Revenant – Redivivo – Recensione

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1823, North Dakota. Hugh Glass (Leonardo DiCaprio), assunto come guida in una spedizione americana per la raccolta di pelli animali, è coinvolto insieme alla sua squadra in un’imboscata di indiani Arikara. Decimati e costretti alla fuga, Hugh e i superstiti abbandonano il fiume Missouri per intraprendere un strada più lunga ma più sicura nell’entroterra. Attaccato da un grizzly inferocito mentre è lontano dal gruppo, viene ridotto in fin di vita, e assistito nell’agonia dai compagni John Fitzgerald (Tom Hardy) e Jim Bridger (Will Poulter). I due lo abbandoneranno al proprio destino dandolo per morto. Inizia la sopravvivenza.

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Tempo di Oscar. E quando si parla dell’agognata statuetta non si può pensare a chi non l’ha ancora vinta, Leonardo DiCaprio, e chi invece l’anno scorso ne ha portata a casa più di una con il suo rivoluzionario Birdman, ovvero Alejandro G. Iñárritu. Con Revenant – Redivivo inizia infatti un sodalizio tra l’attore ed il regista più in forma del momento, con Leo alla ricerca della spinta necessaria per arrivare finalmente alla consacrazione dell’Academy Award. Iñárritu, dal canto suo, si ritrova con un film difficile, spinoso, andato velocemente ed ampiamente fuori dal budget prestabilito e capace di incontrare enormi difficoltà per la straordinaria cura dei dettagli e delle riprese imposta dal messicano (solo a determinate ore del giorno per sfruttare determinate situazioni di luce).

Questo proprio perché Revenant è uno sforzo mastodontico di regia, fotografia e montaggio. Si inizia con una scena di guerra girata in piano sequenza d’azione da almeno 10 minuti. Un singolo take per girare un segmento coinvolgente che ci immerge in un campo di battaglia assolutamente realistico e dinamico. E’ dunque con un assaggio dello stile di Birdman che il regista messicano apre i 156 minuti della sua pellicola, salvo poi cominciare a concentrarsi, insieme al fidato connazionale Emmanuel Lubezki, sull’elemento centrale di Revenant, una fotografia mozzafiato che in passato era valsa a Lubezki sette nomination agli Oscar e due vittorie (con Gravity e Birdman nel 2013 e 2015). Scene di luce, di buio, transizioni, le scintille di un focolare, un albeggiante panorama innevato. Niente è fuori posto nella costruzione dell’aspetto fondamentale della pellicola, fondamentale perché Revenant prima di essere un drammatico film d’avventura è un’opera naturalistica. Ciò che domina le prime due ore di pellicola è una fortissima componente “ambientale”: regna il silenzio, interrotto solo saltuariamente da spari, crepitii, neve, tempesta. La natura è silenziosa, ma nel suo tacere mostra una brutalità fuori dal comune quando l’aspetto principale diviene la sopravvivenza. Attraverso il grande schermo Iñárritu è capace di far arrivare tutte le sensazioni allo spettatore, sia quelle del protagonista che quelle dell’ambiente che lo circonda. Sentiamo ogni particolare della sofferenza di Hugh Glass ogni volta che il suo alito appanna lo schermo o ogni volta che le sue grida di sofferenza rimbombano tra la foresta. Se a questo naturalistico silenzio aggiungete la mai invadente ma calzante colonna sonora, forse riuscirete in parte a comprendere l’atmosfera ricreata.

All’interno di questo sfondo (quasi protagonista stesso dell’opera) si muove l’ottima interpretazione di Leonardo DiCaprio che, per almeno un paio d’ore, mette da parte le parole e costruisce una prestazione basata su una presenza scenica eccezionale. L’attore californiano riempie i vuoti con un’interpretazione estremamente “fisica” del ruolo, mostrando gli aspetti più bassi della sopravvivenza, necessari per placare i bisogni e gli istinti primordiali. Malgrado l’estrema cura, manca forse un po’ di caratterizzazione del personaggio, che rimane ancorata al “tradito vendicativo” del più classico dei canoni. Caratterizzazione che invece non manca affatto ad un favoloso villain come Tom Hardy, capace di estrinsecare ogni forma di infamità e di scorrettezza, giustificata da una filosofia molto “pane e cinismo”. Hardy si cattura l’odio della platea, rendendo le sue vicende tanto interessanti quanto quelle parallele dell’abbandonato DiCaprio, sempre convincente ma mai così tanto da far gridare all’eccezionalità (e all’Oscar, sicuramente più meritato in altri ruoli e circostanze). A ciò concorre forse anche una sceneggiatura piuttosto lineare e convenzionale che, dopo una partenza lampo, si adegua su ritmi blandi indirizzando la lunga fase intermedia verso un finale sì auspicabile, ma prevedibile.

Revenant – Redivivo è dunque la summa di molte componenti. Esso spazia dalla brutalità della natura e della sopravvivenza stessa alla crudeltà umana, passando per la sofferenza più pura e la sanguinaria vendetta, il tutto condito da una forte dose di misticismo ed esistenzialismo. Ciò che rende grande questo film non è la presenza di due straordinari attori, ma una regia meravigliosa, mai invasiva ma capace di permeare tutto il film nel suo vincente connubio con una fotografia minuziosa, dettagliata sia nelle macro e nei piccoli particolari, sia nei vasti panorami che le location hanno offerto. Forse quello che è mancato al “redivivo” DiCaprio è compensato dal sempre presente e convincente Iñárritu, testimonianza che per presentare al meglio la qualità di un contenuto, c’è bisogno di un altrettanto valido contenitore.

 

Scheda film

Titolo: Revenant – Redivivo
Regia: Alejandro G. Iñárritu
Sceneggiatura: Alejandro González Iñárritu, Mark L. Smith
Cast :  Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Will Poulter, Domhnall Gleeson, Lukas Haas, Brendan Fletcher
Genere: Avventura, Drammatico
Durata: 156′
Produzione: New Regency Productions, RatPac Entertainment
Distribuzione: 20th Century Fox Italia
Nazione: USA
Uscita: 16/1/15

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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