Bravely Second: End Layer – Recensione

Il primo Bravely Default fu una specie di esperimento da parte di Square-Enix, la quale nutriva forti dubbi riguardo un possibile successo commerciale di un gioco di ruolo giapponese vecchia scuola, che riprendesse i canoni classici dei bei tempi andati, soprattutto considerando lo stato del mercato videoludico di questi tempi, più focalizzato verso l’azione immediata e la spettacolarità; così, mentre la sua storica saga di Final Fantasy, lentamente e inesorabilmente, intraprendeva la strada Action (con i suoi alti e bassi), sulle retrovie si lavorava a qualcos’altro, decisamente più simile ai primissimi esponenti della suddetta serie. Solo in un secondo momento, si decise di non considerarlo come uno dei tanti spin-off di FF, ma una nuova IP a sé stante, seppur ne siano evidenti le palesi ispirazioni.

E così, nacque “Bravely Default“, il cui successo in patria e all’estero, aprì gli occhi dei piani alti di Square-Enix, i quali realizzarono che, FORSE, c’era ancora spazio, in questa generazione, per qualcosa di più nostalgico.

A distanza di due anni, è arrivato il momento di riassaporare quella stessa nostalgia, con il sequel “Bravely Second: End Layer“, in dirittura d’arrivo per tutte le console Nintendo 3DS europee. Riuscirà anche questo titolo a far breccia nei cuori degli appassionati, come fece il suo illustre predecessore? Ma soprattutto, sarà un seguito degno di attenzione, con novità interessanti che ne giustifichino l’acquisto, oppure un mero “more of the same” senza arte ne parte?

Sviluppatore: Silicon Studio, Square-Enix
Publisher: Nintendo
Genere: GDR giapponese
Giocatori: 1
Piattaforme: Nintendo 3DS
Localizzazione: Audio Inglese / Giapponese, Sottotitoli in Italiano

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Tutte le locazioni presenti in Bravely Default, torneranno anche nel sequel, ma non mancheranno anche luoghi nuovi da esplorare, come la città di Gathelatio, dove inizia l’avventura.

DI NUOVO A LUXENDARC

Come in ogni sequel che si rispetti, anche in “Bravely Second“, la storia riprende poco dopo la conclusione degli eventi del predecessore, due anni per la precisione (ironicamente, lo stesso periodo dal rilascio del gioco qui da noi, guarda il caso…). I quattro personaggi principali del primo capitolo, ormai godono della fama di eroi leggendari, dopo aver salvato il mondo di Luxendarc; ognuno di loro ha intrapreso una strada diversa, per contribuire alla preservazione della pace tanto arduamente conquistata. Agnès Oblige, uno dei personaggi chiave di “Bravely Default“, è ora salita al rango di Papessa della religione dell’Ortodossia e si trova in procinto di siglare un accordo di pace perpetua con il Ducato di Eternia, quello che un tempo era il loro nemico. Questa delicata operazione verrà, purtroppo, distrutta dall’arrivo del misterioso Kaiser Oblivion, un nuovo nemico che anela alla distruzione del mondo, il quale rapirà Agnès e annienterà quasi tutti i suoi guardiani. Ma sarà da quel momento che la storia avrà inizio e, nei panni di Yew Geneolgia, il protagonista di questa nuova storia e giovane cavaliere dedito alla protezione della Papessa, dovremo affrontare i nemici inviati dal Kaiser e salvare Agnès dalla sua prigionia. Nel frattempo, avremo modo di fare la conoscenza di molti nuovi personaggi, come Magnolia Arch, un’energica cacciatrice di demoni Ba’al, proveniente dalla luna, ma anche di facce note, come Edea Lee, ora una guerriera di alto livello del Ducato e Tiz Arrior, che…beh, si stava prendendo una particolare “pausa”, entrambi già giocabili nel primo Bravely.

Sulla falsariga del predecessore, la trama parte come una qualsivoglia avventura ruolistica giapponese di base: parti per un viaggio e salva il mondo dal cattivo, ma, esattamente come allora, l’apparente semplicità nasconde un crescendo di eventi che culmineranno in un ottimo finale, passando per molti colpi di scena, sia banali che inaspettati e, cosa più importante, anche qualche risposta alle domande lasciate in sospeso da “Bravely Default“. Tutto sommato, possiamo giudicare questa storia come una naturale continuazione del primo capitolo, con molta enfasi sulle tematiche delle dimensioni parallele e dei loop temporali, ma va altresì detto che, per colpa di questi espedienti, non sempre la trama risulterà di facile comprensione e molte domande continueranno a sorgere anche dopo i titoli di coda.

Il mondo di gioco è pressochè identico: Luxendarc non è cambiata di una virgola a livello geografico, come era opportuno aspettarsi, dato che tra i due titoli sono passati solo due anni di storia, ma, oltre ai luoghi già noti, ci sono comunque un gran bel numero di città e dungeon totalmente inediti. I giocatori navigati potranno rivisitare tutti i posti già esplorati in precedenza e assistere ai cambiamenti avvenuti in loro assenza, mentre i neofiti avranno un mondo di gioco totalmente nuovo e più ricco da esplorare, pieno di personaggi ben caratterizzati e divertenti.

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I personaggi sono tutti realizzati con un adorabile stile chibi, più proporzionato rispetto al predecessore, ma ancora molto puccioso

SEMPRE BRAVE, SEMPRE DEFAULT, SEMPRE SECOND

Il battle system ritorna in tutto il suo splendore e completamente invariato nella sua interezza: i combattimenti avvengono su turni, come nel più classico dei JRPG. La differenza risiede nelle famose meccaniche di Brave e Default che danno il nome alla serie: con questi due comandi abbiamo la possibilità di usare più turni consecutivamente, per compiere un maggior numero di azioni in una volta sola, oppure di non agire, difendendosi e conservando il turno per un’occasione successiva. Questa patina strategica funziona tutt’ora egregiamente e rappresenta un deciso svecchiamento della classica battaglia a turni, rompendo i soliti schemi a cui ci si era abituati. I giocatori che adorano fare molte battaglie consecutivamente (il cosiddetto “grinding“), apprezzeranno l’aggiunga di un sistema di attacco automatico personalizzabile, nel quale è possibile salvare una serie di comandi da far eseguire in successione ai personaggi durante i combattimenti. Un elevato grado di personalizzazione che tocca anche altri punti del gameplay, come la possibilità di alterare la frequenza degli incontri casuali, raddoppiarla o azzerarla e modificare la difficoltà generale degli scontri, tutto questo in qualsiasi momento di gioco; anche i famosi attacchi speciali sono completamente personalizzabili: dalla procedura di attivazione, fino ai loro singoli effetti e perfino le frasi pronunciate dai quattro protagonisti quando vengono attivati.

Anche l’altro elemento distinguibile del gioco, gli asterischi (o jobs), ereditati dalla serie “Final Fantasy“, ritornano in tutto il loro spendore, con 12 nuove classi che si aggiungono alle 18 del gioco precedente. Un plauso va rivolto ai programmatori, i quali son riusciti a creare delle nuove professioni che, nonostante siano molto simili ad altre già presenti, agiscono e si comportano in maniera totalmente differente, rendendole uniche e speciali. Per esempio, citiamo il Mago, una delle prime classi che otterremo nel gioco: all’apparenza può sembrare una specie di Mago Nero, in quanto può utilizzare tutti gli elementi ad un costo irrisorio di mana; tuttavia, analizzandolo, scopriremo che, non solo le sue magie sono relativamente deboli, ma esse rivelano la loro vera efficacia solo quando vengono “incantate“, da qui la particolarità del Mago, il quale può applicare effetti speciali alle sue deboli magie di base, rendendole molto più letali e adattabili ad ogni situazione, al costo di un turno aggiuntivo per applicare l’incantamento: per esempio, si possono attaccare tutti i nemici dello stesso tipo, oppure attaccare un avversario prima di tutti gli altri con una magia molto rapida; tutto questo rende il Mago simile al Mago Nero, ma non ne rappresenta un rimpiazzo.

Questo accade per quasi tutte le nuove classi, in grado quindi di fornire un’esperienza fresca, ma in qualche modo familiare. E non dimentichiamoci che potremo equipaggare i nostri personaggi con le abilità di un job diverso da quello in uso, un ulteriore dimostrazione dell’elevato grado di personalizzazione disponibile nel gioco; in molte circostanze, vi ritroverete a rimaneggiare con le abilità e l’equipaggiamento, nel tentativo di trovare una simbiosi perfetta, per la creazione di un party, pronto ad affrontare ogni minaccia.

Forse anche per favorire la sperimentazione delle novità, che è possibile finire il gioco, utilizzando solo le nuove classi di “Bravely Second“, in quanto, quelle vecchie, saranno ottenibili soltanto attraverso quest secondarie, che approfondiranno la storia dei personaggi secondari e le loro relazioni con i protagonisti vecchi e nuovi, con un piccolo interessante twist: durante queste sotto-missioni, saremo chiamati ad effettuare una scelta tra due schieramenti opposti, ognuno guidate da uno dei portatori di asterischi del gioco precedente; scegliere di appoggiare uno o l’altro, ci garantirà l’accesso alla classe opposta, che andremo ad affrontare, precludendoci (anche se non in modo permanente) l’accesso all’altro asterisco. Queste decisioni non avranno impatti sulla storia principale, ma essendo di natura strettamente morale, rappresentano un’esperienza interessante e degna di nota (e poi ci si guadagna una nuova classe, che non fa mai male).

Un grande ritorno è costituito anche dalla meccanica del Bravely Second, che dona il titolo al gioco. Nelle nostre versioni di “Bravely Default”, essa era un’opzione disponibile fin dall’inizio, ma in Giappone, questa non faceva parte del gioco originale, essendo stata aggiunta solo in una riedizione successiva, sottotitolata “For the Sequel“. Il Bravely Second interrompe all’istante il turno di combattimento, dando ai giocatori la possibilità di eseguire un’azione istantanea e in qualsiasi momento, anche quando non sarebbe normalmente possibile. Questa abilità, incredibilmente utile per sfuggire alle situazioni più pericolose (ma mai strettamente necessaria), richiede l’utilizzo di speciali punti SP, ottenibili soltanto lasciando il gioco e la console a riposo per svariate ore; caricare un punto richiederà 8 ore di tempo reale, fino a un massimo di tre punti. Chi lo riterrà necessario, potrà ricevere istantaneamente tutti gli SP, usufruendo del sistema di microtransazioni, pagando quindi con denaro reale. Dato che il Bravely Second non sarà mai necessario per vincere una battaglia, questi pagamenti passano in secondo piano e risultano totalmente ininfluenti per l’esperienza di gioco generale. In compenso vi interesserà sapere che, per quanto non sia essenziale durante le battaglie, esso rappresenta un punto focale dell’intera trama, che scoprirete nel corso dell’avventura.

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Oltre alle 12 nuove, introdotte in Bravely Second, faranno ritorno tutte le 18 classi del titolo precedente, per un totale di ben 30 jobs.

UGUALE MA NON TROPPO

Benchè le similitudini con il capitolo precedente siano molte, non stiamo parlando di un gioco strettamente copia-incolla, poichè molte sottili migliorie sono state apportare qua e là e, seppur non stiamo parlando di cambiamenti radicali, sono sempre delle modifiche che qualche giocatore potrebbe trovare utili. Per esempio, in ogni dungeon che esploreremo, sarà presente a schermo il livello consigliato per affrontarlo, in questo modo sapremo subito quanto dovremo essere forti, per combattere nemici e boss in maniera ottimale. Questo non impedirà ai giocatori più assidui di potenziare il proprio party oltre il limite, in quanto le battaglie risulteranno tutto sommato facili, anche a difficoltà normale. In virtù di questa facilità, è stato aggiunto un nuovo sistema a premi sulle battaglie: vincendo uno scontro in un turno, avremo la possibilità di combattere immediatamente contro un altro gruppo di nemici più potenti, con un moltiplicatore che aumenterà la quantità di esperienza e denaro che guadagneremo alla fine. Il moltiplicatore salirà ogni volta che sconfiggeremo il nemico immediatamente al primo turno e ciò garantisce premi succulenti anche contro nemici molto deboli, ma, dato che tra un combattimento e l’altro, non si resetteranno i nostri turni, non sarà possibile abusare troppo di questa meccanica.

Graficamente parlando, “Bravely Second” resta, come nel capitolo precedente, artisticamente eccellente, con fondali disegnati a mano in puro stile acquerello e modelli poligonali di personaggi in stile super-deformed, leggermente ridefiniti rispetto al primo capitolo, per apparire meno chibi e più proporzionati, ma ancora estremamente graziosi; il tutto impreziosito da un effetto 3D stereoscopico altamente convincente. Indubbiamente, uno dei lavori più “belli”, visibili sulla console portatile Nintendo.

Anche le musiche sono di ottima fattura; il compositore questa volta è Ryo del gruppo Supercell, già autore di diverse colonne sonore di anime e games in Giappone. Una direzione diversa da quella adottata per il prequel, dove era Revo il compositore principale; la differenza nello stile si sente parecchio e alcuni potrebbero non apprezzare questo cambio, preferendo i toni energici del primo episodio, a quelli più calmi di “Bravely Second“. Le opinioni qui sono discordi e parecchio soggettive: parlando a titolo personale,  sebbene sia incline a preferire le musiche del primo Bravely (a parer mio, la Battle Theme e la Asterisk Boss Battle Theme sono insuperabili), apprezzo completamente anche le nuove musiche. Da notare, comunque, che non mancheranno in svariate occasioni durante il gioco, dei lievi remix e le stesse identiche melodie del predecessore.

Infine, è opportuno citare i due importanti minigames presenti in “Bravely Second“: il primo riguarda Fort-Lune, la base lunare da cui proviene il personaggio di Magnolia; esso è stato distrutto durante l’attacco dei demoni Ba’al e spetterà a noi ricostruirlo, grazie alla funzionalità StreetPass della console Nintendo. Per ogni incontro che faremo, un nuovo personaggio andrà ad abitare la base sulla luna e ne aiuterà la ricostruzione degli edifici. Queste costruzioni, in seguito, ci daranno la possibilità di acquistare numerose merci direttamente dai punti di salvataggio, e ci garantiranno accesso ad oggetti non reperibili nei normali negozi. Più abitanti manderemo sulla luna (e quindi, più incontri StreetPass faremo), più velocemente riusciremo a ricostruire la fortezza e quindi prima avremo accesso agli oggetti migliori. Tutto ciò è esattamente quello che succedeva in “Bravely Default” con la ricostruzione della città di Norende e, proprio come in quell’occasione, anche stavolta, potremo ricevere la visita di potenti mostri da affrontare, ma di questo problema è consigliabile occuparsene solo ai livelli avanzati, in quanto questi boss segreti non sono per niente semplici da sconfiggere.

Il secondo minigioco, totalmente inedito, è una piccola, ma simpatica distrazione di nome Morscraft, dove, come una vera e propria catena di montaggio, i vostri personaggi dovranno costruire in serie, svariati pupazzi da mettere in vendita. La costruzione avviene automaticamente a ritmo regolare, ma noi possiamo intervenire, spendendo il denaro di questo minigame per acquistare dei potenziamenti in grado di alterare per un breve periodo le nostre statistiche di costruzione, incrementando, per esempio, il prezzo di vendita dei nostri pupazzi, oppure diminuire il tempo necessario per crearne uno. In seguito, potremo convertire il denaro ottenuto in questo modo, in soldi per il gioco principale. Un innocente passatempo che può portare molti benefici sul lungo periodo (e comunque un’aggiunta degna di nota, se consideriamo la totale assenza di minigames nel primo capitolo, esclusa la sopracitata funzione Streetpass).

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Sconfiggendo il nemico in un solo turno, avremo la possibilità di combattere ulteriori battaglie in catena, con un generoso moltiplicatore per soldi ed esperienza che aumenterà per ogni nostra vittoria rapida.

COMMENTI FINALI

Bravely Second” si dimostra, dopo un’attenta prova durata più di 50 ore (tante si sono rivelate necessarie per terminare l’opera), il degno successore del JRPG rivelazione di due anni fa, eseguendo quasi alla perfezione, il compito che ci si aspetta da un “sequel”. La maggior parte dei problemi di “Bravely Default” sono stati risolti e l’aggiunta di nuove possibilità nel gameplay, ha arricchito un piatto già incredibilmente corposo, di cui mantiene intatte tutte le caratteristiche più succulente. L’unico neo da sopportare è una trama non sempre coerente e un lieve abbassamento della difficoltà generale rispetto al primo capitolo. Nondimeno, stiamo parlando di un’altra eccellenza nel campo dei JRPG che si aggiunge ad una lista già parecchio lunga di titoli presenti sulla console portatile Nintendo.


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