Layers of Fear – Recensione

Approdato qualche mese fa in Early Access su Steam, Layers of Fear si voleva imporre fin da subito come una nuova esperienza horror, la cui forte ispirazione fu il Playable Teaser di Kojima e Del Toro presentato all‘E3 2014. Il piccolo team polacco Bloober Team ha così finalmente rilasciato la propria creatura su PC, PS4 ed Xbox One e le buone impressioni che ci aveva fatto nel suo periodo pre-release sono state pienamente confermate, anche se qualche sbavatura a livello tecnico fa traballare tutto il buon impianto audiovisivo.

Per sapere se Layers of Fear è il gioco adatto a voi, non dovete fare altro che continuare nella lettura della nostra recensione.

Sviluppatore: Bloober Team
Publisher: Bloober Team
Genere: Adventure
Giocatori: 1
Piattaforme: PC, Playstation 4, Xbox One
Localizzazione: Audio Inglese / Sottotitoli in Italiano

Quando l’arte diventa macabra ossessione

L’incipit con cui veniamo sbattuti nei primi minuti di gioco è praticamente inesistente e, a parte un magnifico (quanto malinconico) brano al pianoforte, a farci compagnia ci sarà solamente la nostra casa, quella di un pittore ormai zoppo e maledetto che, a causa della sua ossessione per la ricerca del quadro perfetto, è rimasto impassibile a ciò che la vita di tutti i giorni gli faceva gravitare intorno: la famiglia, gli amici, e tutti i problemi ad essi legati.

Fin da subito viene messo in chiaro come la trama sia un percorso malato e personale che vivremo con grande angoscia, terrore e disperata inquietudine. La sapienza con cui la software house ha ricreato sensazioni, suoni, ed immagini spaventose viene confermato dal fatto che per l’80% del tempo trascorso davanti al gioco, lo abbiamo speso con la pelle d’oca e numerosi brividi hanno percorso la nostra schiena. Da questo punto di vista non possiamo che fare un applauso a Bloober Team! Il modo in cui viene raccontata la macabra vicenda è abbastanza classico: troveremo infatti fogli di carta, ritagli di giornali e appunti personali che cercheranno nel modo più velato possibile di farci intendere cosa stesse succedendo in primis alla moglie e alla figlia, figure enigmatiche che ripetutamente vedremo a schermo nei modi più disparati possibili.

Senza incorrere in spoiler, Layers of Fear si ammanta di disperazione ed oscura tristezza che più volte vi faranno credere di aver capito come siano andati i fatti, per poi cambiare tutte le carte in tavola e farvi riconsiderare ogni cosa, e questo andrà avanti per tutte e le 6 ore che servono per raggiungere i titoli di coda. La durata purtroppo è uno dei punti deboli della produzione, unita anche ad una rigiocabilità inesistente e ai pochi collezionabili presenti, che molto probabilmente non vi convinceranno ad affrontare una seconda run.

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Va dove ti “porta” l’istinto

Le virgolette nel sottotitolo non sono messe a caso, ma vorrebbero essere una piccola critica al sistema di progressione adottato da Bloober Team in Layers of Fear. Fondamentalmente ci troveremo di volta in volta dinanzi a delle porte da aprire che daranno – a loro volta – accesso a stanze della casa dentro le quali accadranno cose che preferiamo siate voi a scoprire, ma preparatevi a saltare di paura. Preso in assoluto potremmo ironicamente definirlo come un “simulatore di porte”, ma – sarcasmo a parte – il titolo offre una buona varietà di situazioni allucinogene e prova anche a stuzzicare e rendere partecipe il giocatore con enigmi ambientali. Il tentativo è più che apprezzato sia chiaro, ma la facilità di soluzione degli stessi ed il loro numero lasciano molto a desiderare e fa sembrare quasi che sia stata una feature aggiunta in corsa e senza nemmeno troppo criterio.

Dal punto di vista puramente tecnico ci sono molte luci e ombre: il sonoro è una delle componenti che in un horror game diventa fondamentale se si vuole portare lo spavento ad un livello più profondo, e in ciò Layers of Fear ci riesce alla grandissima. Le campionature ambientali e i suoni sono sempre al posto giusto al momento giusto, e il tutto viene condito da una spazializzazione e missaggio veramente encomiabile. La colonna sonora, come anticipato nell’introduzione, è portatrice di una manciata di brani strumentali fortemente malinconici ma di grande effetto che sottolineano – quelle poche volte che li sentirete – la scena che vi si parerà di fronte.

Il comparto visivo, di contro, è quello che soffre più di tutti e mette in mostra i limiti tecnici del motore grafico Unity e anche l’inesperienza della giovane software house per quel che riguarda l’ottimizzazione, ma andiamo con ordine. La qualità delle texture a schermo è generalmente di buon livello, ma ciò che salta subito all’occhio è la staticità e la piattezza con cui sono state realizzate le innumerevoli stanze della casa. Completa l’infausto quadro anche un aliasing molto pronunciato e una forte instabilità su PS4 e, seppur dotato della possibilità di cambiare il campo visivo, il gioco presentava cali anche fino a 15 fps, stuttering e svariati freeze. Alla luce di questi dati, quello che possiamo fare è sperare in una patch che migliori la situazione, perchè altrimenti l’esperienza di gioco ne risulterebbe pesantemente compromessa.

Commento Finale

Il lavoro svolto dai ragazzi polacchi di Bloober Team dietro a Layers of Fear è lodevole, e la chiara ispirazione da P.T. non può che essere un merito, vista peraltro l’unicità di quest ultimo. Con una trama “narrata” tramite immagini e suoni terrificanti, il gioco riesce nell’intento di spaventare ed infondere un fortissimo senso di inquietudine per tutte le 6 ore che servono per comprendere appieno la pazzia dell’artista maledetto che sarete chiamati a muovere.

Al netto di una linearità molto pronunciata e agli enigmi ambientali troppo superficiali, Layers of Fear mette in mostra una buona varietà di situazioni, tutte magistralmente sottolineate da un comparto sonoro davvero eccellente, che si porta in dote una buona colonna sonora, un doppiaggio inglese più che discreto e un missaggio delle campionature ambientali davvero lodevole. Di contro il comparto tecnico – non al passo con i tempi – è quello soffre più di tutti; inoltre il codice da noi provato era portatore di una forte instabilità generale con frame drop e generosi stuttering.

Un esperimento che si può dire riuscito insomma ma che mette in mostra l’inesperienza del team polacco. La strada da percorrere è quella giusta, ma senza una patch che migliori l’esperienza finale, Layers of Fear potrebbe rimanere grezzo come un diamante non trattato.


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