Terraria (3DS) – Recensione

Ci sono videogiochi che grazie alla loro carica innovatrice riescono a superare i confini normalmente dettati dai canoni tecnici più in voga nel momento della loro pubblicazione. Produzioni senza età che, vuoi per una scelta stilistica particolare o per un’implementazione ludica talmente basilare da superare la dura prova del passare delle stagioni, sono in grado di superare indenni la prova delle riproposizioni “ad infinitum”, ogni qualvolta riescano a rinascere sotto la luce di hardware differenti. Se Tetris, Worms o Lemmings rimarranno fondamentalmente sempre gli stessi, qualsiasi sia la loro forma, anche i più recenti sandbox sullo stile di Minecraft potranno vantare una destino similare, poiché non importa quanti colori possa visualizzare il display della console portatile o fissa su cui arriveranno, o se lo stesso hardware potrà vantare una potenza di calcolo tale da riuscire a muovere “Toy Story in real-time” (cit.), quella determinata produzione non perderà mai il suo fascino. E questa è, in sostanza, la storia di Terraria, il titolo Re-Logic proposto già passato su display di smartphone e PS Vita torna anche su Nintendo 3DS. Anche in questo caso si può parlare di successo assicurato?

Sviluppatore: Re-Logic
Editore: 505 games
Genere: Sandox/Adventure
Giocatori: 1-4 (multiplayer locale)
Piattaforme: 3DS
Localizzazione: Testi in italiano

Arriviamo quindi ad oggi, ai circa 500 blocchi dell’edizione 3DS di Terraria e al suo approdare su console Nintendo, non esattamente senza problemi. Perché se è vero che le aspirazioni Minecraftose del sandbox bidimensionali sono evidenti tanto quanto è evidente fin da subito il potenziale di questo abbinamento stilistico e ludico (la pixelart accompagnata a una meccanica gameplay relativamente in voga è un vero e proprio matrimonio di passato e presente che qualsiasi giocatore della vecchia guardia non farà a meno di apprezzare), è anche vero che sapere di trovarsi di fronte a un’edizione “redux” di un prodotto rintracciabile su altre piattaforme a prezzo inferiore potrebbe far storcere il naso.

Ad esempio la gradevole struttura adventure che culmina in un platforming bidimensionale molto basilare è limitata da una grandezza del mondo significativamente inferiore a quella conosciuta su altre piattaforme, anche più ridotta del mondo più “piccolo” ricreabile su PC. Questo dato è tuttavia da leggere contestualizzandolo: non si tratta di un vero e proprio problema, poiché normalmente la mappa di gioco – tutta rigorosamente esplorabile su asse orizzontale, verso sinistra o verso destra – è davvero gigantesca. Non si corre nemmeno il pericolo di non fare la conoscenza della proverbiale varietà di ambienti normalmente presenti in Terraria, poiché tutti i tipi di clima fanno capolino semplicemente con un’estensione territoriale più ridotta, garantendo così a sua volta la possibilità di utilizzare per il crafting tutte le risorse (e, credetemi, sono tante) dell’edizione originale. Il problema vero è un altro in realtà e si riconosce molto semplicemente nella mancanza di qualsivoglia modalità in rete. Un autogol clamorosissimo, perché se non fosse proprio per questa caratteristica, nemmeno il gioiellino di Mojang avrebbe potuto godere della viralità a cui tantissime produzioni ambiscono, in campo indie o meno.

Un’impossibilità di gioco online che deve fare i conti con un multiplayer concepito solo localmente e con persone a loro volta dotate del software, fino ad un tetto massimo di 4 giocatori nello stesso mondo di gioco. Male, anzi malissimo, considerando anche come l’avventura in solitaria si proponga spesso come una specie di campo di concentramento in cui i lavori forzati sono rappresentati dalla necessità patologica di dedicarsi al loot e al crafting delle risorse naturali – rigorosamente raccolte dedicando ore a ore a scavare sottoterra, ad esempio – o a dovere fronteggiare dei nemici , nella migliore delle ipotesi, grandi almeno la metà dello schermo superiore, e quindi difficilmente affrontabili senza riportare danni.

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Addirittura alcune delle possibilità ludiche raggiunte dalle edizioni di Terraria su altre piattaforme mancano clamorosamente all’adunata degli appassionati su console Nintendo, come la possibilità di tingere i vestiti. Un problema, questo, che può essere facilmente risolto con aggiornamenti del caso che quasi sicuramente non mancheranno di arrivare nei prossimi giorni, ma che al lancio del titolo su console portatile – oltretutto qui privata di qualsivoglia stereoscopia – lascia l’amaro in bocca.

Specie quando si pensa che formalmente la trasposizione del gioco su handheld a due schermi è non solo molto rispettosa dell’opera originale, ma è anche dotata di una mappatura dei comandi e di un’indovinata rilettura del construction mode attivabile su touch screen inferiore che fa di Terraria un prodotto paradossalmente perfetto per questo antiquato – ormai è innegabile! – pezzo d’hardware, oltretutto sposando anche le funzionalità uniche offerte dai tasti supplementari di New Nintendo 3DS e dal suo hardware un pelo più performante. Differenze accessorie, è vero, ma che tornano gradite.

Forse, però, lo scotto più grande sofferto da questa produzione è rappresentato dalla pubblicazione tardiva. Chi voleva provare Terraria se l’è già scofanato a dovere su home console, mobile, portatile Sony o molto più semplicemente su PC, dove il titolo re-logic è ormai acquistabile a prezzi davvero insignificanti nella sua edizione “larger than life”.


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