Homeworld: Deserts of Kharak – Recensione

Se in campo cinematografico il ritorno della serie spaziale di George Lucas ha segnato l’inizio di questo 2016, possiamo dire che Homeworld: Deserts of Kharak presenta sullo schermo dei nostri pc con la stessa emozione, il prequel di uno storico titolo del mondo videoludico. La serie di Homeworld nasce alla fine del millennio scorso ad opera di Relic Entertanainment e ha visto nell’anno 2000 il primo seguito con il titolo Homeworld: Cataclysm, sviluppato dalla Barking Dog Studios (che nel 2002 diverrà nota come Rockstar Vancouver) e nel 2003 il secondo seguito Homeworld 2 con il ritorno della Relic. Dopo il fallimento della storica THQ e l’acquisto all’asta dei diritti della serie per poco più di un milione di dollari da parte di Gearbox Software, quest’ultima fa tesoro del detto “squadra vincente non si cambia” e affida lo sviluppo alla Blackbird Iteractive, uno studio composto in gran parte dagli stessi membri della Relic che hanno dato la luce ai primi episodi del brand. Risultato? Un capitolo fedele alla serie nello stile ma con alcune differenze nel gamplay, con la realizzazione finale di un ottimo titolo nella serie dei giochi strategici.

Sviluppatore: Blackbird Interactive
Publisher: Gearbox Software
Genere:  Real Time Strategy
Data di uscita: 20 gennaio 2016
Localizzazione: Audio in Inglese. Sottotitoli e interfaccia in italiano

Homeworld: Deserts of Kharak porta sul campo di battaglia, gli eventi risalenti a un secolo prima della trama originale. Kharak è un pianeta ormai morente, afflitto dalle continue guerre dei clan che lo abitano. Durante una spedizione intenta a identificare un oggetto chiamato Oggetto Jaraci o Anomalia Primaria, la squadra scompare nel deserto. Quattro anni dopo, la scienziata Rachel S’jet appartenente alla Coalizione del nord, guida una seconda spedizione e in questo contesto prenderà vita la campagna del gioco strutturata in tredici missioni. L’Anomalia Primaria è considerata l’unica possibilità per la salvezza degli abitanti del pianeta, che anno dopo anno vede aumentare il Grande Deserto e avvicinarsi a una fine inevitabile. Contro la Coalizione si opporrà il clan dei Gaalsien, un popolo succube di una religione dedita a una divinità contraria all’eventuale evacuazione del pianeta e per questo dedita a intralciare il recupero dell’artefatto. La trama ha diversi colpi di scena per chi non conosce gli eventi narrati nei capitoli precedenti della serie, presentando in ogni caso per tutti i giocatori, filmati e dialoghi davvero emozionanti.

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Dal punto di vista della giocabilità Homeworld: Deserts of Kharak si svolge sul pianeta deserto che da il nome al gioco, abbandonando la gestione della telecamera a 360 gradi disponibile nei primi capitoli della serie ambientati nello spazio. L’ambientazione è comunque resa egregiamente, comprese le animazioni dei mezzi e dei veicoli che con la cura dei minimi particolari, rendono il comparto grafico del gioco davvero spettacolare. Le nostre azioni partiranno dalla gestione di grosse portaerei terrestri, che saranno il fulcro della creazione delle truppe e della raccolta delle risorse, essenziali per portare a termine gli scontri contro la fazione avversaria. L’aspetto che questo titolo permette di ammirare dalle prime ore di gioco è la semplicità dei comandi. Il tutorial viene completato in circa quindici minuti di gioco e ci fornirà le conoscenze base per compiere movimenti e organizzare gli attacchi delle nostre truppe, mentre altre funzioni e abilità verranno presentate nel corso della campagna. Attenzione però a non confondere semplicità con banalità. La strategia necessaria ad affrontare lo stile di gioco è davvero ben realizzata e appassionante e aver permesso di sviluppare questo titolo agli stessi creatori della serie, si è dimostrata una mossa vincente ed essenziale per realizzare questo piccolo capolavoro nel genere degli RTS. Dal punto di vista puramente strategico le novità sono apportate dagli elementi naturali che compongono la location di gioco. Avremo quindi la possibilità di acquisire un vantaggio tattico posizionandoci sulle vette delle immense dune di sabbia e saremo bloccati nell’avanzamento della nostra base mobile davanti a circostanze estreme del Grande Deserto, che nella sua vastità e libertà, ci farà trovare spesso tra fuoco incrociato o accerchiati dai mezzi nemici. Oltre alla modalità campagna, avremo anche la possibilità di giocare partite multigiocatore o singoli eventi in schermaglia. In queste due modalità potremo scegliere quale delle due fazioni comandare, affidando la nostra scelta anche alle caratteristiche dei mezzi in possesso dai due schieramenti.

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Tra gli aspetti negativi sono presenti alcuni bug nella gestione delle ombre e alcuni mezzi risultano rimbalzare un po’ troppo tra le dune di Kharak e in multigiocatore e schermaglia, le opzioni sono piuttosto essenziali. In queste modalità ci viene data l’opportunità di scegliere se schierarci con la Coalizione oppure con il popolo dei Gaalsien. Infine abbiamo la possibilità di scegliere il colore principale e quello delle rifiniture dei veicoli e una tra le cinque mappe messe a disposizione dal gioco, per ambientare l’azione del nostro scontro. La possibilità di una campagna nei panni del popolo Gaalsien sarebbe risultata una scelta opzionale interessante, oltre a una maggiore possibilità di personalizzazione degli schieramenti. Preciso che questi aspetti non compromettono il risultato finale del titolo ma avrebbero solo diversificato e arricchito ulteriormente l’esperienza di gioco, che nella sola campagna occupa circa quindici ore del nostro tempo. Una considerazione più che positiva va interamente rivolta al comparto audio e alla colonna sonora. Il doppiaggio rimasto in lingua originale (l’interfaccia e i sottotitoli sono interamente in italiano), è in grado di emozionare e coinvolgere in maniera eccezionale sin dai primi dialoghi, mentre le musiche in game si adattano perfettamente alle circostanze di gioco, incalzando e adattandosi alle situazioni affrontate.

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Uno degli aspetti di questo titolo che può lasciare maggiormente delusi è la scarsa pubblicità fatta dal publisher texano, che compromette in parte il gioco online per la scarsità di utenze disponibili. E’ probabile che dopo il successo di molti First Personal Shooter, Gearbox non confidi molto nel successo del genere strategico che sopravvive solo grazie ai pc gamer. La speranza è che Homeworld: Deserts of Kharak possa dimostrare come gli RTS abbiano ancora molto da offrire e soprattutto come abbiano molti appassionati da appagare con titoli così ben realizzati.

 


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