Homefront: The Revolution – Closed beta messa alla prova

Lo sviluppo di Homefront: The Revolution è stato piuttosto travagliato. Il gioco è passato da diversi team, non trovando mai una propria identità e portando anche i giocatori e la critica a vederlo un po’ come un progetto già finito. Effettivamente il gioco è in uscita il prossimo 20 maggio, eppure ad oggi non si è visto un granché del titolo, facendo passare l’annuncio tra quelli dimenticabili. Homefront è ora passato per le mani di Dambuster Studios, uno studio nato appositamente per completare i lavori sul gioco dopo essere passato da THQ a Crytek e da questi ultimi a Koch Media. Quello che abbiamo provato, quindi, è un titolo che può fare la differenza?

Dispiace dirlo, ma no. Almeno da come stanno ora le cose. Homefront: The Revolution è presente nella sua versione Closed Beta (quindi poco del codice che comporrà il gioco finale) su Xbox One, dove noi l’abbiamo provato in questi giorni. Dal menu iniziale, il nostro primo compito è quello di creare un personaggio attraverso l’editor di gioco. Al momento sembra molto limitato, ma sembra che comunque a grandi linee possa offrire un buon editor nella sua versione finale. Si potrà scegliere il vestiario, l’armatura, le armi e anche le abilità del nostro personaggio, cercando di adattarsi sempre di più allo spirito creativo del giocatore che va tanto di moda negli FPS odierni. Creato il nostro PG, possiamo addentrarci in una delle due missioni disponibili nelle diverse mappe.

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Le missioni disponibili erano due soltanto, Enemy At The Gates e Las Barricadas, dove la prima ci metteva in una zona più esterna con strade molto larghe tra loro ed alcuni edifici non troppo alti, con un massimo di due piani e in gran parte esplorabili, mentre la seconda mappa ci ha visti impegnati in una zona più centrale di Philadelphia (la città in cui è ambientato tutto il gioco), quindi con strade nettamente più strette e vicoletti nascosti. Le missioni in cooperativa sono state descritte dagli sviluppatori come parte integrante del mondo di gioco, infatti in Homefront: The Revolution le missioni avranno sempre obiettivi multipli da portare a termine che sono inerenti alla lotta per la libertà contro gli oppressori.

Nella prima missione d’infiltrazione fatta, ci trovavamo nella zona periferica della città descritta sopra con alcuni apparecchi elettronici da hackerare. Questi si trovavano in alcuni degli edifici della zona, pattugliata assiduamente dai soldati nemici. Una volta hackerati gli apparecchi, la missione ci presenta una moto per arrivare dall’altra parte della zona e affrontare una vagonata di cecchini nemici. Da qui sicuramente abbiamo notato alcuni degli aspetti positivi del gioco, come una verticalità ben studiata e quasi tutti gli edifici esplorabili con oggetti da raccogliere. L’ambientazione post-apocalittica è sicuramente ben fatta ma non mostra sprazzi di originalità, soprattutto negli ultimi tempi con l’avvento di The Division e altri titoli simili.

Il gioco offre un buon sistema tattico ragionato per avanzare nei livelli. Affrontare i nemici a viso aperto mostra la difficoltà decisamente più elevata dei titoli alla Call of Duty e Battlefield, ma che comunque si scontra con l’intelligenza artificiale davvero mal bilanciata. Le mappe offrono comunque una buona diversità di approccio (almeno quelle viste) per la modalità in cooperativa, con molti luoghi da scoprire e sfruttare per sorprendere il nemico. Se scoperti e uccisi, il nostro PG si ritroverà a terra esanime con la possibilità di essere soccorso dal compagno di gioco, che vista la vastità della mappa, offre un counter maggiore di secondi a differenza di giochi simili. Forse la parte più riuscita della beta è il feeling con le armi, molto convincente il suono e il rinculo riprodotto da alcune. C’è anche la possibilità di migliorarle modificandone alcuni pezzi, come i mirini, grilletti, silenziatori e via dicendo. Il tutto è molto simile a quanto visto in The Division ma che in un titolo in prima persona riesce a dare il suo impatto.

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L’intelligenza artificiale dei nemici di cui sopra, è preoccupante, con spesso situazioni davvero troppo semplici da superare mentre altre relativamente mal studiate. Si immagina che con un silenziatore non ci venga quasi mai scoperti, mentre in alcune parti, anche il solo muovere la visuale di gioco sembra farvi scoprire. Non si capisce ancora come facciano a scoprire dietro i muri, ma neanche come facciano finta di niente dopo appena due minuti di sparatoria aperta. Il livello grafico è davvero sottotono, con pochissimi picchi positivi. Sicuramente alcuni scorci d’illuminazione sono belli da vedere, ma le texture generali e l’impatto del gioco, dimostra quanti problemi di sviluppo ha passato. Il frame-rate è osceno, con cali incredibili anche nella normale corsa del personaggio. Ricordiamo che il gioco viaggia a 30fps, che in questa generazione di console si vedono sempre meno nei First Person Shooter.

La fisica di gioco è praticamente inesistente, con oggetti nelle casi che non si muovono se toccati o sparati, tranne pochi casi. Il legno di alcuni mobili viene considerato ferro, visto che quando lo si colpisce non si spacca, ma bensì fa un suono metallico e si “surriscalda” mostrando un colore rosso. Sparare nel muro è praticamente inutile, con perforazioni che scompaiono dopo poco. Nessuno qui pretende che tutto l’edificio cade a pezzi, ma almeno che alcuni oggetti possano spaccarsi, seppur scriptatamente. Speriamo, quindi, che il prodotto finale sia decisamente meglio sotto l’aspetto tecnico, alzando i tanti “bassi” e migliorando i pochi “alti”.

Infine, una volta completata la missione, si potranno spendere i soldi i alcuni pacchetti da sbustare. Il contenuto è completamente casuale e sarà suddiviso in diverse categorie tra cui armi, vestiti, equipaggiamento e altro. L’ipotesi, quindi, di micro-transazioni non è del tutto evitabile, in quanto il gioco sembra essere ben predisposto, oltre ad uno snervate grinding dei personaggi.

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In conclusione, siamo di fronte ad un titolo che porta ancora troppi dubbi con sé. Speriamo che gli sviluppatori riescano a migliorare alcuni dei problemi principali del gioco e metterlo in mezzo ad un aspetto di gioco originale che può attirare l’utenza. Considerando che il titolo esce il prossimo 20 maggio, il lavoro da fare è ancora parecchio e con The Division alle porte e con mesi di vantaggio, il futuro di Homefront: The Revolution è molto scuro.


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