Il marketing antropologico valorizzante

Innanzitutto voglio presentare questa nuova rubrica che vuole essere un approfondimento del medium videoludico a cui siamo appassionati. La scrittura è ben consegnata per una stesura approfondita ma comunque leggera. In questo primo articolo vorrei parlare di una cosa non propriamente recente, ma che comunque ha suscitato parecchie interesse alla mia persona. Infatti sarà il primo e ultimo articolo con forti riferimenti ai pareri personali, questo giusto per presentarvi l’esempio di questa nuova rubrica, che vuole comunque parlare di approfondimento comune dei videogiocatori. Buona lettura!

Siamo appena usciti da un periodo di fuoco, con Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza e Kojima con il suo nuovo studio indipendente. La notizia che però invece è passata in sordina, tranne per chi mastica pane e console war, è quella della dichiarazione di Yoshida e dei troppi giochi in arrivo su PlayStation 4. È marketing, puro marketing, come quello aggressivo di Microsoft dello scorso anno che valorizzava una line-up incredibilmente forte. Microsoft ha però mantenuto le promesse, presentando da luglio a novembre almeno un gioco importante in esclusiva, temporale o non, che i giocatori Xbox One potevano mostrare con fierezza. I giocatori contenti sono il successo dell’azienda.

In questo articolo io vorrei parlare di Sony e del loro modello di successo, forse inconsapevole, che mi ha lasciato perplesso non tanto per quello che hanno da offrire, quanto più per quello che i giocatori oggigiorno richiedono. Sono i giocatori o quelli che si sentono come tali a fare il mercato? La console war non è fatta di giocatori, ma da coloro che forse hanno perso lo spirito creativo di chi prende un pad e gioca. Allora entra in gioco il marketing delle aziende che con certe dichiarazioni fanno male al medium e spingono per la superficialità.

Quello di Sony è innegabile che sia un marketing di alto livello e che secondo me andrebbe studiato approfonditamente. E da circa dieci anni che vediamo Samsung, Disney, Lego e altre aziende di spessore che hanno ritrovato finalmente un posto importante, se non il più importante, tra la concorrenza. Samsung è riuscita e superare se stessa e i concorrenti proprio con uno studio approfondito sull’essere umano che pare essere una sorta di marketing 2.0, o marketing filosofico/antropologico valorizzante (come piace chiamarlo a me). Non è un caso che le aziende più grosse stiano investendo tantissimo nella ricerca di laureati ed esperti di antropologia e filosofia (tranne in Italia, doveroso dirlo, sono ancora disoccupato).

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ReD Associates è il nome di quest’azienda che ha sede a Copenaghen, con metodi basati sulle teorie di Heidegger e del suo allievo, che esaminarono un studio su come gli esseri umani percepiscono e danno un senso al mondo che li circonda. Oggi molte aziende devono creare il proprio senso per una maggiore influenza sul mercato, nel modo più coerente. Che Sony si sia rivolta a questi noi non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai, anzi, in realtà non ci interessa minimamente. Quello che noto principalmente è la spia rossa del serbatoio che si è appena accesa, mettendo in moto Sony e la sua PlayStation 4 con quello che muove veramente il mercato del medium ludico: i videogiochi.

Non me ne vogliano i PlayStation-friendly, il mio discorso è ovviamente generato sulla base di un argomento generico, ma voglio solo rendere chiaro come la notizia di Yoshida sia più un male che un bene per i giocatori, almeno per quanto riguarda il presente, oggi. La console war ci insegna che la maggior parte dei giocatori sono persone che non valorizzano loro stessi ma bensì quello che possiedono, e qui Sony è stata furba, come fu furba Microsoft con Xbox 360. Se Samsung ha vinto la TV-war e proprio perché invece di basarsi su un’estetica futuristica e particolare, ha preferito investire sulla TV come oggetto d’arredo e di alte prestazioni, così che le famiglie creavano il proprio salotto anche grazie alla TV. Hanno vinto, visto che al momento Samsung è leader in Europa e in altri paesi.

La furbizia è stato decantare certe solidità del medium ludico, come cose che puoi mostrare solo se possiedi una PlayStation 4. La risoluzione in Full-HD, certi DLC in esclusiva temporale di tre giorni, il prezzo minore (inizialmente) e un completo sistema che si basa sulla semplicità. PS4 è una console semplice, senza alimentazione esterna, piccola e con un sistema leggero e versatile. Tutto questo è bello, molto bello… Ma i giochi? Non me ne vogliate, ma io reputo solo Bloodborne la punta di diamante della console, le altre esclusive si contano sulle dita di una mano e non mi sembra abbiano dato un reale valore alla console in questi due anni di vita.

La spia, come di cui sopra, si sta accendendo e forse anche in Sony se ne sono resi conto. “Non sappiamo nemmeno noi come PlayStation 4 abbia questo incredibile successo” e questa frase, secondo il modesto punto di vista, dimostra come certe dichiarazioni lasciano il tempo che trovano. I giocatori hanno visto questo natale con Uncharted: The Nathan Drake Collection, ma anche i cugini boxari godersi qualche giochino bello e di qualità. Perché aldilà dei gusti o dei confronti, reputare Halo 5: Guardians e Rise of the Tomb Raider giochi inutili, è da persone immature.

È difficile decantare le lodi di una console che vive sul multipiattaforma, eppure ad oggi PlayStation 4 macina numeri migliori di PlayStation 2, nonostante una concorrenza altrettanto valida come quella Microsoft (di Nintendo ne parliamo con NX). Parliamo di una mezza verità, una dichiarazione, quella del Presidente, più per sollevare gli animi di chi ha preferito la bruta morbidezza della scrivania per appisolarsi, che la PS Experience, che oltre un trailer gameplay di Final Fantasy VII è riuscita a mantenere una noia costante. Mi ricordo ancora delle fiere buttate dietro al Kinect, pare che l’incubo stia tornando…

Allora dopo i malanni e le delusioni, Yoshida ha ben pensato di concretizzare qualcosa. PS4 ha bisogno dei giocatori e ora i giocatori vogliono i giochi, non più i 1080p o la dashboard più veloce come quelli che si definiscono “giocatori”. Non basta più. Uncharted 4, Horizon, Dreams, Ni-oh, Detroit e tanti altri giochi non ancora annunciati, stanno finalmente prendendo piede e mostrare cosa realmente ha da offrire questo gioiellino nero. Certo, mi aspettavo qualcosa su Sony Bend (Syphon Filter rimane ancora uno dei giochi che attendo di più) e sul nuovo progetto di Santa Monica e di Sucker Punch, ma se non hanno avuto spazio durante il PS Experience, allora dobbiamo aspettarci davvero un 2016 di fuoco da parte di Sony.

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Concludo dicendo che il giocatore è quello che ci perde di più. Il marketing antropologico valorizzante ha funzionato ancora e il vedere certe persone così estasiate da queste parole, dimostrano come si sia perso quello spirito di gioco e di divertimento che in realtà risiede nel proprio essere, non per quello che si possiede. Ma si sa, le aziende devono guadagnare bene con il minimo sforzo, e se i presunti tali giocatori per due anni hanno preferito il nulla cosmico ai giochi, allora complimenti a Sony, che a differenza di Microsoft ha mantenuto un altissimo valore per quasi tutto il 2015 con un semplice gioco, tenendo testa alla rivale. Nel 2016, però, le cose cambiano, con un modello di marketing da stravolgere e i giochi, forse e solo forse, al centro dell’ecosistema PlayStation e dei giocatori. Quelli veri.


3 Comments

  1. Avatar Frank Deathcore
  2. Avatar Federico Molino

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