Klaus – Recensione

In uscita il 25 Gennaio 2016 esclusivamente per PS4, Klaus è un platform game creato dal team indie La Cosa Entertainment che, nonostante le apparenze, cerca di indagare l’animo umano e i suoi risvolti emotivi nella vita lavorativa (e nello stress ) di tutti i giorni. Confezionato in un pacchetto audiovisivo di buona fattura, Klaus unisce le meccaniche platform di alcuni suoi “colleghi” più rinomati quali Super Meat Boy e MegaMan, con soluzioni ai puzzle ambientali che ricordano molto da vicino Limbo e Thomas Was Alone, non proprio gli ultimi della categoria.

Sviluppatore: La Cosa Entertainment
Publisher: Sony
Genere: Platform
Giocatori: 1
Piattaforme: PS4
Localizzazione: Sottotitoli in italiano

https://youtu.be/9jkfqab851M

Un brusco risveglio

Risvegliatosi bruscamente e in maniera confusa, il protagonista della vicenda è un dipendente di una società informatica che si ritrova nei sotterranei di un enorme edificio con la scritta Klaus impressa sul suo avambraccio (probabilmente il nome del pover’uomo). Pieno di domande e senza nemmeno una risposta, Klaus intraprenderà la sua scalata dei piani dello strano edificio di cui sembra prigioniero, per scoprire la verità che si cela dietro il suo passato, visto che lui non ha ricordo di nulla.

L’escamotage dell’amnesia, per quanto abusato al giorno d’oggi, sembra più azzeccato che mai nella trama scritta dal team di sviluppo che, senza anticipare nulla, tiene in sospeso il giocatore fino alla fine, con plot twist e colpi di scena interessanti e ben scritti. Oltre alle brevissime scene di intermezzo inoltre, la scelta di stampare i monologhi interiori (e non) di Klaus sullo scenario ci è piaciuta, ma non sempre sarà facile giocare e leggere nello stesso momento.

La scalata intrapresa dal protagonista avrà una duplice funzione: oltre a rivelare inquietanti retroscena sulla struttura che lo circonda, servirà al prode informatico per “psicoanalizzarsi” tramite il rapporto che si instaurerà con noi (nella figura di controllori della qualità) e K1, una misteriosa trasformazione alla Dr Jekyll & Mr Hyde dello stesso.

Se prima ho detto “noi” non è stato un caso fortuito, poichè Klaus viene subito a conoscenza della nostra esistenza e del fatto che siamo proprio noi a muoverlo, togliendogli di fatto il libero arbitrio su dove andare e come. Per tutte e le 6 ore che servono per arrivare ai titoli di coda, il nostro “eroe” – durante tutto il suo percorso di crescita personale – riuscirà a capire i limiti della sua miserabile vita passata e nuovi valori mai provati prima, come l’amicizia, l’altruismo e la tanto agognata libertà.

Per quel che riguarda le meccaniche che governano il titolo, Klaus si prefigura come un classico platform con soluzioni che necessitano dell’abilità e rapidità del giocatore con il pad (a cui si aggiunge anche il touch di quello PS4), sia dei basilari enigmi ambientali la cui soluzione è facilmente reperibile dopo pochi tentativi. Il tutto funziona bene e l’azione scorre via fluida, ma ci sentiamo di contestare ai ragazzi di La Cosa Entertaiment una gestione dei controlli a volte imprecisa e al limite del pixel perfect: molte volte è capitato infatti di non riuscire a capire la fisica applicata ai balzi, che in diverse occasioni ci è parsa eccessiva o difettiva.

Il team di sviluppo ce l’ha messa tutta per aumentare la varietà delle soluzioni in-game, e con l’introduzione del doppio controllo di Klaus e K1 ci è quasi riuscita, ma i 34 livelli che compongono i 5 stage ci sono sembrati troppo simili gli uni dagli altri.

Dal punto di vista puramente tecnico Klaus non brilla certo per una conta poligonale esagerata e i livelli sono sempre caratterizzati da un colore dominante e una qualche sua sfumatura. La colonna sonora che vi porterà fino alla fine è basata su una tracklist di brani originali elettronici che però raramente lasciano il segno.

Da segnalare infine una certa instabilità del codice da noi provato, con diversi freeze, rallentamenti vari e la cancellazione dei dati di gioco, recuperati in seguito grazie al backup del Playstation Plus. Confidiamo in una patch riparatrice per un titolo che tutto sommato si lascia giocare ed apprezzare, soprattutto se stavate cercando un buon platform con una storia avvincente.

Commento Finale

Klaus (come recita uno dei primi trofei vinti) non è il solito platform che ci si aspetterebbe… per lo meno non per ciò che riguarda la trama. Incastonata in un gameplay abbastanza tradizionale e cristallizzato, la storyline (dal sapore di denuncia sociale) si rivela essere una profonda analisi nell’emotività di Klaus, ma che può essere facilmente accostata ad ognuno di noi, nella nostra quotidianità, nel bene e nel male.

I controlli un po imprecisi possono far infuriare qualche d’uno, ma una volta presa la mano ci si passa sopra; e comunque la curiosità di scoprire il segreto dietro il risveglio del protagonista sarà un valido incentivo a proseguire.

Dal punto di vista tecnico (realizzato con Unity), Klaus è un titolo semplice e pulito, senza molti fronzoli, a cui manca però una colonna sonora incisiva e con qualche instabilità di troppo nel codice di gioco.


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