a tutti (anche se in Italia trovare un titolo localizzato totalmente nella nostra lingua, non è poi così frequente).

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E’ inutile nascondere che Ubisoft ha pubblicizzato molto il lancio di Far Cry Primal. Il tentativo di portare delle innovazioni sul genere FPS è a mio parere parzialmente riuscito, mettendo in luce un dato di fatto importante: non sempre nuovo vuol dire bello. Creare un gioco ambientato nell’ Età della pietra non era un compito facile e considerando questo aspetto il titolo realizzato è ben riuscito. Se dobbiamo invece valutare la scelta fatta sul periodo storico nello sviluppare uno sparatutto in prima persona, l’opinione cambia drasticamente. Anche se graficamente il gioco regala ambientazioni stupende e la ricostruzione di un mondo ormai estinto è stata fatta ad opera d’arte, la scarsità di elementi propri di una società evoluta, l’attacco limitato ad armi bianche e una diversità nelle specie animali non molto ampia, rende Far Cry Primal un gioco non adatto a tutti, anche perché le azioni che andremo a compiere sono pressoché sempre le stesse annoiando chi non viene rapito subito dal fascino della natura preistorica. Un’altra particolarità che andrà ad intaccare la longevità di questo spin-off della serie, è l’assenza di una modalità multigiocatore. Quest’aspetto è in parte comprensibile visto le limitazioni del titolo descritte fino ad ora (non credo interessi a nessuno inseguire un altro giocatore con una bastone acuminato fino a quando uno dei due non si stanca…) ma considerando anche il prezzo “corposo” del prodotto per console e pc, questo non gioca a suo vantaggio.

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Commento finale

In conclusione Far Cry Primal è tecnicamente un bel gioco che ha saputo presentare alcune nuove idee forse non sfruttate al massimo che consiglio solo a chi conosce ed è disposto ad accettare la ripetitività delle azioni di questa serie. Per chi cerca oltre a un buon comparto grafico una storia intrigante e un’azione frenetica, il mio suggerimento è quello di cercare un’avventura ambientata qualche decina di migliaia di anni più avanti.

 

Sono nato nel 1980 quando la Pixel art non era una scelta ma l'unico stile grafico possibile. Ho nella pittura, nei videogiochi e nel cinema le mie passioni più grandi. Vivo ogni giorno cercando di ricordare che ciò che divide i rimpianti del passato e i sogni del futuro, sono gli istanti che viviamo nel presente costruiti con le nostre azioni.

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