Amplitude – Recensione

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Da Frequency ad Amplitude, la collaborazione che fra il 2001 ed il 2003 si stabilì fra Sony ed Harmonix sembrava fra le più rosee, data anche l’accoglienza che ricevettero ambedue i titoli su PlayStation 2. Eppure le cose andarono diversamente, e non solo la software house angloamericana non sviluppò più alcun gioco per conto del publisher giapponese, ma addirittura per questo remake di Amplitude dovette affidarsi a Kickstarter a seguito del diniego di Sony stessa, pur non potendo discostarsi dalle piattaforme PlayStation per motivi legati alla proprietà intellettuale. Inutile aggiungere che la campagna di raccolta di fondi si rivelò un successo, nonostante i tanti malumori generati nell’utenza per questa scelta impopolare di far finanziare il titolo ai giocatori, ed ecco perché oggi ci troviamo qui a parlare del piacevole ritorno di uno dei rhythm game più originali ed innovativi di sempre. Saprà colpire e sorprendere ancora dopo tanti anni?

Sviluppatore: Harmonix
Editore: Sony Computer Entertainment
Genere: Rhythm game
Distribuzione: solo digitale
Giocatori: da 1 a 4 offline
Localizzazione: testi in italiano

Un rhythm game atipico

Di certo la struttura di gioco di Amplitude si discosta da quelle dei classici rhythm game, partendo da un gameplay di base molto più immediato (ma non per questo privo di tecnicismi ai livelli più alti) e composto da soli 3 tasti (nel caso specifico i dorsali L1, R2 ed R1, ma è possibile cambiarli) i quali non aumenteranno mai di numero e vanno ovviamente premuti al momento giusto. La curiosità sta nel fatto che, invece di trovarci delle note che appaiono a schermo, saremo catapultati a bordo di una navicella e chiamati a completare dei percorsi suddivisi in varie corsie su piano, una o due per ogni elemento che compone il brano in questione: voce, basso, chitarra, batteria, sintonizzatore o tastiera. La sfida consiste nel fatto che, completata una sequenza di massimo 10 note, saremo costretti a spostarci di corsia e continuare la combo che avremo iniziato, trovandoci spesso a doverci adattare ad un ritmo differente cambiando strumento; proprio le combo, ovvero le sequenze di note consecutive che riusciremo a premere al momento giusto, saranno il fattore principale da tenere in considerazione per i nostri punteggi e per realizzare le agognate 3 stelle in ogni canzone: più alta sarà la sequenza, più aumenterà il moltiplicatore, il quale ci darà da 1 a 4 punti per ogni nota. Vi sono comunque sempre 3 checkpoint per ogni traccia, posti al 25%, al 50% ed al 75% di completamento, i quali permettono al giocatore di rifiatare e di riprendere la concentrazione, ma non interrompono le combo in corso. Ma allora il game over? E’ possibile fallire una canzone senza riuscire a terminarla? Certamente sì, ed anche questa è l’utilità dei punti di controllo intermedi: avremo infatti alla nostra sinistra una barra d’energia che calerà con i nostri errori e si ristabilirà proprio quando li raggiungeremo oppure riprendendo ad inanellare note in sequenza.
Un ultimo elemento da tenere in considerazione è la presenza di power up di vario tipo, i quali si possono ottenere completando le sequenze in cui compaiono e variano dal Clear, che permette di non perdere il moltiplicatore dopo un errore, al Flow, che permette di saltare lunghe fasi della canzone continuando a raccogliere punti, passando per il Sedate, che rallenta il ritmo per un breve termine, ed il Multiplier, che invece moltiplica il punteggio che si ottiene raccogliendo le note quando è attivo. Vi è inoltre un altro potenziamento, chiamato Disrupt, presente soltanto in multigiocatore e che ci permette di distorcere la corsia del nostro antagonista, in modo da confonderlo ed indurlo all’errore.

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Tutto qui?

Da un remake di un gioco del 2003, ci si aspetta giocoforza l’inclusione di tutti i contenuti originali e svariate aggiunte. Eppure la storia di Amplitude non è proprio così: se del numero e della tipologia di tracce presenti parleremo nel paragrafo successivo, l’assenza del multigiocatore online (presente all’epoca, fruibile con il famoso adattatore) e la presenza di due sole modalità non è molto stimolante per il giocatore. Oltre alla modalità Gioco libero, dove ovviamente potremo suonare qualsiasi brano a patto di averlo prima sbloccato e alla difficoltà da noi scelta, vi è soltanto la Carriera, suddivisa in 3 macroaree composte da 4 canzoni l’una con una traccia bonus per ognuna di esse, per un totale di 15. Per sbloccare queste ultime, sarà necessario racimolare almeno 10 stelle nelle 4 canzoni che compongono l’area in cui ci troviamo, non di certo un compito semplice alle difficoltà più elevate. In questa modalità non sarà possibile scegliere né ripetere i brani una volta portati a termine, e il nostro scopo finale sarà quello di risvegliare un cervello umano dal coma ristabilendone i tessuti nervosi attraverso la nostra musica. Un mero pretesto, ovviamente.
Il single player, purtroppo, si sostanzia in questo. Il resto viene soltanto dalla voglia del giocatore di migliorarsi continuamente e cercare di ottenere il massimo anche alle difficoltà più elevate. Tutto qui.
Il multigiocatore, invece, anche se solo offline, è di certo una bella iniezione di freschezza e, nel caso siate dotati di amici bravi nel genere, potrete divertirvi a sfidarvi e boicottarvi a vicenda, nel tentativo di spuntarla su di un massimo di altre 3 persone in split screen.
Una bella aggiunta in questa rivisitazione, invece, è la modalità FreQ: in essa gli sviluppatori hanno preso spunto dalle polemiche che suscitò all’epoca la scelta di passare dai tunnel ai percorsi su piano, perciò hanno ben pensato di introdurre questa caratteristica, attivabile dal menù opzioni una volta sbloccata, che permette di modificare le tracce in modo da giocarle come se avessimo a che fare con FreQuency invece che con Amplitude, cogliendo due piccioni con una fava.

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Giovani dentro

Amplitude è un gioco che di per sé gli anni li porta davvero bene, uno di quei giochi dal gameplay sempreverde che, portato a 60 fotogrammi al secondo, raggiunge il suo apice su PlayStation 4. Dal canto loro, Harmonix ha svolto un ottimo lavoro sia per quanto concerne la stabilità del frame rate, ma soprattutto nel ricreare da zero tutti i modelli, facendo sì che, per chi non fosse informato a dovere, il titolo sembrasse appartenere a questa generazione. Non si tratta di una mera riproposizione in alta definizione, ma di un rifacimento totale partendo dalle già solide basi di un brand iniziato nel 2003 e che purtroppo non ha avuto seguiti. Gli effetti di luce, i tanti colori a schermo ed una risoluzione a 1080p sono una gioia per gli occhi e ben si adattano a quello che è il genere preponderante della tracklist: la musica techno. Purtroppo, proprio da questo punto di vista vi sarebbe da ridire su alcune cose: innanzitutto il primo Amplitude aveva una colonna sonora più variegata, mentre qui possiamo trovare al massimo delle escursioni pop; in secondo luogo le sole 30 tracce presenti, fra ritorni, inedite ed alcune composte dai backers, non sono più tanto accettabili in un’epoca in cui i rhythm game ne presentano in media molte di più, e potrebbero venire a noia prima del dovuto. La qualità media di queste è comunque buona, con alcune in particolare come Perfect Brain, Crazy Ride, Astrosight o Phantoms che sono davvero piacevoli da ascoltare.
Ulteriore nota a favore è la brevità dei caricamenti, i quali non fanno assolutamente pesare l’eventualità di dover tornare indietro o ripetere un brano.

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Versione definitiva?

In sostanza non ci troviamo, purtroppo, dinanzi ad una versione definitiva di Amplitude, ma di certo ad un’edizione che farà felici i tanti che lo hanno giocato all’epoca e chiunque voglia dargli una chance per la prima volta. A patto che non si disprezzi la musica techno. Certamente l’assenza di un comparto online pesa su un gioco di questo tipo, e qualche modalità e canzone in più non avrebbe guastato. Un’ottima base per il futuro, in ogni caso.

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