Quentin Tarantino a Roma – “Partito dal giallo, finito con l’horror. Ecco il mio Le Iene western”

Cinema Interviste

A Roma per presentare l’attesissimo The Hateful Eight, abbiamo avuto l’occasione in incontrare il visionario regista Premio Oscar nel 1995 e nel 2013 (per le sceneggiature di Pulp Fiction e Django) Quentin Tarantino. Insieme a lui il leggendario compositore nostrano Ennio Morricone, che ne ha curato la colonna sonora e i due protagonisti della pellicola Kurt Russell (1997: Fuga da New York, Grosso guaio a Chinatown) e Michael Madsen (già con Tarantino ne Le Iene e in Kill Bill vol.1 e Kill Bill vol.2)

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In tutti o quasi i film di Quentin Tarantino c’è qualcuno che pretende di essere qualcun altro, che quasi si nasconde. E’ una casualità? Il regista del Tennessee, dopo essersi prodigato in calorosi saluti alla stampa con annessi “Buongiorno” e segno della vittoria, rivolge le prime parole. Sembra apparentemente qualcosa di vero, – esordisce – c’è sempre qualcuno che si maschera. Che poi ci riesca o meno dipende dal fatto se vive o muore. E’ un elemento comune – ricordando però forse l’unico film che fa eccezione, Pulp Fiction, nel personaggio di Bruce Willis, benché Travolta dica, nello stesso film, “adesso entriamo nei personaggi”. Dovessi dire il perché, in realtà non lo so, ma è un qualcosa che mi piace e che inevitabilmente fa capolino in tutti gli scenari che realizzo. Forse è dovuto al fatto che i miei personaggi sono sempre interpretati da ottimi attori.

Sull’utilizzo della pellicola 70mm, che dona magnificenza al film e permette al regista di sfruttare un campo più ampio grazie al particolare formato, qualcuno azzarda un paragone tra la lotta al digitale e quella tra nativi e colonizzatori. Spero vivamente che la pellicola sopravviva più di quanto abbiano fatto gli indiani, – esclama divertito Quentin – anche se è vero che gliene hanno fatte vedere di tutti i colori. La pellicola però mi ha dato questa grande opportunità – dichiara – di sfruttare il primo piano e in contemporanea quel che capita sullo sfondo. A meno che tu non lo voglia vedere, hai sempre l’opportunità di controllare quel che sta facendo ciascun personaggio in qualsiasi momento. Così ho alimentato la suspense. Certo, si sa che prima o poi qualcosa esploderà, ma non si sa quando. Però quando avverrà si sa che avverrà l’inferno.

The Hateful Eight è un film che, inevitabilmente, considerati i gusti e le tendenze di Tarantino, rievoca sia la filmografia stessa del regista che altri capolavori che lo hanno ispirato, dal suo Le Iene a La Cosa di John Carpenter. Precisa la teatralità del proprio lavoro, per poi soffermarsi su scenario, paesaggi e rappresentazione – Si, c’è la presenza della neve e la condizione di questi personaggi intrappolati in una stanza dove nessuno può fidarsi dell’altro (lo stesso Kurt Russell, oggi presente, nel ruolo di MacReady esclamava “Qui tra noi c’è qualcuno che non è quello che sembra”), ma diciamo che The Hateful Eight può essere visto come “Le Iene al western”, e “Le Iene” sono state fortemente influenzata da “La Cosa” di John Carpenter, quindi possiamo anche definirlo un “La Cosa western”. Ma Tarantino non si ferma ai paragoni, regalandoci una meravigliosa analisi della sua pellicola e della peculiare ambientazione che tanto ricorda il clima occlusivo, claustrofobico de “La Cosa” – Vedo la tempesta come un mostro in un film di mostri, che attende prima di poter divorare i personaggi che si nascondono al suo cospetto. Con l’avvicinarsi del buio tutto si fa più oscuro e freddo e il mostro si ingigantisce, diventando più potente e pericoloso. Fuori c’è la tempesta, ma all’interno dell’emporio ci sono otto personaggi che giocano a scacchi tra di loro, combattendo per mantenere la propria posizione sullo scacchiere, tramando l’uno contro l’altro. 

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Un po’ più animati e concitati i momenti successivi, in cui il compositore Ennio Morricone, forse travisando i riferimenti della precedente domanda, incentrata appunto su un probabile parallelismo tra il film e appunto “La Cosa” di Carpenter (di cui Morricone stesso aveva curato la colonna sonora), non cela un suo risentimento. Non è una copia di quello che avevo composto per Carpenter, – tuona – visto che per La Cosa scelse solo un pezzo, tra l’altro elettronico. Ne avevo altri che ho fatto ascoltare a Quentin, ma sono del tutto diversi. Nella musica drammatica che ho scritto – aggiunge – c’è qualcosa che forse sfugge, ovvero che la caratterizzazione di certi brani è sulla timbrica di certi strumenti, dai fagotti alle trombe. Forse un errore di ascolto, fatto senza considerare quello che ho scritto – conclude. A stemperare un po’ i toni ci pensa Kurt Russell, felice di aver avuto esperienze sia con Tarantino, che con Morricone che con lo stesso John Carpenter – Evidentemente sono un tipo fortunato – commenta.

Sollecitato sul polverone alzatosi intorno agli Oscars 2016 ed in generale al boicottaggio per la mancata presenza di nomination per attori di colore, non si sbilancia, ma spezza una lancia per il suo attore di riferimento – Mi dispiace che Samuel L. Jackson non abbia avuto la candidatura, ma voglio dire che la meritava. Per quanto riguarda il boicottaggio, purtroppo non sono stato candidato – e aggiunge, divertito – se lo fossi stato però sarei andato di sicuro!

Molti se lo chiedono, pochi hanno una risposta. Come imposta i suoi film Quentin Tarantino e qual è la sua concezione di cinematografia? Considerato uno dei massimi esponenti del film di genere e combattuto tra troppe idee di film e poco spazio per realizzarle, è costretto a condensarle. Tendo ad essere un po’ trascinato, portato dal genere. Non riuscirò mai a fare tutti i film che vorrei, quindi magari faccio cinque film dentro uno. Come amante del cinema rispondo in maniera positiva a quei film che sono a cavallo di più generi, stai comunque dando al pubblico qualcosa di piacevole, pagano un solo biglietto e vedono più film. A volte pianificatore, a volte trascinato dalla storia, Tarantino aveva un’idea ben chiara di cosa sarebbe stato The Hateful Eight, ma qualcosina in itinere è cambiato. Completata la sceneggiatura ho capito che c’erano degli elementi su cui non avevo riflettuto. Sapevo di voler realizzare un giallo “alla Agatha Christie”, ma solo alla fine mi sono reso conto di aver realizzato un horror, risultato dell’effetto cumulativo che spesso mi accade nei miei film, ma ne sono felice.

Tra tanti burberi protagonisti, spicca una sola donna, interpretata dalla nominata all’Oscar Jennifer Jason Leigh. Ma Quentin smonta ogni tentativo di misoginia o qualsiasi altra impalcatura mentale – Fondamentalmente se al posto di Daisy ci fosse stato un uomo di 150 kg non sarebbe cambiato nulla, ma fin dall’inizio era stato concepito il personaggio come femminile. Ci si accanisce sull’atteggiamento del Boia, ma ricordiamoci che il suo obiettivo è portare i personaggi vivi alla forca e quindi li picchia e li sottomette per evitare che scappino e si ribellino. Mi piace l’idea di una donna che possa aver complicato il film e soprattutto la sua visione – conclude soddisfatto.

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Molto inoltre si è parlato del carattere politico del film, addirittura definito come “il più politico” di Quentin Tarantino. Il regista è solo parzialmente d’accordo, ritenendo il discorso forse applicabile a Bastardi senza gloria o a Django Unchained. Il film è diventato politico, ma non lo era inizialmente. Soltanto quando i personaggi hanno cominciato a parlare e a dialogare, è lì che ho capito che c’erano accenni e riferimenti alla politica attuale. Mentre realizzavamo il film – aggiunge – sembrava essere sempre più collegato a quello che succedeva nella quotidianità di quanto non apparisse dalla sceneggiatura. E’ semplice – sentenzia – a volte sei semplicemente  fortunato, perché riesci a trovare il legame e la connessione allo Zeitgeist. 

Michael Madsen si accoda poi alle parole del suo regista, proponendo una tesi della duplice interpretazione dei film di Tarantino – penso che i film di Quentin possano essere visti dal punto di vista politico o dal semplice punto di vista dell’intrattenimento, sta a chi guarda decidere. Credo che sin dai tempi de “Le Iene” o “Kill Bill” ci sia stata questa connessione, questo riflesso nel film di quello che succedeva nella società e nella realtà. E’ capitato di trovarsi a parlare dei problemi e degli eventi della quotidianità, e spesso i film di Quentin risolvono i problemi, piuttosto che proporli.

Arriva anche il parere dell’altro protagonista, Kurt Russell, che paragona la cinematografia di Tarantino al tessere una ragnatela, per poi soffermarsi sul Boia da lui interpretato. Il mio è un personaggio che rappresenta l’America, quel luogo in cui in tutto il mondo era risaputo che avresti avuto diritto ad un regolare processo. Il Boia John Ruth vuole onorare la pietra miliare del sistema giudiziario americano, il dare a tutti la possibilità di avere la propria giornata davanti ad un giudice e al tribunale. Al riguardo, torna a parlare Madsen, soprattutto facendo riferimento al frequento uso del termine “negro” (the N word) nei film di Tarantino. Il fatto di ripetere continuamente questi termini considerati di disprezzo,“negro, negro, negro”, ha portato ad un certo sgonfiarsi della forza del termine – dichiara – tanto da svilirne il valore denigratorio. Mi piacerebbe che ciò fosse possibile anche nella società. Kurt ha espresso alla grande il significato di tutto ciò. C’è spazio anche per un momento particolarmente toccante, con Madsen che, ricordando la recente scomparsa del padre (venuto a mancare lo scorso dicembre), racconta di come non sempre abbia apprezzato i suoi lavori e le sue interpretazioni. Avrebbe voluto davvero vedere The Hateful Eight, lo desiderava molto.

The Hateful Eight è inoltre ulteriore motivo d’orgoglio per l’Italia, considerato che la distribuzione sul territorio nazionale sarà effettuata da 01 Distribution e Leone Film Group, che hanno in sostanza interrotto il duopolio Warner – Sony dell’ultimo periodo sui film di Tarantino. Riuscire a portarlo e a strapparlo ad una major è stata un’enorme soddisfazione – dichiara entusiasta Raffaella Leone –  abbiamo fatto di tutto per convincerlo e spero che questo sforzo, questa passione e questo amore siano ripagati con il successo in sala. Siamo malati di Tarantino, ci viene da lontano, c’è tanta similitudine con i film di mio padre. E non solo con quelli, ma anche con l’amore e il rispetto che ha nei confronti del pubblico, e per la sua competenza. Non sono mai film superficiali, sono sempre grande cinema, il cinema di un genio. Ci sono tanti bravi registi ma lui è qualcosa di diverso.

Ringraziando tutti i presenti per la disponibilità, vi ricordiamo che The Hateful Eight arriverà nelle sale italiane dal 4 febbraio. Dal 29 gennaio sarà però possibile vederlo in 70mm Panavision presso il Teatro 5 degli studi di Cinecittà acquistando i biglietti presso il circuito autorizzato Ticketone.

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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