Speciale 30° anniversario di Zelda: 30 cose che non sapevate sulla serie!

Il primo episodio della saga di Zelda, ambientato nella terra di Hyrule e con protagonista il giovane Link, fu pubblicato in Giappone per console NES e Famicom nel lontano 1986. In occasione del 30esimo anniversario vi proponiamo le 30 cose che non sapevate sulla serie.

1 – Zelda riproduce il senso di scoperta ed avventura in base all’esperienze del suo creatore Shigeru Miyamoto quando era solo un bambino. Il designer più sornione che ci sia viveva a Sonobe, un piccolo paesino a sud di Kyoto. Poiché non possedeva molti giocattoli con cui passare il tempo ed i genitori non avevano la televisione il giovane shige-san amava esplorare per il contado del piccolo borgo, spesso perdendosi e scoprendo grotte, gallerie naturali e boschi. Dal senso di meraviglia dato da queste avventure improvvisate nasce il filo conduttore di tutta la serie!
2 – La saga doveva essere ambientata nel futuro. Tutti sappiamo che le vicende che si susseguono in Hyrule abitano un tempo non definito ma se dovessimo procedere a spanne è ovvio che il gioco si avvale di atmosfere fantasy medievaleggianti. Ebbene in realtà il primo titolo per NES sarebbe dovuto essere ambientato, parzialmente, in un’epoca tecnologicamente avanzata; tant’è che la Triforza, nello stadio di sviluppo iniziale, era composta da tre microchip anziché dai tre noti artefatti divini.

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Il capitolo primogenito per NES in tutto il suo pixeloso splendore!

3 – La tunica di Link è un omaggio a Peter Pan. Dalla voce del suo stesso creatore arriva la conferma che gli abiti di cui si veste l’eroe sono un chiaro rimando alla fiaba di J. M. Barrie.
4 – La second quest in The legend of Zelda (NES) fu un errore. I giocatori più attempati sanno che nel primogenito titolo per NES ultimata la propria avventura era possibile imbarcarsi per un nuovo viaggio: una seconda partita con tutti i dungeons modificati, una vera e propria sorpresa per chi bramava ancora più tempo tra le lande di Hyrule! Eppure l’esistenza della second quest è riconducibile ad un errore di valutazione da parte del team di sviluppo, che, a lavori quasi ultimati si accorse di aver occupato solo metà dello spazio sulla memoria della cartuccia. Nintendo, che soleva lanciare i propri prodotti con tutto lo spazio disponibile completamente sfruttato, ebbe quindi l’idea di aggiungere questa seconda parte, per la gioia degli avventori.

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5 – The Legend of Zelda (NES) subì alcune censure. Certo il gioco può apparire come una tra le avventure più tranquille ma l’originale giapponese conteneva alcuni simboli religiosi la cui esistenza non era ben vista da Nintendo of America. Fu così che la “Sacra Bibbia”, uno degli oggetti ottenibili da Link nell’edizione nipponica, cambiò in “Il Libro Magico” anche se preservò le sue originali apparenze: un tomo con una croce sopra. Per fortuna la falce della censura risparmiò le sembianze dello scudo di Link, anch’esso crociato, e quello, identico, dei nemici Darknut.
6 – Link non è sempre mancino. Il protagonista in verde, in onore del suo creatore Shigeru Miyamoto, utilizza da sempre la sinistra come mano dominante. Con l’eccezione di Twilight Princess nella sua edizione Wii e Skyward Sword (sempre Wii) dove invece è destrimano; Nintendo decise di effettuare l’inversione poiché pensava di favorire l’immedesimazione dei giocatori con Link mentre brandivano il Wii Remote (essendo gran parte della popolazione non mancina) a mo’ di spada. Ma questo non è tutto! Cosa direste se vi svelassimo che in realtà c’è stato un altro Link a rompere la regola? In Adventures of Link (NES) per via dei limiti della console, il prode avventuriero è difatti ambidestro, e quando cammina da sinistra a destra impugna la lama con la mano destra (anche se canonicamente, per la trama, risulta sempre mancino)!

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Link impugna la lama da destrimano ben prima dell’avvento di Nintendo Wii.

7 – Link ha parlato! Non scaldatevi, sappiamo benissimo che Link non è realmente muto, semplicemente ciò che dice non è udibile, per non rompere il legame di immedesimazione che corre tra lui ed il giocatore. E’ difatti possibile vederlo esibirsi in diversi dibattiti lungo alcuni degli episodi della serie, specialmente in Twilight Princess e Skyward Sword. Si può farlo esprimere attraverso alcuni dialoghi a scelta multipla, probabilmente poiché si implica che sia il giocatore a scegliere cosa dire e dunque libero, attraverso la scelta, di preservare l’immagine ideale che ha del “proprio” Link. Oggi però vi sveliamo che l’eroe in verde ha parlato, almeno una volta, con la sua voce e con la sua volontà: in Adventures of Link, è necessario recuperare uno specchio da sotto un tavolo per poter proseguire nell’avventura, una volta fatto appare un box di dialogo con la seguente scritta “I found a mirror under the table!” (tuttora esiste un dibattito sull’eventuale errata traduzione dal giapponese, scambio sbagliato tra pronomi ecc… ma per noi rimane una delle poche esibizioni di eloquenza del nostro buon Link).

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Link parla… e nessuno è lì per ascoltarlo.

8 – I Am Error era uno scherzo dei programmatori. Niente di più e niente di meno, l’enigmatico personaggio che appare in Adventures of Link e che per anni ha fatto arrovellare i fan con la sua criptica frase “I am error” (Io sono errore, Io sono un errore ndr) era di fatto una burla degli sviluppatori. Altro che significati amletici o alte ponderazioni sulla teologia hyliana, Error (effettivamente il suo nome), così come suo fratello, Bagu, erano stati nominati secondo giochi di parole informatici, “errore” e “bug.” Vatti a fidare dai giapponesi tu!
9 – Esistono cartoni animati dedicate alla serie… abbastanza dimenticabili. Alla fine degli anni ’80 The Legend of Zelda godeva di un tale consenso da aver dato vita ad una nutrita gamma di merchandising nonché ad una serie di cartoni animati prodotti negli Stati Uniti. I tredici episodi di cui si compone la stagione sono abbastanza orrendi, anche se siamo sicuri che qualcuno se li ricorderà con affetto; in Italia vennero trasmessi con il nome “Un regno incantato per Zelda”.

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L’epico confronto tra Link e Ganon su SNES.

10 – A Link to the Past ha un riferimento alla musica rap. Nella versione nipponica di ALttP lo strumento “martello magico” aveva un nome differente: The M.C. Hammer! In onore del noto rapper statunitense. Se già di per sé la dedica è alquanto bizzarra le istruzioni che riassumono il funzionamento dell’oggetto che compaiono a schermo lo sono anche di più: “Bam, bam! Pound those dumb ol’ stakes!” e “Bam, bam! Pound other stuff too!” Tutto il materiale qui presente è stato evirato, con nostro sommo disappunto, nella versione americana ed europea del gioco.
11 – Esistono tre giochi di Zelda non sviluppati da Nintendo. Incredibile a dirsi ma esistono ben tre titoli della serie che non sono mai stati pubblicati su console Nintendo e nemmeno sviluppati da quest’ultima. Parliamo di Link: The faces of Evil, Zelda: Wand of Gamelon e Zelda’s adventures; l’infausto trittico uscì in esclusiva per Philips CD-i, programmati da Animation Magic. Philips riuscì a strappare il permesso a Nintendo per realizzare 5 giochi sfruttando le loro IP per via di un infrangimento d’accordi sulla produzione di un add-on per SNES che leggeva i CD (che appunto non vide mai la luce, per via di un ripensamento della casa di Kyoto). Il trio di titoli era talmente terribile, ingiocabile e macchiato da game design asinino che oggi Nintendo e fan annessi fingono che non siano mai esistiti, ma Youtube se li ricorda bene, oh… se li ricorda benissimo!

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No, non siete in preda a crisi allucinogene, questa è una cutscene ripresa da uno dei giochi per CD-i… tutti i personaggi erano doppiati, orribilmente doppiati!

12 – Ocarina of Time mutò radicalmente per via di un commento sul naso di Link. Agli stadi iniziali di sviluppo il Link di OoT conservava un design più simile agli artwork dei giochi precedenti; quindi sguardo vispo, narici arrotondate ed, in generale, un look fiabesco. La moglie di uno dei programmatori, Yoshiaki Koizumi, in seguito divenuto il director della serie Super Mario, commentò dicendo che il naso di Link la faceva sorridere e che in generale i personaggi Nintendo avevano sempre nasi buffi. Da questo innocuo commento scaturì la decisione di rivedere completamente l’aspetto dell’eroe in verde, Koizumi optò per una figura più slanciata, nasca dritta ed appuntita ed un tamarrissimo orecchino! Per paura che il nuovo Link fosse troppo cool e perdesse lo stile senza tempo che caratterizza i personaggi della grande N si decise per una antidiluviana calzamaglia bianca da tenere in bella vista sotto la tunica.

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Quando Ocarina of Time era ancora nella sua fase embrionale!

Eccoci giunti alla fine della prima parte dedicata al trentennale di The Legend of Zelda, hey! Dove andate? Ci sono ancora molte (a spanne direi almeno 18) cose interessanti da scoprire! Rimanete con l’orecchia tesa per la seconda tornata, che verrà messa a disposizione entro oggi!


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