Illuminazione di emergenza: cosa prevede la legge per le attività commerciali?

Tutto è iniziato con il decreto legge del 1939 che ha regolamento per la prima volta l’illuminazione di emergenza negli ospedali. Da quel momento le normativa si è arricchita molto e, l’ultimo ddl risale  ad appena 13 anni fa (2003). Questo per dire che le leggi sulle luci di emergenza sono il frutto di un lungo percorso e, il risultato possono disorientare i non addetti al lavoro. Cerchiamo allora di fare chiarezza soprattutto per gli aspetti che interessano un’attività commerciali.

Illuminazione di emergenza e Illuminazione di sicurezza

Innanzitutto dobbiamo fare una distinzione fra illuminazione di emergenza e illuminazione di sicurezza, a volte confuse impropriamente. La prima categoria si riferisce a tutte le lampade (e i sistemi di illuminazione) che entrano in funzione quando viene a mancare  l’illuminazione ordinaria e, servono per facilitare il transito delle persone verso zone sicure.

Al contrario nell’illuminazione di sicurezza rientrano tutti quei sistemi che permettono il corretto funzionamento dell’illuminazione ordinaria; un classico esempio possono essere i generatori di emergenza, che entrano magari in funzione magari quando si verifica un guasto della rete elettrica. Ora però veniamo alla parte più importante: che cosa prevede la legge per le attività commerciali? Ovviamente non possiamo analizzare tutta la normativa nel dettaglio cerchiamo comunque di capire i punti cruciali previsti dalla legge.

Visibilità delle zone di transito

Tutte le zone che le persone useranno per transitare dalla zona in cui si trovano ad una zona sicura devono avere un’illuminazione adeguata in qualsiasi caso. Quindi se l’illuminazione ordinaria subisce un guasto, è necessario che la visibilità sia garantita dalle lampade di emergenza; l’obiettivo ovviamente è quello di facilitare il transito attraverso delle opportune indicazioni.

Posizione dei sistemi di illuminazione

Le lampade di emergenza vanno installate obbligatoriamente in ogni punto sensibile. Che cosa si intende per punto sensibile? Per non rendere il tutto troppo complicato possiamo dire che le lampade di emergenza vanno installate ad ogni uscita o porta di sicurezza, ad ogni rampa di scale, ogni gradino, ogni segnale di sicurezza (classico cartello verde con indicazioni), ogni cambio di direzione, ogni bivio (o diramazione), ogni punto di pronto soccorso, ogni punto telefonico di emergenza, ogni sistema antincendio e anche nella zona di sicurezza (luogo di destinazione).

Inoltre, sempre in merito alla posizione, è importante che ogni dispositivo si trovi ad almeno 2 metri di altezza dal suolo.

Illuminazione della segnaletica

L’illuminazione di emergenza non è costituita solo da lampade ma anche da segnali, come ad esempio i classici cartelli verdi che indicano le uscite di sicurezza. Questo tipo di segnaletica a volte ha un proprio dispositivo di retroilluminazione ma, per la legge non è sufficiente. Infatti è necessario che questi segnali abbiano un’illuminazione esterna, proveniente ad esempio da una lampada di emergenza (un ottimo esempio è la lampada a led prodotta dalla Beghelli che abbiamo trovato nello store online di CMT). Altra caratteristica fondamentale di questi sistemi è poi l’autonomia che, non deve essere mai inferiore ai 60 minuti per ovvi motivi.

Zone pericolose

Nel caso in cui un’attività commerciale avesse delle di pericolo (ad esempio un carroponte) deve far installare dei sistemi che consentono la conclusione delle attività. Questo serve ovviamente evitare situazioni di ulteriore pericolo, in ogni caso e importante sapere che questi sistemi devono garantire almeno il 10 % dell’illuminazione ordinaria.

Grandi attività

Per le superfici con più di 400 metri quadrati deve essere prevista un’alimentazione autonomo, oltre ad un sistema di illuminazione di sicurezza (diverso dall’illuminazione di emergenza). Infine i centri commerciali devono garantire che l’illuminazione di emergenza entri in funzione entro 5 decimi di secondo e, si ricarichi durante l’orario di lavoro.

 


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